Mal di testa: arriva un farmaco rivoluzionario

09 05 2019 di Cinzia Testa
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Il nuovo farmaco è una molecola rivoluzionaria perché non agisce sul dolore ma sulla causa della cefalea

L’11 maggio è la Giornata nazionale del mal di testa, malattia tipicamente femminile: l’occasione per parlarne e conoscere le possibilità di cura. L’iniziativa prevede infatti dal 13 al 17 maggio la possibilità di incontrare gli esperti in uno dei Centri specializzati presenti in Italia.

Il calendario delle iniziative si trova sui siti delle società scientifiche: Associazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee,  Società italiana di neurologia, Società italiana per lo studio delle cefalee.

In arrivo un nuovo farmaco

È ufficialmente disponibile anche in Italia un nuovo farmaco, una molecola chiamata anticorpo monoclonale, davvero rivoluzionario perché azzera le crisi di mal di testa in oltre sei donne su dieci e negli altri casi le riduce ai minimi termini. Per ora si deve pagare di tasca propria, come racconta una paziente. «La cura esiste, è una realtà concreta, ma io non ho 800 euro al mese da spendere. E intanto, sto male». Lo sfogo è di Michela, che ha 40 anni e soffre di emicrania, con crisi devastanti.

Una cura rivoluzionaria, che oggi però divide i pazienti con emicrania in due categorie: quelli di serie A che possono sborsare cifre consistenti, e quelli di serie B che devono aspettare il completamento dell’iter burocratico.  

Ogni Regione deciderà il prezzo

«Il farmaco è stato oggetto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale a dicembre scorso e da quel momento è ufficialmente disponibile anche in Italia come negli altri Stati europei», interviene Pierangelo Geppetti, Presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee. «Ora è attesa la discussione del prezzo di vendita e la quota a carico del Servizio sanitario nazionale».

Nel frattempo, l’azienda produttrice del farmaco ha proposto alle Regioni l’acquisto del prodotto a un euro a dose. Un’offerta che molte hanno declinato. «Nei prossimi sei mesi saranno disponibili da noi anche altri due anticorpi monoclonali e questo potrebbe accelerare i tempi della definizione del costo», sottolinea il professor Geppetti. «Non scordiamoci però che poi ogni Regione ha una gestione a sé per quanto riguarda la rimborsabilità del farmaco e questo potrebbe determinare una prescrizione in Italia “a macchia di leopardo”». 

Come funziona il nuovo farmaco

L’anticorpo monoclonale è una svolta nella cura dell’emicrania. Oggi tutti i medicinali antiemicranici agiscono sul dolore, ma non risolvono il problema. «Le ricerche hanno dimostrato che una sostanza presente nel cervello chiamata con la sigla CGRP è tra le grandi responsabili degli attacchi», spiega Piero Barbanti, direttore dell’Unità per la cura e la ricerca su cefalee e dolore, IRCCS San Raffaele Pisana di Roma e Presidente dall’Associazione Italiana per la Lotta contro le Cefalee. «Il nuovo farmaco è in grado di disattivarla, impedendo così che si inneschi il meccanismo che porta all’emicrania». Dagli studi sembra inoltre che questa cura innovativa sia priva  di qualsiasi effetto collaterale. Gli anticorpi monoclonali antiemicranici si assumono per via sottocutanea oppure endovenosa, a seconda del prodotto, una volta al mese per un periodo in genere di 3-6 mesi. Potrà essere prescritto a carico del Servizio sanitario nazionale a chi ha almeno quattro crisi emicraniche al mese. 

L’emicrania, dunque, potrebbe veramente avere le ore contate. Lo sperano i 12 milioni di italiani, in prevalenza donne, che ne soffrono. Con crisi che spesso fanno la loro comparsa in età pediatrica, cioè a sette, otto anni e che rimangono quale pessime compagne di vita fino anche oltre i 70 anni. «È una malattia invalidante e per questo la Camera dei Deputati ha riconosciuto l’emicrania quale patologia cronica», dichiara il professor Geppetti. «Ora siamo in attesa che la questione passi al Senato. In caso positivo, sarà un grande passo avanti per chi ne soffre».

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