Anoressia, aumentano gli uomini colpiti

22 01 2020 di Eleonora Lorusso
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Considerato da sempre un disturbo “femminile”, oggi interessa sempre più uomini e si associa spesso all’ossessione per il fitness e il cibo sano. Tra le possibili cause, anche Instagram

Sono circa 3 milioni le persone che in Italia soffrono di anoressia, per lo più donne. Eppure qualcosa sta cambiando. Stanno aumentando gli uomini che convivono con questo disturbo dell’alimentazione, spesso associato a vigoressia e ortoressia, ossia l’ossessione per il fitness e il cibo sano.

L’anoressia non è solo “donna”

Finora l’anoressia è sempre stata catalogata come l’effetto di un difficile rapporto con il cibo, tipico delle donne, soprattutto giovani  e giovanissime. Ma secondo l’Associazione medici endocrinologi negli ultimi anni si sta assistendo a un riequilibrio di genere: ogni 4 donne anoressiche c’è un uomo, soprattutto adolescente, che ne soffre, spesso contemporaneamente a vigoressia e ortoressia. Secondo il ministero della Salute tra coloro che soffrono di disturbi alimentari circa il 15% ha sintomi o è in cura per ortoressia, con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (appena il 3,9%). 

È un'epidemia sociale

Un italiano su tre, sempre secondo i dati del ministero della Salute, ha dichiarato di avere almeno un amico "fissato" con l’alimentazione: non si tratta di uomini necessariamente anoressici, vigoressici o ortoressici, ma con maggiori probabilità di diventarlo nel corso degli anni. Questi disturbi si manifestano soprattutto tra i giovani, ma i dati indicano un aumento dei casi anche in età adulta, tra gli over 40 e 50. A confermare una crescente attenzione nei confronti della forma fisica tra gli uomini sono i numeri: 300 mila maschi dai 12 ai 25 anni trascorrono fino a 38 ore a settimana tra pesi e tapis roulant. Da qui l'allarme lanciato già qualche tempo fa da Laura Dalla Ragione, psichiatra che dirige il numero verde SOS DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare, 800.180.969) della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha parlato di «vera e propria epidemia sociale di cui si parla poco. Tra dieci anni, infatti, l’anoressia interesserà uomini e donne con le stesse percentuali, 50 per cento» ha spiegato la fondatrice e direttrice dei Centri pubblici ASL 2 dell’Umbria “Palazzo Francisci” di Todi e “Centro DAI” di Città della Pieve, dedicati al trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. 

Quando non è solo magrezza

Proprio l’ossessione per il proprio corpo e per la forma fisica ed estetica accomunano questi fenomeni: «A volte, però, è difficile distinguere le origini del malessere che si manifesta con una accentuata magrezza» spiega Pierluigi De Pascalis, professore a contratto presso l’Università di Foggia e autore, tra gli altri, del libro Quando il fitness diventa un’ossessioneMentre da un lato si va verso la medicina di genere, sempre più focalizzata sulle differenze di sintomi e cure tra uomini e donne, l’anoressia sembra sfidare un tabù: secondo gli endocrinologi, si registrano diagnosi spesso tardive per la reticenza ad ammettere che possano soffrirne anche i maschi.

Le cause possibili

Se però nel caso della pubertà precoce gli esperti indicano le cause anche nella presenza di sostanze inquinanti nell’ambiente, in particolare nel cibo e nell’acqua, per quanto riguarda l’anoressia i fattori scatenanti sembrano di altra natura. «Con la diffusione di regimi alimentari restrittivi aumenta il rischio di andare incontro a carenze nutrizionali, specie se si eccede. Oggi sono sempre più diffuse l’alimentazione vegana o macrobiotica che, se seguite in modo intransigente, possono portare a eliminare molti cibi, in genere di origine animale o ritenuti grassi o semplicemente ad alto contenuto di carboidrati. Il passo successivo è spesso l’ortoressia, ossia l’ossessione per il cibo sano, “pulito”, associata spesso nell’uomo a quella per il fitness inteso non come sana pratica sportiva, ma appunto come ossessione» spiega De Pascalis.

Secondo i numeri di SOS DCA, a soffrire di ortoressia sono 450mila persone, soprattutto uomini, dei quali la maggior parte tra i 25 e i 35 anni, mentre tra le donne si registrano più casi nelle grandi città: Milano (33%), Roma (27%) e Torino (21%). Come spiegato da Dalla Ragione, spesso si tratta di persone che passano ore a cucinare, calibrando dosi e ingredienti, per evitare eccessi di zuccheri o arrivando a sviluppare vere "ossesioni" nei confronti di cibi considerati pericolosi, come ad esempio gli OGM. 

I campanelli d’allarme

«Il primo segnale è la voglia crescente di voler mangiare da soli, trovando scuse per evitare la compagnia. In secondo luogo la tendenza a criticare, spesso in modo anche aspro, ciò che mangiano gli altri. Uno dei tratti distintivi dei soggetti con vigoressia, ortoressia e spesso anoressia, è infatti quello di sentirsi superiori» spiega il professore.

È anche colpa di Instagram

«Nella maggior parte dei casi si tratta di adolescenti o giovani fino ai 20-25 anni, ma è in crescita anche la popolazione adulta, la cosiddetta fascia di ritorno: complici i social, ci sono molti 40-50enni che tornano adolescenti e ne copiano gli atteggiamenti» spiega l’esperto, che aggiunge: «Molti studi hanno dimostrato che esiste una certa predisposizione personale, si possono cioè distinguere alcuni tratti della personalità che possono aumentare il rischio di andare incontro a disturbi dell’alimentazione: per esempio, i soggetti molto rigidi che vorrebbero mantenere sempre il controllo delle situazioni, oppure quelli che tentano un riscatto personale rispetto a eventi frustranti, o ancora coloro che si sentono superiori agli altri, soprattutto a chi non è magro».

«Esiste, però, anche una componente sociale. Ricerche recenti, ad esempio, hanno dimostrato l’influenza di Instagram. Se temporeggio su immagini di cibo, come l’insalata o altro, l’algoritmo mi riproporrà altri prodotti simili. L’effetto sarà quello di pensare che la mia idea di alimentazione sia quella corretta. È il cosiddetto fenomeno dell’eco chamber, l’effetto eco che amplifica una mia convinzione. Questo, insieme alla tendenza a isolarsi, può creare un cortocircuito» dice De Pascalis.

Il ruolo della famiglia

«Non è sempre facile riconoscere subito un disturbo dell’alimentazione. Spesso, ad esempio, se un 17enne che prima mangiava solo pizza con patatine e wurstel, inizia a puntare su bistecche e insalata, la famiglia può accogliere positivamente il cambiamento, inteso come svolta salutista. Il problema è quanto la gamma degli alimenti si riduce progressivamente».

Che fare, dunque? «Il consiglio è di farsi aiutare dagli esperti, con una psicoterapia e l’affiancamento di un nutrizionista. Nei disturbi dell’alimentazione, infatti, si verifica spesso la migrazione diagnostica, ossia si passa da uno all’altro. Nel 40% dei soggetti anoressici in cura e in fase di miglioramenti, infatti, si manifestano sintomi di ortoressia. Non è ancora chiaro se si tratti di una fase di guarigione o se invece possa rappresentare un residuo di recidiva» conclude De Pascalis.

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