La demenza si previene con una dieta varia

Uno studio italiano dell’Istituto Mario Negri dimostra un nesso tra alimentazione e demenza. Conta seguire una dieta come la mediterranea ma soprattutto una dieta varia. Spesso gli anziani mangiano poche cose e sempre le stesse, un errore

L’alimentazione può ridurre il rischio di demenza, soprattutto nei pazienti cosiddetti “grandi anziani”, cioè over 70 e soprattutto over 80. A mostrarlo sono i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e dell’Italian Institute For Planetary Health (IIPH), in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano.

Dalla ricerca emergono i benefici di un certo tipo di dieta e in particolare di quella Mediterranea nel contrasto alla demenza, che rappresenta una delle patologie più diffuse e delicate da gestire in terza età.

Invecchiamento, alimentazione e demenza

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Nutrition, si è concentrato sul nesso tra un certo tipo di alimentazione e la demenza senile, analizzando sia in pazienti affetti da questa patologia (1.390), sia in un campione di persone non ammalate (512), seguite nell’arco di 12 anni, tra il 2005 e il 2017, proprio per verificare l’eventuale insorgenza dalla patologia.  

«Abbiamo constatato che i soggetti che mangiavano in modo più vario e in quantità maggiori, ma sempre nella norma, avevano meno probabilità di andare incontro a demenza senile in età avanzata. Siamo partiti da una popolazione di over 80, arrivando però anche a persone centenarie, perché si tratta di una patologia tipicamente senile. Il motivo della minor incidenza della demenza nei soggetti con una dieta come quella mediterranea, in linea generale sta nel fatto che potevano disporre di un’alimentazione migliore sia in termini quantitativi (in modo da evitare carenze nutrizionali), sia in termini qualitativi» spiega Mauro Tettamanti, epidemiologi ricercatore dell’Istituto Mario Negri.

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Il cervello ha bisogno di una dieta varia

«Il cervello è un organo con un'elevata attività metabolica e un intenso utilizzo di nutrienti e altri composti che introduciamo attraverso la dieta, e che sono necessari per il suo normale funzionamento. L’adeguatezza e la varietà dell’alimentazione è un importante aspetto da considerare soprattutto nel caso dell’anziano, che tende spesso a seguire diete monotone e poco ricche dei componenti nutrizionali chiave per un buon funzionamento cerebrale» chiarisce Patrizia Riso, professoressa presso il Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano, che ha collaborato alla ricerca.

«I processi che sono alla base dell’invecchiamento cerebrale sono complessi – prosegue l’esperta - e tra i fattori identificati che potrebbero essere in qualche modo modulati dall’alimentazione vi sono un flusso sanguigno ridotto, la disfunzione mitocondriale dovuta a stress ossidativo e il processo infiammatorio (definito anche inflammaging)».

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Fagioli, alimento prezioso

I vantaggi di una dieta varia e in particolare di quella Mediterranea sono noti da tempo. Ma una novità che è emersa dallo studio, ad esempio, ha sottolineato l’importanza di alcuni cibi come i fagioli, nel contrasto alla demenza: «È sempre difficile stabilire se i benefici siano da attribuire a un singolo componente della dieta o al suo insieme. Lo studio, però, ha evidenziato per esempio l’effetto protettivo dei legumi nel contrastare l’insorgenza della demenza, perché ricchi di fibre, proteine e alcuni tipi di vitamine» prosegue Tettamanti.

Latticini, carne e alcol da moderare

Ma perché la Dieta Mediterranea sarebbe utile non solo come stile di vita salutare, ma in particolare nei confronti della demenza? «Il modello alimentare Mediterraneo è caratterizzato da un elevato consumo di cereali non raffinati, frutta, verdura, legumi e olio d'oliva, un moderato consumo di latticini e alcol e un basso consumo di carne. Questo permette un equilibrio nell’introduzione dei vari nutrienti e micronutrienti. Gli studi disponibili evidenziano che l'assunzione di acidi grassi insaturi, le vitamine C, E, B12, folati ma anche il consumo di composti bioattivi della dieta (es. carotenoidi e polifenoli) sia inversamente correlata a migliori performance cognitive» spiega Riso. Da qui gli effetti positivi nel contrasto all’invecchiamento cerebrale, alla base anche della demenza senile.

Il cibo non cura ma previene

La demenza non può essere “curata” con la sola attenzione all’alimentazione, ma la ricerca mostra gli effetti positivi in termini di prevenzione di una patologia sempre più diffusa nei grandi anziani: «Alla fine della Seconda Guerra mondiale c’erano appena 100 ultracentenari in Italia. Oggi sono 15mila, è un cambiamento epocale e dobbiamo tenerne conto perché, ad esempio, la demenza è presente in oltre il 50% di questa fascia d’età - spiega Tettamanti – Quello che abbiamo visto con lo studio è che si mangia bene, in modo vario ed equilibrato come previsto dalla dieta Mediterranea, si può ritardare l’eventuale comparsa della demenza».

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Non è mai troppo tardi per cambiare stile alimentare

«Certamente la Dieta Mediterranea è riconosciuta per la capacità di ridurre l’insorgenza di numerose malattie croniche incluse quelle cognitive. Per questo motivo dovrebbe essere il modello elettivo in ogni fase della vita. Tuttavia diversi studi suggeriscono che modificare il proprio modello alimentare verso uno mediterraneo sia efficace anche in età più avanzata» conferma l’esperta nutrizionista.

Future terapie, anche alimentari?

L’importanza dello studio non si ferma qui. Il fatto di aver trovato un nesso tra alimentazione e demenza porta gli esperti a ipotizzare nuovi scenari, in particolare all’ipotesi di mettere a punto strategie di cura che tengano conto anche dell’alimentazione. Non a caso le ricerche proseguono: in particolare, partendo dall’analisi dei dati riportati dai pazienti e dai loro caregiver, si procede ora con «questionari ad hoc, con l’analisi dei campioni biologici delle stesse persone, al fine di capire i determinanti genetici, metabolici e biochimici di malattia che possono essere influenzati dalla dieta in questa popolazione di grandi anziani» come spiegato da Carlotta Franchi, farmacologa dell’Istituto Mario Negri e responsabile scientifica di IIPH per le attività legate al Mario Negri.

«La ricerca in questo ambito è ancora molto limitata per poter parlare di valenza curativa anche se non escludo che ci potrebbero essere importanti risultati in futuro - spiega Riso – Ciò è valido soprattutto se si investirà sempre di più nella ricerca sull’importante ruolo dell’alimentazione nella prevenzione, ma anche mitigazione degli effetti di alcune malattie multifattoriali come le demenze».

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