Sono trascorsi 70 anni da quel giorno che cambiò la storia dell’Italia. Sono trascorsi 70 anni da quel 2 giugno 1946 che vide per la prima volta tutte le donne italiane che votarono alle elezioni.

Repubblica o Monarchia? Questa la domanda di fronte alla quale si trovarono quasi 13 milioni di donne di diversa estrazione sociale e culturale, tutte felici di prendere parte al primo referendum istituzionale. “Sentivo quell’alito di italianità liberale”.


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Alberta Levi


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Carla Vasio


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Maria Carolina Visconti



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Rosa L’Abbate



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Marisa Rodano


Le donne che votarono il 2 giugno 1946: Alberta Levi

La rammenta così quella domenica Alberta Levi che, oggi, ha 96 anni, vive a Napoli e porta ancora con sé il ricordo delle leggi razziali: “È stata una grande emozione come donna e come ebrea. Anche per l’apertura mentale di mio marito, che non ho mai sentito come padre-padrone o marito-padrone”. Alberta scelse la Repubblica come Carla Vasio, classe 1923, scrittrice e poetessa, che individua in quel voto il riconoscimento del “diritto all’autonomia di pensiero e di cultura”.

Maria Carolina Visconti

Stessa opzione per Maria Carolina Visconti, una delle prime psicoterapeute in Italia, che si aspettava “una maggiore giustizia, un maggiore aiuto ai bisognosi, una maggiore socialità” dalla vincita della Repubblica.

Rosa L’Abbate

Come lei Rosa L’Abbate, pugliese e bracciante: “Io avevo la testa buona per studiare, la maestra mi metteva al secondo banco perché ero brava e mio padre mi ha tolto dalla scuola perché dovevo lavare i panni. Quelli erano i tempi in cui si lavorava”. Proprio per questo Rosa scelse la Repubblica, perché “ho votato sempre per le persone che faticano”.

Le donne che votarono il 2 giugno 1946: Anita De Giacomi

Ma tra di loro qualcuno votò per la Monarchia, come Anita De Giacomi, 101 anni, romana: “Ho votato Monarchia perché mi piaceva e mi piaceva molto il re; pensavo facesse cose giuste e invece tante volte ha sbagliato pure lui, a dire la verità. E allora, vabbé, quello che è venuto è venuto… Chi se ne intendeva prima di queste cose! Era una cosa nuova per noi. Non lo so se mio marito era contento o scontento ma per lui qualsiasi cosa facevo io andava bene. Andavamo molto d’accordo”. Nonostante la sua veneranda età, lo ricorda molto bene quel giorno: “Mi alzai presto, perché bisognava andare anche alle 5 a prendere il posto in fila a votare. Sono andata da sola perché mio marito lavorava. Era la prima volta non sapevo se facevo bene o facevo male. Andai giù, c’era una fila enorme, mi misi in fila e aspettai il mio turno. Donne ce n’erano parecchie perché per tutte era una cosa nuova e tutte volevano provarla e io stavo con quelle!”.

Milena Rubino

Con loro anche Milena Rubino che avrebbe voluto frequentare l’Università, ma dopo il Liceo Scientifico, ha dovuto lasciare per ragioni economiche: “Per una donna è importantissimo studiare. La donna che ha studiato è tutta un’altra cosa. Riesce a imporsi anche al più dragone dei capoufficio”. Milena, di mamma romagnola, nonostante gli zii monarchici votò la Repubblica: “Mio zio era calligrafo ufficiale della Casa Reale. Dicevano: “Bisogna votare per il re”. Noi eravamo giovani, più esperti di loro, abbiamo votato per la Repubblica. Fu una tragedia in famiglia. Ma il re aveva dato pieni poteri al duce, perciò a noi non ci stava bene. Il Fascismo aveva dato un po’ di importanza alle donne, ma era una apparenza di importanza. La maggior parte delle donne ha vgsotato Repubblica. Era importantissimo che le donne andassero a votare. Mi sono sentita davvero orgogliosa di aver votato per la Repubblica”.

Loro sono alcune delle dieci protagoniste della miniserie “Le ragazze del ’46”, prodotta da Pesci Combattenti, in onda su RaiTre dal 30 maggio al 3 giugno, alle 20.10: donne diverse per ceto, città e background che, nel loro piccolo, furono protagoniste di un fatto storico, come Marisa Rodano, classe 1921, che divenne anche la prima donna in Italia eletta vice presidente della Camera dei Deputati.