Ortoressia: quando mangiar sano fa male

16 01 2019 di Caterina Duzzi
Credits: Federica Sasso

C’è un nuovo disturbo alimentare di cui si parla ancora poco ma che è sempre più diffuso. Si chiama ortoressia ed è subdolo, perché chi ne soffre pensa di nutrirsi molto meglio degli altri

Una bambina perfetta, mai un brutto voto a scuola, mai un capriccio, i capelli biondi raccolti in una treccia. Però a Francesca le caramelle non piacciono e nemmeno l’uovo di cioccolato a Pasqua. Quando va a vivere da sola, le piccole fissazioni di sempre si trasformano in fanatismo salutare: «Per me il cibo non aveva segreti. Di ogni alimento conoscevo proprietà, valori nutrizionali e naturalmente calorie, la mia libreria era piena di manuali sull’alimentazione naturale, passavo ore al giorno nel supermercato biologico sotto casa a scegliere la mia spesa quotidiana e andavo a letto pianificando quello che avrei mangiato il giorno dopo. La mattina al risveglio il cibo era di nuovo il mio primo pensiero. Ho iniziato a escludere latticini, carne, uova e pesce perché “facevano male”. I carboidrati e gli zuccheri già non li mangiavo, avevano troppe calorie. Ma nemmeno tutta la frutta e la verdura andavano bene, dovevano essere rigorosamente bio e poco zuccherine».

«La mia colazione con yogurt, semi e qualche noce durava almeno un’ora, seduta sempre nello stesso angolo del tavolo. Sentivo che se mi fosse sfuggito qualcosa, se non avessi rispettato i miei implacabili rituali tutto il mio mondo sarebbe crollato. E non mi accorgevo che in realtà era già crollato: non avevo più amiche, non cercavo più una relazione. Se qualcuno mi invitava a cena inventavo una scusa, passavo le serate in palestra, fino a quando il corpo ha retto. Poi ho iniziato a fare fitness a casa perché uscire era diventato troppo faticoso. Ma anche quello a un certo punto non è stato più possibile, ho smesso di dare esami all’università, il ciclo è sparito, perdevo i capelli e un giorno la bilancia ha segnato 30 chili».

L'ortoressia, un disturbo sempre più diffuso

L'ortoressia è un disturbo che porta al paradosso di ammalarsi di troppa salute. «L’ossessione per il cibo sano è un disturbo alimentare emergente ma in crescita. Non è riconosciuto come patologia dal DSM-5, il principale manuale di diagnostica dei disturbi mentali, ma tra le malattie psichiatriche classificate come ARFID (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder) che riunisce le persone che non mangiano per ragioni non legate al dimagrimento, può rientrare anche l’ortoressia» spiega Stefano Erzegovesi, responsabile del Centro disturbi del comportamento alimentare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro.

«Si tratta di un disturbo insidioso perché inizialmente può essere scambiato per un corretto stile di vita. Il paziente stesso è portato a pensare che gli altri non si rendano conto di intossicarsi con cibi malsani, si sente l’unico a fare la cosa giusta. Da noi gli ortoressici arrivano solo quando realizzano di essere socialmente isolati e di stare male fisicamente. Assumendo pochissimi nutrienti, oltre a perdere peso, continuano ad ammalarsi, sono anemici e soprattutto malnutriti. Li riconosci perché hanno la carnagione pallidissima». Dora Aliprandi, psicoterapeuta presso Aba (Associazione per lo sviluppo e la ricerca sull’Anoressia, la Bulimia e i disordini Alimentari), il centro dove Francesca è stata curata, aggiunge: «L’ortoressia è un disturbo molto complicato perché in qualche modo è socialmente legittimato, dal punto di vista del paziente. La società crea una cornice, il mangiare sano, che canalizza il suo disagio, perché l’ossessione alimentare nasconde sempre l’espressione di una sofferenza».

