Dopo gli attentati di Parigi, è ormai chiaro che l’Is, lo Stato Islamico, è un’organizzazione per cui militano sempre più terroristi “della porta accanto”: giovani nati e cresciuti in Europa, spesso freschi convertiti all’Islam, che sposano la causa dell’estremismo religioso. Tra questi, non mancano le donne.

Come “Khadijah” Dare, 22enne nata a Londra che ha seguito il marito combattente  in Siria. Su Twitter ha scritto di voler diventare la prima donna a giustiziare  un occidentale. E nel nostro Paese? Per l’Ucoii, l’Unione delle comunità  islamiche d’Italia, nel 2012 i convertiti erano 70.000. «Difficile precisare  quante siano le donne» spiega Lorenzo Vidino, esperto di terrorismo che ha  appena pubblicato per l’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica  internazionale, un saggio su Il jihadismo autoctono in Italia. «Ma finora nessuna si è data alla jihad: convertirsi non significa diventare  fondamentalisti».

Quale passato hanno alle spalle  «Sono donne normali, di ogni  età ed estrazione sociale. In qualche caso hanno ricevuto un’educazione  cattolica. A un certo punto della loro vita, però, abbracciano l’Islam. E  mettono il velo, per rimarcare la nuova identità: ne ho conosciute alcune che,  convertite e sposate a un musulmano, si sono ritrovate con una suocera molto più  “aperta” di loro, che il capo non se lo copre più da tempo» racconta Farian  Sabahi, scrittrice iraniana esperta di Medio Oriente, autrice con il Nobel  iraniano per la Pace Shirin Ebadi di Il mio esilio (Feltrinelli Zoom) ed  editorialista del Corriere della Sera.

Cosa le spinge a cambiare religione «Quasi tutte diventano musulmane dopo una crisi personale o un momento  difficile, come un lutto o un divorzio. La cultura cattolica in Italia è meno forte che in passato e la laicità ha lasciato un vuoto di spiritualità, che  alcuni colmano con altre fedi religiose» continua Farian Sabahi. «Molte donne,  però, si convertono per attirare i giovani immigrati dal Marocco o dalla  Tunisia, che preferiscono spose musulmane e sui quali il velo funge da arma di  seduzione. E poi coprirsi con vestiti larghi, senza dover seguire la moda occidentale, aiuta anche a sentirsi a proprio agio. Non solo: la religione islamica consente una libertà maggiore nello scioglimento dei matrimoni. Sono  previste meno lungaggini burocratiche e una donna può anche risposarsi più volte nell’arco di un anno. L’Islam, infine, agli occhi di qualcuna può apparire  “esotico” e, quindi, attraente» .

Che rapporto hanno con il fondamentalismo «Il  meccanismo che può scattare è simile a quello degli anni ’70, con il terrorismo  italiano: esiste un’ideologia forte e potrebbe far presa anche sulle donne. Ma a  oggi non abbiamo notizie di mujahidah italiane» dice Lorenzo Vidino. «Da noi  finora le donne, convertite o musulmane di seconda e terza generazione, si sono  limitate a simpatizzare per la jihad sui social network, spinte da  antiamericanismo o affascinate dall’Islam. Ma nessuna è diventata una terrorista  ricercata dalla giustizia, come invece succede in altri Paesi europei e negli  Stati Uniti».

LE PAROLE PER CAPIRE

● Is è l’acronimo inglese di Stato Islamico, entità politica creata nel 2013 da un gruppo estremista sunnita. Controlla con la violenza una vasta zona tra Siria e Iraq, dove a giugno del 2014 ha proclamato la nascita di un califfato.
● Jihad è una parola araba che  significa “resistere” o “esercitare il massimo sforzo”. È comunemente usata per  riferirsi alla “guerra santa” contro gli oppressori.
● Mujahidah significa “combattente”. Le jihadiste lo assumono spesso come nome proprio. Sono  in aumento le convertite e le musulmane di seconda e terza generazione che,  cresciute in alcuni Paesi europei, abbracciano il fondamentalismo e vogliono  diventare combattenti.