Il nuovo viadotto nel progetto disegnato da Renzo Piano e costruito da Salini-Impregilo, realizzato

Il nuovo viadotto nel progetto disegnato da Renzo Piano e costruito da Salini-Impregilo, realizzato quasi interamente in acciaio.

Aggiornamento del 30 luglio 2020

Genova ha il nuovo ponte San Giorgio

Dopo averne annunciato il nome, Ponte Genova San Giorgio, la città torna ad avere il viadotto che collega la parte ovest a quella est. Lo fa a poco meno di due anni dal crollo del Morandi che costò la vita a 43 persone. I parenti delle vittime, però, non saliranno sul nuovo ponte, ma incontreranno il Capo dello Stato, che assisterà alla cerimonia di inaugurazione lunedì 3 agosto, in forma privata. Non mancherà l’architetto Renzo Piano, che ha disegnato, progettato e donato il viadotto alla città. In tutto 500 persone ma niente megaschermi nel capoluogo per evitare assembramenti.

La cerimonia

La parola d’ordine è sobrietà: niente lunghi discorsi ufficiali, piuttosto l’esecuzione dell’Inno di Mameli e di un brano genovese come Crêuza de mä di De André da parte di 18 cantanti italiani, trasmesso in filodiffusione in alcuni punti della città. In cielo, infine, il passaggio delle Frecce Tricolori che potrebbero disegnare la croce di San Giorgio, patrono di Genova e “protettore” del nuovo viadotto che porterà appunto il nome del Santo guerriero.

La prima auto

La prima auto a percorrere il nuovo ponte sarà dunque quella del
Presidente della Repubblica, prima dell’apertura al traffico il 5 agosto.
Intanto, grandi assenti al taglio del nastro (sul lato verso il mare del ponte)
saranno i vertici di Autostrade per l’Italia (ASPI) e Atlantia, la società dei
Benetton che ne è (stato) il principale azionista. Semplicemente non sono stati
invitati, dopo la decisione del governo di “statalizzare” ASPI, che prenderà in
gestione l’infrastruttura dopo la cerimonia.

Autostrade, l’uscita dei Benetton e l’ingresso dello Stato

Escono di scena dunque i Benetton (gradualmente) mentre nella società entra Cassa Depositi e Prestiti con il 51%, trasformandola quindi in una public company con un socio pubblico di riferimento e l’apertura a nuovi investitori istituzionali. Nell’intesa raggiunta a metà luglio è prevista anche una revisione generale della concessione, dalle tariffe ai risarcimenti. «La sicurezza dei cittadini non è revocabile. Puntiamo ad un rafforzamento del sistema dei controlli e all’aumento delle sanzioni anche in caso di lievi violazioni. Nessuno resterá impunito» prosegue ancora Conte sottolineando che «la partita su Aspi non poteva essere giocata sulla pelle di famiglie. L’intervento dello Stato tutela i posti di lavoro e in una prospettiva di lungo periodo offre anzi una visione occupazionale di ampia portata».

Il progetto di Renzo Piano

43 vittime, danni e ricadute per l’economia, disagi per gli sfollati, ma anche una nuovo inizio per Genova dopo la demolizione di quel che restava del Ponte Morandi e la posa dei primi elementi della nuova infrastruttura progettata da Renzo Piano. In occasione dell’anniversario del drammatico incidente al viadotto Polcevera, il 14 agosto 2018, si fa il punto della situazione: «La ricostruzione terminerà entro aprile 2020» ha ribadito alla vigilia della cerimonia il Commissario straordinario e Sindaco di Genova, Bucci. Nel capoluogo si attende anche il Presidente della Repubblica, a cui è affidato il compito di lanciare un doppio monito, di sostegno alla popolazione e stimolo a che l’opera di ricostruzione proceda spedita. Intanto si lavora per rivitalizzare le zone del crollo.

