Pornografia femminile: per qualcuno è un ossimoro

I film (ma anche le riviste o i fumetti) che rappresentano la sessualità in modo esplicito, con lo scopo di provocare eccitazione, sono sempre stati destinati agli uomini. Alle donne, si è sempre detto, non interessano.

Al maschio piace vedere l’atto sessuale, noi preferiamo immaginarlo: il nostro territorio più naturale è la letteratura, e lì in effetti sta andando il mercato, specie dopo il successo planetario di Cinquanta sfumature di grigio.

Le italiane vanno alla carica

In realtà, se si varcano i confini italiani, si scoprono molte realtà già consolidate. In Olanda c’è un canale tivù (Dusk) che trasmette film a luci rosse diretti alle donne. In Svezia, nel 2009, 13 registe hanno realizzato altrettanti film decisamente hard (Dirty Diaries) grazie a finanziamenti statali. In Canada dal 2006 esiste un festival dedicato al porno femminile (il “Feminist Porn Award”).

Ma perfino da noi qualcosa si muove: al recente Milano Film Festival, per esempio, hanno riscosso un grande successo di pubblico (per lo più femminile) i cortometraggi Queen Kong, di Monica Stambrini, e Insight, di Lidia Ravviso e Slavina, artiste del collettivo “Le Ragazze del Porno” che, sull’esempio delle colleghe svedesi, realizzano film vietati ai minori.


La sessualità non ha cliché

Via libera al cinema hard destinato alle donne, dunque? Non esattamente. Chi immagina una versione soft, magari romanticheggiante, dei classici porno è fuori strada. «Il nostro obiettivo non è realizzare film per le donne» chiarisce Stambrini. «Noi usiamo il linguaggio del porno, cioè raccontiamo la sessualità senza censure, ma in modo del tutto libero e personale. I nostri sono prodotti di qualità, a budget abbastanza alto, e hanno contenuti molto variabili, lontani dai canovacci prevedibili dei film hard, e difficili da classificare. Il mio film, per esempio, è contaminato con il genere horror».

Il risultato dell’ingresso delle registe donne nel porno è cioè un genere nuovo, libero da moralismi ma anche dai cliché dei film in commercio, che introduce elementi finora estranei alla pornografia, come l’arte e la fantasia. E, a giudicare dai primi riscontri, piace molto. Anche agli uomini.


Le inibizioni ci frenano

Molte, però, fanno ancora fatica ad avvicinarsi a questo genere. Come è stato fatto notare al Tempo delle donne, evento milanese organizzato dal Corriere della Sera, la libertà con cui oggi le donne vivono la sessualità è cosa recente: si potrebbe datare al 1971, anno in cui è stato abolito l’articolo 533 del Codice penale che considerava la contraccezione un “reato contro la stirpe”.

Da allora tutto è cambiato, ma non sono passati nemmeno 50 anni: il che giustifica gli eccessi, le regressioni e le ideologie che finora hanno contaminato (e contaminano) un genere che di ideologico non dovrebbe avere nulla.

«Immaginare un porno “al femminile” o “femminista” è sbagliato» commenta Monica Stambrini. «La pornografia è una sola, perché la sessualità interessa a tutti nello stesso modo. Anche alle donne piace guardare, tant’è che sono già tante le consumatrici di film hard. E non è vero che vogliono storie più articolate e meno esplicite. Il punto è che esistono ancora molte inibizioni: le stesse che fanno optare, nella letteratura pornosoft, per il modello rassicurante della ragazza che viene iniziata da un uomo ai piaceri della carne, come se alla donna fosse preclusa l’iniziativa sessuale».


I nostri desideri sono imprevedibili

Resta il fatto che alcuni cliché dei porno – pensati e girati per gli uomini – al pubblico femminile non piacciono molto. «È vero che sempre più spesso le donne ricorrono ai film hard per l’autoerotismo, oppure li guardano insieme al compagno prima o durante il rapporto» conferma Stefania Piloni, ginecologa, sessuologa e autrice di un libro erotico (Prima di questo letto, Tea editore). «Ma è vero anche che quei film non rispecchiano le loro fantasie. In molte faticano a identificarsi con le figure femminili, di solito obbedienti e sottomesse. E i primi piani ostinati e ripetitivi dell’atto sessuale possono annoiarle, spegnendo l’eccitazione. Così come l’insistenza sui genitali: le donne apprezzano i corpi nel loro insieme. O possono essere attratte da altri dettagli come le mani, il torace, l’espressione del viso».

Inoltre non amano le esagerazioni: non serve che le forme femminili siano così esuberanti né che gli uomini siano per forza superdotati o esibiscano la tartaruga. Anche perché le donne giungono più facilmente all’orgasmo focalizzandosi sulla relazione erotica – e quindi sulla situazione, sulla “storia” – piuttosto che sull’oggetto del desiderio.

Ciò non toglie che regole generali sono difficili da definire. «Ogni donna ha la sua modalità per raggiungere il piacere, e immaginare uno schema standard che funzioni per tutte è impossibile» conclude la sessuologa. I film pornografici realizzati finora dalle donne, così vari e imprevedibili, ne sono la prova.

PER COMINCIARE A ESPLORARE

Mai visto un porno femminile? Parti da Erika Lust, premiata regista svedese, che offre gratis alcuni corti (erikalust.com).

Fai un giro sui siti di Nina Hartley (nina.com) e di Anna Span (annaspandiary.com).

In Italia, ci sono le emergenti Ragazze del porno. Vedi alcuni loro video all’indirizzo vimeo.com/ leragazzedelporno/ videos.

TRE BUONE RAGIONI PER OSARE

Abbiamo chiesto a Roberta Rossi, psicoterapeuta e sessuologa, perché alle donna fa bene guardare i porno.

«Un film hot aiuta a conoscere la propria sessualità. Si è sollecitate a chiedersi che effetto fa, che sensazioni lascia, che cosa rivela di noi. Il porno, poi, abbatte i tabù: dimostra che l’eros è “normale” e che i desideri non sono una vergogna. Infine perché è uno strumento eccitante da condividere con il partner. Una raccomandazione: meglio i film girati da donne, che sono più delicati e coinvolgenti, mai meccanici. Come quelli di Erika Lust: vederli è un’esperienza che ogni donna dovrebbe fare».

(Immagini tratte da Queen Kong. Luca Lionello e Janina Rudenska nel corto diretto da Monica Stambrini)