Marinella Graziani che aiuta le mamme e i bambini in difficoltà raccontata da Alessandra Appiano

«Marinella è la fondatrice di Sogno di bimbi, un centro d’accoglienza a Milano per bimbi e mamme in difficoltà. Donna moderna per antonomasia perché ha avuto il coraggio di cambiare vita, inseguendo un sogno di altruismo con grande tenacia.

Marinella Graziani era una business woman. Dopo la morte del marito, sente il bisogno di cambiare vita.

Si iscrive alla Università del volontariato e fa un lungo tirocinio di anni al San Raffaele nel reparto Pediatria prima infanzia. Dove tocca con mano la realtà disagiata di tanti bambini: per esempio i rumeni (allora la Romania non faceva ancora parte dell’Unione europea) che dormivano al gelo, in macchina, in case semidiroccate perché figli di famiglie clandestine.

Marinella decide di agire. Con l’aiuto di un gruppo di volontarie ospedaliere inizia nel modo più semplice, nel 2003, mettendo a disposizione un appartamento di sua proprietà.

Poi, via via, senza nessuna sovvenzione pubblica ma guidata da un’energia invincibile e con il sostegno di privati, volontari e aziende, fa crescere il centro fino a farlo diventare quello che oggi è a Milano, in Via Emo 8. Seicento metri quadri attrezzati alla perfezione (c’è anche l’ambulatorio medico), dove bimbi di tutte le razze, da 12 a 36 mesi, possono giocare, imparare, mangiare sano, avvalersi dell’aiuto di specialisti (tra cui un odontoiatra, un pediatra e una psicologa, tutti volontari). Un luogo magicamente risolutivo, perché permette a genitori in difficoltà di andare al lavoro e lasciare i propri piccoli al sicuro, ben protetti e guidati.

Ora però Marinella Graziani ha di fronte a sé un nuovo, grande ostacolo. Lo sfratto, che a luglio sarà esecutivo. Per questo, nel raccontare la sua storia, chiedo a tutti di mobilitarsi affinché il comune di Milano consideri una priorità sociale trovare una nuova locazione (gratuita) a Sogno di bimbi. Basta poco: condividere l’hashtag #majorinosalvacitu e fare un sano passaparola».

Foto di Lorenzo De Simone/Mondadori Portfolio


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Aldo Nove, Alessandra Appiano, Michela Murgia, Roberto Moliterni, Valeria Di Napoli


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Roberto Moliterni


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Valeria Di Napoli


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Valeria Di Napoli


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Aldo Nove, Annalisa Monfreda


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Aldo Nove


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Il pubblico a DM Lab


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Michela Murgia


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Michela Murgia

Sonia la cinese raccontata da Roberto Moliterni

«Nell’ambiente dello spettacolo gira una battuta: ”Non sei famoso veramente finché non hai una foto con Sonia”. Dalla Carrà a Sorrentino, da Giorgio Albertazzi a Francesco Piccolo a Nanni Moretti tutti hanno mangiato almeno una volta nel ristorante romano di Sonia, la cinese più famosa di Roma.

Sonia viene invitata spesso nei programmi tv di cucina come La prova del cuoco, ed è una delle protagoniste del documentario Strane straniere di Elisa Amoruso, appena presentato al Festival di Roma. 

“Le prime parole che ho imparato in italiano sono: involtino primavera. Non sapevo da dove cominciare e sono partita dal menù” racconta. Sonia, nome italiano di Zhou Fenxia, è arrivata in Italia nel ’91, per fare la cameriera in un ristorante di famiglia dove già lavorava suo marito. Un matrimonio combinato, all’epoca funzionava così. Poi gli zii hanno deciso di vendere e lei e suo marito hanno deciso di comprare il locale.

Sonia ha voluto distinguersi, ha scelto una cucina nuova, con ingredienti freschi, ma anche prezzi popolari. Ha convinto un bravissimo cuoco cinese a lavorare per lei. Tra i suoi piatti più famosi il “riso cinque aromi e gamberi”, nato per caso, una sera. Un cantante d’opera cinese aveva superato un provino e, per festeggiare, voleva un piatto mai provato prima.

Sonia è segnalata dalla guida del Gambero Rosso. E consigliata da tanti clienti famosi. Che sono diventati amici, come Paolo Sorrentino che passa a salutarla tutte le volte che va a spasso col cane».

Lorena, una donna normale (e felice) raccontata da Pulsatilla.

«Lorena ha 36 anni, è sposata con Massimo, insegnante di educazione fisica, ha due figli di 3 e 6 anni, un altro bambino in arrivo, un gatto. Vive a Roma in un appartamento modesto. Non è brontolona, né ansiosa, né scapestrata.

Lorena è la donna di cui voglio parlare perché, nonostante non ci sia nulla di appariscente nella sua vita, è di gran lunga la donna più felice che conosco. E non perché ha avuto il coraggio di fare una vita semplice, ma perché ha avuto la saggezza di fare la vita che voleva fare, senza farsi ammaliare da sirene stonanti.