La ricostruzione

«Abbiamo rivisto il lavoro fatto per la demolizione e la costruzione del Ponte, abbiamo impostato i progetti per la conclusione dei lavori che è sempre prevista per l’aprile 2020, abbiamo esaminato l’analisi finanziaria che è positiva»: così il Commissario per la ricostruzione, Bucci, al termine dell’ultimo vertice a Palazzo Chigi, presieduto dal premier Conte il 31 luglio 2019. «I finanziamenti esistono, Autostrade sta continuando a pagare come da programma» ha aggiunto, mentre il presidente del Consiglio stesso ha confermato la proroga di un anno dello stato di emergenza, come chiesto anche dal Governatore ligure, Toti.

Il punto più delicato: i risarcimenti

I familiari delle vittime, un anno dopo, hanno presentato richieste chiare alle istituzioni: una legislazione quadro a supporto proprio dei parenti di chi ha perso la  vita nel crollo, per arrivare a un riconoscimento ufficiale del proprio status, anche in vista di possibili agevolazioni; l’istituzione di un’unità di crisi per il supporto nelle difficoltà di lungo periodo e non solo nell’emergenza; la creazione  di un fondo di garanzia statale, che anticipi i risarcimenti. È questo il punto più delicato, perché gli indennizzi potranno arrivare solo dopo la condanna dei responsabili, per la quale occorrono tempi lunghi. Nel frattempo il rischio è che chi si trova in maggiori difficoltà economiche accetti ora i risarcimenti proposti da Autostrade per l’Italia, che impediscono però la costituzione di parte civile in Tribunale.

Anche il Commissario straordinario e Sindaco di Genova, Bucci, ha chiesto al ministero dei Trasporti lo sblocco di 600 milioni di euro per partire con l’iter di completamento del piano di mobilità, il cosiddetto Pums.

Il risarcimento danni alle imprese

Il governatore ligure, Toti, che aveva chiesto la proroga dello stato di emergenza, si è detto soddisfatto e ha fatto il punto anche sulla situazione delle imprese: «Abbiamo convenuto col governo alcune rimodulazioni di spesa che riguardano sostanzialmente i risarcimenti alle imprese e la rimodulazione delle domande per il risarcimento danni alle imprese che possa tenere conto anche di voci oggi non calcolate e di un periodo più lungo di riferimento per il mancato fatturato» ha spiegato Toti. «Ci attiveremo per fare una proposta in tal senso al governo e queste modifiche saranno ovviamente recepite o nel decreto industriale a cui sta lavorando il ministro Di Maio o, se non facessimo in tempo, nella legge di stabilità nel prossimo Consiglio». 

La situazione nella zona del crollo

A sud dell’ex Ponte, nella parte iniziale e interrotta di via Walter Fillak, si cerca lentamente di riprendersi dallo shock del crollo: pochi i negozi aperti, molti sono vuoti, su numerosi edifici si sono moltiplicati i cartelli di appartamenti in affitto o vendita. Va meglio nella parte nord, dove il Comune ha sostenuto il progetto “On The Wall” insieme all’associazione Linkinart. Qui 11 artisti di strada e writers stanno realizzando una decina di murales, allo scopo di ridisegnare le facciate del quartiere e rivitalizzarlo. Si tratta di opere a firma italiana e anche straniera, che saranno terminate proprio il 14 agosto.

Il monito di Mattarella

Per il Capo dello Stato, Mattarella, è la quinta visita a Genova in un anno, segno della vicinanza al capoluogo ligure. Nei giorni scorsi si sono rincorse le domande sul messaggio che lancerà in occasione del sopralluogo ai cantieri sul torrente Polcevera, in corrispondenza del crollo e dell’area in cui si sta costruendo la pila del nuovo Ponte di Renzo Piano. È altamente probabile che voglia stringere le mani degli abitanti. Al suo fianco dovrebbe esserci anche il presidente del Consiglio, Conte, già intervenuto anche in occasione della demolizione dell’ultima pila, il 28 giugno scorso, insieme ai due vicepremier Salvini e Di Maio. Quest’ultimo dovrebbe tornare il 14 agosto, mentre non dovrebbe esserci il responsabile del Viminale.

