Insonnia, alla ricerca del sonno perduto

30 08 2017 di Valeria Colavecchio
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Dormiamo tutti sempre meno, aumentano i rimedi anti insonnia ma anche il nostro stress. Perché? E come curarci?

Oggi una bella dormita sembra un sogno irraggiungibile. Secondo gli ultimi dati, diffusi in occasione della Giornata mondiale del sonno, oltre il 45 per cento degli italiani soffre di insonnia, difficoltà ad addormentarsi e risvegli notturni. E in generale, tutti dormiamo un’ora di meno rispetto a 10 anni fa: neanche 7 ore per notte.

Non abbiamo tempo per dormire

Sembra incredibile, ma l’erosione del sonno va di pari passo con la conquista di molte comodità: materassi speciali, device che monitorano il riposo, cuscini hi-tech. Una vera e propria “industria del sonno” che, secondo un report della Bcc Research, nel 2019 arriverà a valere 76,7 miliardi di dollari, contro i 32 del 2012. «La colpa sta prima di tutto, a livello sociale, nei sempre più frenetici ritmi di vita: miriamo a intensificare i tempi del lavoro e a prolungare quelli dello svago, allungando così il periodo di veglia a scapito del riposo» spiega il neuroscienziato Piergiorgio Strata, autore del libro Dormire, forse sognare (Carocci). «Uno stile di vita che favorisce stress, ansia e depressione e a livello ambientale contribuisce all’innalzamento dell’inquinamento luminoso e acustico: tutti fattori dannosissimi per la qualità del sonno» aggiunge Francesco Peverini, direttore della Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno e autore del libro È facile dormire se sai come farlo (BUR). «In un mondo che non dorme mai è sempre più difficile trovare lo spazio e il tempo per abbandonarsi al sonno e “disconnettersi” dal mondo».

Dormiamo meno perché dormiamo soli

I guai sono cominciati quando siamo passati dal “sonno sociale” a quello “privato”. A dirlo è Benjamin Reiss, autore di un saggio appena pubblicato negli Stati Uniti, Wild Nights (Basic books). La sua tesi è che da quando non condividiamo più il riposo notturno con altre persone, come succedeva nella società contadina, dove si dormiva tutti nella stessa stanza, siamo diventati sempre più suscettibili e sensibili. Ogni cosa sembra infastidirci, da un respiro pesante ai rumori che arrivano dalla strada.

Dormiamo meno per non disconnetterci

Ma oggi a essere cambiata rispetto al passato è anche la visione del sonno, come dimostra l’allarme per un fenomeno in crescita, l’insonnia “autoindotta”. «Sono in aumento le persone che cominciano a voler dormire meno per non perdere tempo o per lavorare di più, poi quando cercano di recuperare il sonno perduto, non ci riescono» spiega Francesco Peverini. Il loro identikit? «Il lavoratore autonomo o precario che, fermandosi in ufficio oltre l’orario tradizionale, riesce a guadagnare di più. E il manager che, anche quando è a casa o in vacanza, non stacca mai: verifica le email, fa telefonate fino a notte per eliminare i problemi di fuso orario con i collaboratori all’estero».

C’è dell’altro, però. Tra i fattori di rischio per il sonno ci sono anche i social network. «E non solo perché gli schermi retro-illuminati emettono luce blu, responsabile secondo diversi studi di diminuire i livelli di melatonina e quindi di tenerci svegli. Il fatto è che Facebook, Twitter&Co, stimolano emozioni, provocano reazioni e impegnano il cervello invece di spegnerlo dolcemente».

Dormire poco aumenta il rischio di Alzheimer

Insomma è in atto una vera e propria guerra al sonno, considerato tempo da sfruttare meglio per produrre, svagarsi o divertirsi. Ma le perdite rischiano di essere molto più ingenti dei guadagni. «Tra le conseguenze della mancanza di sonno ci sono irritabilità, difficoltà di concentrazione, problemi di memoria e, a lungo andare, anche aumento di peso, ipertensione e diabete» dice Peverini. Ne sono una prova le più recenti scoperte delle neuroscienze: «Come l’importantissimo processo di “pulizia” che il cervello mette in atto durante il sonno» spiega Strata. «Serve a eliminare 10 grammi di proteine cerebrali che ogni giorno si trasformano in materiale di scarto: ma se questo non avviene, aumenta il rischio di malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer». Non solo. «Il riposo è necessario alle sinapsi per “resettarsi”, mentre se si rimane svegli il cervello è impegnato in una faticosa attività di osservazione, ascolto e interpretazione del mondo esterno, pari al 20 per cento della nostra energia giornaliera».

Soluzioni bizzarre all'insonnia

Le soluzioni più bizzarre per ovviare al problema arrivano da lontano. Dal Giappone è sbarcata in Europa la moda dei “nap bar”, locali su misura, silenziosi e confortevoli, pensati per concedersi un pisolino rigenerativo lontano da casa (l’ultimo ha appena aperto a Madrid) mentre in America alcune aziende sanitarie sono arrivate a pagare di più i propri dipendenti che dimostrano di dormire almeno sette ore a notte per venti giorni di fila. «Si sta iniziando a capire che la produttività e il benessere sono strettamenti legati al riposo psico-fisico» nota Peverini.

Soluzioni fai-da-te

«Il primo passo è fare della propria camera da letto un “santuario del relax”» consiglia Peverini. «Per neutralizzare i perenni input esterni, no a pc e tv che impediscono di considerare la camera come un rifugio dedicato al riposo. Per stemperare lo stress, un trucco è preparare la sera vestiti e documenti che serviranno la mattina successiva: così ci si sveglia con meno preoccupazioni. Sì anche ai profumi giusti: le onde cerebrali di soggetti che hanno odorato lavanda prima e durante la notte, per esempio, mostrano una maggiore prevalenza di sonno profondo». Un’altra risorsa importantissima? «La meditazione. Secondo uno studio di Science l’utilizzo di questa tecnica fa diminuire la frequenza cardiaca e il consumo di ossigeno (oltre a far dimagrire)» afferma Strata. «Inoltre si rileva la presenza di onde theta, tipiche del dormiveglia. Questo indica che la meditazione produce un rilassamento mentale simile al sonno».

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