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Ciao Chiara, mi chiamo Michela e ho 37 anni. Ho chiuso da poco una relazione con un tipo che mi piaceva tanto, ma che era alla sua prima storia. Era, come lo definisco io, un ragazzo “copertina e pantofole”. Pur essendo stati in- sieme circa 6 mesi, non siamo riusciti a conoscerci. Io sapevo qualcosa di lui, perché mi interessavo alla sua vita, lui nulla di me. Una volta gli ho chiesto se sapeva quale fosse il mio colore preferito, oppure la mia pizza preferita… Ma niente! Abitando a una quarantina di chilometri l’uno dall’altra, non ci vedevamo pratica- mente mai. Ci incontravamo a metà strada: un paio di ore al sabato e un paio di ore la domenica pomeriggio. In quelle circostanze, quasi sempre, lui dormiva, nel vero senso della parola. Adesso ci sentiamo, mi scrive che mi ama. Gli avevo proposto di andare a vivere assieme, per poterci vedere e conoscere, ma la sua risposta, che era stata positiva, inizialmente, è diventata negativa dopo che i suoi gli hanno detto che non volevano. Cosa faccio? Molti mi dicono di riprovarci, perché è alla sua prima storia, ma ho paura che le cose non cambino. Io voglio da lui una spontaneità che non ha.

Michela

Mia cara Michela, sono frastornata dal contrasto che c’è fra la lucidità con cui mi descrivi una situazione evidentemente irrecupe- rabile e il dubbio che poi ti assale. «Cosa faccio?» mi chiedi. Michela, io credo sinceramente che tu abbia già fatto quello che dovevi. E ti sei fatta un regalo chiudendo questa storia. Non ti resta, adesso, che guardare avanti, in cerca di qualcuno che ti divori di domande, che resti sveglio per guardarti dormire, che voglia tuffarsi nella tua vita per conoscerne ogni anfratto. Qualcuno, soprat- tutto, che non abbia bisogno di chiedere a mamma&papà il permesso di andare a vivere con la donna che ama. C’è una piccola poesia di Patrizia Cavalli che dice: «Io qui. Tu là. Tu lì. Io qua». Alcune distanze sono incolmabili, e certe volte non si tratta di una questione di chilometri.

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