E se smettessimo di inginocchiarci a caso?

L'editoriale della direttrice Annalisa Monfreda

Mi riferisco all’episodio, ormai datato, di una metà della nostra Nazionale di calcio che, all’inizio della partita contro il Galles, non si è inginocchiata come l’altra metà e come l’intera squadra avversaria, a sostegno del movimento Black Lives Matter contro il razzismo. La tempesta di ingiurie vomitate sugli azzurri impalati si è presto esaurita, grazie ai successi calcistici e alla simpatia di una squadra che si presenta come modello edificante di amicizia pur nella competizione. Ma l’episodio è stato archiviato come “cattiva figura”, tanto che dopo si è stabilito il principio, piuttosto opinabile: o tutti giù o tutti su.

Non sapremo mai, credo, se i calciatori siano rimasti in piedi per disaccordo con la causa, circostanza piuttosto improbabile, visto che nessuno di loro si è mai reso protagonista di gesti, atti o espressioni di razzismo. Oppure se lo abbiano fatto in quanto colti di sorpresa da un gesto o da una battaglia civile di cui non erano sufficientemente edotti. Questa seconda versione, inutile dirlo, è la mia preferita. Ed è quella che prendo per buona.

Conoscere a fondo ciò per cui ci si inginocchia, è la strada più difficile perché sposa la complessità. Ma poco si addice ai tempi che abitiamo. Me ne accorgo dagli occhi di chi mi blocca per strada, chiedendomi una firma sotto una petizione, occhi che si riempiono di biasimo quando quella firma puntualmente la rifiuto, perché non ne so abbastanza di quella causa e di certo non ne saprò di più ascoltando anche per mezzora un’unica campana, la sua. Me ne accorgo dagli occhi di mia figlia, sorpresi e forse anche un po’ delusi per il fatto che non condanni istantaneamente il Vaticano per la sua ingerenza sul Ddl Zan. Se non lo faccio, è perché quell’ingerenza mi ha fatto riflettere su un aspetto del testo di legge a cui non mi ero ancora sufficientemente dedicata. Ha stimolato nella mia testa la complessità. A questo serve il dibattito, a questo servono le posizioni discordanti. A questo serve prendersi il tempo per leggere, studiare, analizzare.

Ci vuole coraggio a non inginocchiarsi perché non ci si sente dentro una battaglia, sia pur riconosciuta come giusta. E nonostante la maggioranza abbia deciso di farlo. Ma è proprio scegliendo di non inginocchiarsi a caso, che si dà valore a chi compie quel gesto con consapevolezza piena.

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