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Vaiolo delle scimmie: le ultime novità

Aumentano i casi: gli ultimi due in Lombardia. L'Europa (e l'Italia) si organizzano per le prevenzione di focolai. L’esperto rassicura: «È una malattia che si autolimita»

Vaiolo delle scimmie: la situazione

Aumentano i casi di vaiolo delle scimmie e, dopo le segnalazioni negli Stati Uniti, si contano altri due pazienti infetti in Lombardia. Nei giorni scorsi avevano creato allarme le parole del presidente statunitense, Joe Biden, che aveva detto: «I focolai di vaiolo delle scimmie sono qualcosa di cui tutti dovrebbero essere preoccupati. Stiamo lavorando duro per capire cosa fare». Ma gli esperti assicurano che la situazione non è di emergenza.

Una circolare del ministero della Salute, però, non solo esorta a mantenere livelli di igiene generale, ma a far scattare un periodo di isolamento di 21 giorni in caso di sintomi sospetti: si tratta di febbre sopra i 38,5 gradi, linfonodi gonfi, dolori muscolari, mal di testa e debolezza generale. «In presenza di un quadro riconducibile al vaiolo delle scimmie non è necessario attendere i risultati di laboratorio», si legge nella circolare, in particolare se si è avuto un contatto con un individuo che abbia già mostrato sintomi compatibili con la malattia o che dichiari «di aver viaggiato in un Paese endemico nei 21 giorni precedenti, ha avuto partner sessuali multipli o anonimi dello stesso periodo».

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Vaiolo delle scimmie: il rischio di tramissione sessuale

Un altro chiarimenti riguarda i rapporti sessuali, che rimangono il veicolo principale di trasmissione della malattia, non solo tra persone dello stesso sesso, come inizialmente si sosteneva sui social. La circolare chiarisce, infatti, che «nell’attuale focolaio la natura delle lesioni suggerisce che la trasmissione sia avvenuta durante rapporti sessuali. Meno probabile il contagio attraverso il contatto con la pelle intatta»

Niente allarmi: il vaiolo non si trasmette come il Covid

Ma quello che suona come un allarme viene invece ridimensionato dagli esperti: «Non mi sembra il caso di agitarsi. Il presidente americano non è uno scienziato, né un virologo o un epidemiologo» chiarisce Massimo Ciccozzi, direttore dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-medico di Roma. «I casi al momento sono pochi, ma soprattutto le modalità di trasmissione da uomo a uomo non sono così semplici: non è come il Covid, per cui ci si contagia per via aerea. In questo caso occorre un contatto diretto con le pustole e le croste, oppure un passaggio di fluidi corporei».

Vaiolo, casi in crescita ma sempre limitati

In Italia al momento rimangono tre i casi di vaiolo delle scimmie, tutti in cura presso lo Spallanzani di Roma. Le loro condizioni non destano preoccupazione e non c’è stato bisogno di ricorrere a terapie con antivirali. «Si tratta di una malattia autolimitante: nel giro di due settimane va in completa remissione da sola, senza bisogno di somministrare farmaci» spiega Ciccozzi. Non esiste una cura specifica per il vaiolo, ma come chiarisce ancora l’epidemiologo «nel caso di soggetti immunodepressi si può ricorrere ad antivirali. Finora non c’è stato bisogno. Va anche detto che i vaccini somministrati fino alla prima metà degli anni ’70 contro il vaiolo umano forniscono una certa protezione: sono “cugini”, appartengono alla stessa famiglia».

Non serve un nuovo vaccino contro il vaiolo

Una certa preoccupazione può averla generata anche la notizia che la ministra della Salute spagnola ha annunciato un piano di acquisto europeo di vaccini contro il vaiolo umano e di antivirali, per poter fronteggiare un eventuale aumento esponenziale di casi. Anche i funzionari della sanità pubblica statunitensi hanno fatto sapere che stanno indagando su due potenziali casi di Vaiolo delle scimmie, senza escludere il ricorso a un nuovo vaccino specifico: «Anche noi in Italia stiamo studiando per capire se ci sono state mutazioni che possano renderlo più diffusibile, rispetto ai ceppi degli anni ’70, ed eventualmente cosa possano comportare. Ma per ora dobbiamo stare tranquilli e soprattutto non ha senso pensare a nuovi vaccini. Va tenuto presente che il virus del vaiolo è differente dal coronavirus: è molto più difficile che faccia mutazioni – spiega l’epidemiologo – Non ha neppure senso pensare di ripristinare oggi il vecchio vaccino contro il vaiolo umano perché ormai quella malattia è eradicata, a meno che non succeda l’imprevedibile. Ma al momento non sembra affatto un’ipotesi credibile». «È vero che negli Usa hanno sperimentato un nuovo vaccino contro il vaiolo, ma ripeto: non ci sono i presupposti. Oggi dobbiamo preoccuparci di Omicron, che è ancora presente. Anche l’allarme sull’epatite acuta pediatrica, dopo poco più di una settimana, è svanito. Il terrorismo non serve», aggiunge l’esperto.

Il vaccino anti-Covid non ha legame col vaiolo

Ciccozzi sgombra il campo anche dalle bufale che girano sui social e che accosterebbero il vaccino AstraZeneca contro il Covid ai casi di vaiolo delle scimmie. Questo perché il vettore virale del vaccino è un adenovirus degli scimpanzé: «È un classico caso di bufala che potrei portare ad esempio quando faccio lezione in università» chiarisce l’epidemiologo molecolare, ricordando che l’adenovirus degli scimpanzé è tutt’altro virus e peraltro inattivo. «Basta considerare la diffusione di AstraZeneca nel Regno Unito, dove su una popolazione di circa 60 milioni di persone i casi di vaiolo delle scimmie sono appena una ventina: se ci fosse un legame, dovrebbero essercene migliaia e non milioni», spiega Ciccozzi, che interviene anche su un altro aspetto: «Il fatto che i primi casi di vaiolo delle scimmie abbiano interessato persone omosessuali non significa nulla, è un puro caso perché il virus si trasmette tramite fluidi corporei, quindi il contagio può avvenire anche in caso di rapporti tra uomo e donna».

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