Spesso è la conseguenza di un trauma

Anche nella vita di Francesca, la bambina perfetta che non mangiava le caramelle, c’è un trauma devastante: «Mia madre era una persona violenta. Fin da piccola, dopo una giornata passata a compiacerla, avevo pensieri suicidi, sentivo che non sarei mai riuscita a essere come lei mi voleva e che questo avrebbe scatenato la sua furia. Poteva essere qualunque cosa, se mi macchiavo il vestitino, se ridevo un po’ più forte con la mia amica. Vivevo nel terrore, se avessi sbagliato lei mi avrebbe insultata, picchiata selvaggiamente. Era una donna bella, colta e raffinata e io l’amavo disperatamente anche perché c’era solo lei, mio padre era assente e silenzioso. Sapeva essere la madre più amorevole e dolce del mondo e spietata nel massacrarmi di botte.

«Le maestre non si accorgevano di nulla - continua Francesca - perché io ero bravissima e lei era la mamma perfetta, quella che cuciva i vestiti per tutte le recite e preparava le torte per le feste. Non ho avuto un’adolescenza, l’idea di ribellarsi a un suo comando era semplicemente impossibile. Quando mi sono trasferita a Milano per studiare giurisprudenza è stato anche peggio, lontana da lei temevo che sarebbe potuto capitarle qualcosa. Ed è qui che è iniziata anche l’ossessione per il cibo sano, quella che mi ha ridotta a pesare 30 chili. A quel punto i miei genitori non hanno più potuto far finta di niente, mi hanno portata in Aba. Lì finalmente ho trovato la forza di raccontare la violenza che avevo subito e piano piano il cibo ha smesso di essere il mio unico pensiero».

Il collegamento con l'anoressia

Nel caso di Francesca, arrivata a pesare 30 chili, l’ortoressia è il sintomo d’esordio dell’anoressia «Succede in molti casi» aggiunge Erzegovesi «Divento vegano, crudista, comincio da una qualunque restrizione, ma di fatto sto sviluppando un disturbo anoressico mascherato da salutismo. In entrambi i casi si tratta di problemi alimentari che hanno a che vedere con il controllo e l’evitamento. Ma a differenza dell’anoressia, che colpisce quasi solo donne (90%), nell’ortoressia c’è una leggera prevalenza degli uomini». Nel 2017, secondo i dati del ministero della Salute, quasi 3 milioni di italiani soffrivano di disturbi dell’alimentazione e di questi circa 500mila erano ortoressici. «La letteratura scientifica è ancora scarsissima: io conosco i risultati di uno studio americano che parla di un 1% della popolazione, una ricerca australiana riporta circa il 6% e infine in uno studio condotto dalle università di Pisa e Firenze sulla popolazione universitaria, addirittura il 32% mostra sintomi di ortoressia».

«Dal mio punto di vista, l’ortoressia vera è però più rara» risponde Erzegovesi. «Secondo gli studi che abbiamo svolto noi esiste un 6% della popolazione italiana che soffre di disturbi alimentari e di questi circa 1,5 % di ortoressia» commenta Aliprandi. E poi c’è tutto il sommerso, quelli che non arrivano dal medico perché non si rendono conto del problema. «La cura è basata sul modello dell’anoressia: dobbiamo aiutare il paziente ad allentare il controllo ossessivo sul cibo e l’alimentazione» conclude Erzegovesi. Francesca ce l’ha fatta, la sua vita non le sfugge più di mano se assaggia una fetta di torta, ha compiuto 29 anni, è diventata avvocato: «Ho una vita normale. Faccio un lavoro impegnativo che mi piace molto, ho un compagno, esco a cena con i colleghi e mangio il panettone a Natale. E sono riuscita anche a perdonare mia madre, ho capito che era una persona fragile. Non so se un giorno si renderà conto del male che mi ha fatto ma a questo punto per me non ha più importanza».

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