Il programma

Alle 10 è in programma la Messa in ricordo delle 43 vittime, celebrata dall’arcivescovo, cardinale Angelo Bagnasco. Non sarà celebrata nella Cattedrale di Genova, però, bensì nel piazzale allestito dove sta sorgendo la pila 9 del nuovo viadotto, che andrà a sostituire quella crollata un anno fa. Alle 11.36 ci sarà un momento di raccoglimento e silenzio, seguito dagli interventi delle autorità dal palco appositamente allestito. Oltre al discorso del Capo dello Stato e del premier, sono attesi quelli del commissario Bucci e del governatore Toti, insieme all’associazione dei famigliari delle vittime.

Il momento della demolizione alle 9.37 del 28 giugno 2019

Il momento della demolizione alle 9.37 del 28 giugno 2019

Aggiornamento del 28 giugno 2019

Il ponte Morandi non c’è più

Non c’è più. Il ponte Morandi e i due piloni che ne erano rimasti il simbolo non ci sono più: sono implosi alle 9.37 esatte, quando una serie di microcariche, collocate in appositi fori sui piloni nei giorni scorsi, sono esplose. Una immensa nuvola bianco-grigia si è alzata in cielo, molto più contenuta di quanto avrebbe potuto essere, grazie al fatto che alcuni minuti prima di azionare le cariche sono entrati in funzione appositi idranti a bagnare il terreno e l’atmosfera per “imprigionare” le polveri.

La demolizione di ciò che rimaneva del Ponte Morandi, crollato il 14 agosto scorso causando la morte di 43 persone, è avvenuta secondo programmi, anche se con qualche minuto di ritardo dovuto alle resistenze di un anziano abitante della zona a lasciare la propria abitazione. Ora Genova ha modificato nuovamente il proprio skyline, privo di quei piloni risalenti al 1967.

La più grande evacuazione a Genova

Fin dalla sera prima della demolizone erano iniziati gli sgomberi dei residenti nel raggio di 300 metri dal luogo della demolizione, per motivi precauzionali e dando priorità a persone over 75, con problemi di mobilità e a donne incinte. Stamattina alle 6 le ultime evacuazioni: complessivamente 3.500 persone, la più grande evacuazione per il capoluogo ligure dalla Seconda Guerra mondiale, che potranno fare rientro a casa solo una volta giunto il via libera dalle 9 centraline di Arpal e dalle 4 della rete dell’Ecoistituto Genova-Reggio Emilia che rilevano i dati dell’aria, ogni circa due ore. Entro le 22, comunque, tutti dovrebbero poter lasciare gli spazi adibiti appositamente per l’evento (anche se diversi posti branda resteranno allestiti per tutta la notte in caso di emergenza).

Alla stessa ora termina anche la No Fly zone, il divieto di sorvolo scattato alle 7 del mattino, così come le principali chiusure di strade cittadine e di un tratto della A7 Genova-Serravalle.

Al via la ricostruzione “vera”

Dopo il suono della sirena e con l’abbattimento delle pile, i lavori di ricostruzione possono entrare nel vivo. “Tutto è andato secondo programma. Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato. Con questo giorno Genova velocizza la sua ripresa” ha commentato il Sindaco di Genova e commissario alla ricostruzione, Bucci, che ha seguito la demolizione insieme ai vicepremier Salvini e Di Maio, e al Ministro della Difesa, Trenta, che poi si sono trasferiti allo stabilimento Fincantieri di Sestri per esaminare le travi arrivate tre giorni fa, a bordo di una chiatta, e che rappresentano il primo “pezzo” di impalcato del nuovo ponte di Genova, disegnato da Renzo Piano.

Aggiornamento del 24 giugno 2019

Quella appena iniziata è una settimana decisiva, perché si procederà con la demolizione delle pile 10 e 11, simbolo del crollo del ponte Morandi e, pressoché contemporaneamente, anche alla messa in posa del primo “pezzo” del nuovo viadotto sul torrente Polcevera. Si tratta di operazioni delicate, che sono accompagnate da una serie di raccomandazioni alla popolazione, dall’evacuazione di 3.500 abitanti e da chiusure e modifiche alla viabilità che avranno un impatto importante sulla città.