Mi hanno insegnato che essere liberi non significa “fare ciò che si vuole” ma “volere ciò che si fa”: Lorena è la donna più libera che conosco, perché fa esattamente ciò che vuole senza bisogno di un pubblico che la applauda per farla sentire a posto.  

Lorena è una madre dolce e paziente, che non vive i propri figli come una minorazione e nemmeno come il banco di prova su cui dimostrare qualcosa a se stessa o a qualcuno. Li ama e basta. Li ama come ama suo marito, il suo gatto, i suoi amici, i suoi genitori, sua sorella, le piante sul suo balcone e tutte le persone che incontra per strada.

Lorena ama incondizionatamente suo marito, lo serve senza essere servile, lo sostiene senza essere sottomessa, e vive la sua condizione di casalinga senza avvertirla come un ripiego. Riceve da Massimo tutti i soldi necessari per mandare avanti la casa e non si sente mai succube o sottoposta, perché sa di essere un pilastro essenziale intorno al quale ruota la vita di tutta la famiglia. I suoi bambini sono molto allegri e quieti perché sentono che la loro mamma ha un cuore solido, e che mentre sta con loro non vorrebbe stare da nessuna altra parte.

Voglio parlare di lei perché oggi sembra che per essere una grande donna si debba essere per forza Hillary Clinton, Erika Jong o Madre Teresa di Calcutta. Tutti vogliono essere qualcuno. Questa donna ha fatto una scelta coraggiosa, è semplicemente se stessa. E nessuno potrebbe fare Lorena bene come Lorena, perché Lorena è unica. Tutte siamo uniche, pertanto il compito a cui è chiamata ciascuna di noi è trovare il proprio posto e il proprio ruolo e la propria felice unicità».

Mia Martini l’artista uccisa dalla cattiveria raccontata da Aldo Nove

«Più di 40 anni fa ero un bambino, avevo un giradischi di plastica e due 45 giri che ascoltavo sempre. Uno era del neo premio Nobel per la letteratura Bob Dylan, l’altro era “Piccolo uomo” di Mia Martini.

Mia Martini è stata un’artista straordinaria ed è stata uccisa dalla cattiveria. Su di lei ho scritto un libro, intitolato “Mi chiamo…”, dove racconto come abbia pagato carissimo il fatto di essere, con Mina, la cantante italiana più brava.

E’ proprio per invidia nei suoi confronti che il mondo dello spettacolo ha cominciato a parlarne come iettatrice.

Voci spietate, per spiegare le quali basta un esempio. Mia era con Gianna Bigazzi, la moglie di Giancarlo autore di tante canzoni, all’Isola d’Elba. Insieme decidono di andare a cena in un ristorante, entrano e ci sono molti tavoli liberi. Chiedono di sedersi ma i camerieri le respingono. Spiegano che la presenza di Mia Martini non è gradita agli altri commensali.

E’ stata tutta così la vita di questa meravigliosa interprete, colpita da una cattiveria che l’ha portata all’esasperazione. La sua morte, provocata dall’ingestione di alcool e psicofarmaci, non è stata determinata dalla volontà di uccidersi ma dal suo “non farcela più”.

Il calvario che ha dovuto subire è stato sconvolgente, fino a quando qualcosa si è rotto. Per me e per tutti resta indimenticabile».

Mariateresa, la vincitrice dimenticata dello Strega raccontata da Michela Murgia

«Mariateresa di Lascia è stata una grande donna, su cui però è sceso il silenzio.

Nata nel 1954 in Puglia, da ragazza si è trasferita a Roma dove si è impegnata in politica e nel 1982 è diventata vice segretario del Partito Radicale (con Marco Pannella segretario).

Ha fondato l’associazione Nessuno tocchi Caino contro la pena di morte, ha diretto il giornale dei radicali, si è battuta per moltissime campagne civili, a partire da quella per i diritti dei carcerati o quella, condotta insieme ad Adriano Sofri, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla guerra nei Balcani.

Tra tante cose, ha scritto anche un romanzo eccezionale che si intitola “Passaggio in ombra”. Un testo così importante da vincere il premio Strega nel 1995. Mariateresa quel premio lo ha vinto postumo perché, appena quarantenne, è morta nel 1994 per un tumore.

Il libro è davvero magnifico, ed è stato appena ripubblicato da Feltrinelli dopo essere finito per anni fuori catalogo.

Ma il nome di Mariateresa di Lascia continua a essere sconosciuto ai più.

E io mi chiedo: su un uomo sarebbe sceso lo stesso oblio? E’ la domanda che mi pongo ed è da questo che nasce il mio impegno a ricordare a tutti chi fosse Mariateresa, e quanto sia importante leggere il suo “Passaggio in ombra”».