Lunedì 24, arrivato l’esplosivo: come sarà la demolizione

Da settimane si fanno prove per testare le modalità di demolizione delle pile 10 e 11, in apposite cave. Oggi, lunedì 24, è arrivata a Genova oltre una tonnellata di esplosivo che gli addetti hanno già iniziato a collocare nei fori e alla base dei piloni che saranno poi fatti implodere su se stessi, disintegrandosi, venerdì 28 giugno. Si tratta di inserire il delicato materiale, giunto da Cuneo, in apositi “bichi” all’interno delle pile che, una volta ordinata l’esplosione, permetteranno di “sbriciolare” i piloni. A questo esplosivo si aggiungerà nelle prossime ore quello in viaggio dalla Spagna, che viene definito “digitale” perché in realtà servirà soprattutto a controllare la catena di inneschi alle microcariche. Prima di usarlo, però, occorreranno 2 o 3 giorni di test.

Martedì 25 giugno, il primo “pezzo” del nuovo ponte

È il giorno della posa del primo pilone, che inizierà con la “gettata” al pilone 9, dove sarà collocato poi l’impalcato di acciaio del nuovo ponte. Si tratta del primo “pezzo” del nuovo viadotto, in arrivo a bordo di una chiatta di Fincantieri direttamente da Castellamare di Stabia (Napoli), dove è stato realizzato. La cerimonia che segnerà la “nascita” del ponte disegnato da Renzo Piano e donato a Genova inizierà alle 15.30, davanti alle massime autorità. Sarà preceduta dall’ultimo sopralluogo da parte dei periti nominati dal giudice Angela Nutini (consulenti dei 71 indagati nell’inchiesta per il crollo), che hanno chiesto di dipingere gli stralli (i tiranti d’acciaio del vecchio Morandi) per poterli poi analizzare dopo l’intervento.

Mercoledì 26, il vademecum contri i rischi per la popolazione

Per dare istruzioni agli abitanti della zona in vista delle demolizioni, in tutto 3.500 persone, sono state convocate due assemblee. Serviranno anche e soprattutto a rassicurare gli evacuati, che temono sia per questioni ambientali (dispersione di polveri e amianto), sia logistiche. Per ridurre la possibilità che polvere e detriti si diffondano in atmosfera saranno in azione idranti che getteranno acqua. Sono anche state predisposte apposite barriere. Gli abitanti non sono comunque del tutto convinti che non ci siano rischi di dispersione di fibre di amianto, che avevano portato nelle scorse settimane a rimandare la demolizione e a valutare altre strade per distruggere quel che resta del vecchio ponte Morandi. Alla fine i tecnici hanno escluso rischi per la salute.

Venerdì, la giornata clou: distruzione delle pile 10 e 11

È il giorno dell’esplosione vera e propria (o implosione). Occorrerà presumibilmente l’intera giornata tra ultimi preparativi e rilievi degli esperti, che termineranno l’analisi del lavoro tra le 19 e le 22. L’impatto sul traffico sarà imponente: chiuse le vie Fillak, Perlasca, 30 giugno, ma anche il tratto autostradale della A7 che collega al casello di Genova Ovest e che si trova nelle vicinanze del ponte. La riapertura è prevista per le 22. Inevitabili anche le ripercussioni sui turisti e in particolare per i collegamenti con il porto e il molo degli imbarchi traghetti, che al venerdì è piuttosto affollato.

PONTE MORANDI DEMOLIZIONE

Aggiornamento dell’8 marzo

Stop alla demolizione: trovato amianto nella pila 8

Se non è un dietrofront (inimmaginabile dato lo stato dei lavori e la necessità di demolire), di sicuro si tratta di una battuta d’arresto. Sabato 9 marzo non sarà abbattuta la pila 8 del ponte Morandi, come invece previsto fino a poche fa. A congelare la distruzione, che si prevedeva di effettuare con 250 microcariche di esplosivo, già in parte collocate, è stato il trovamento di amianto da parte della ditta incaricata, la Siag Srl, il cui esperto di esplosivi, Danilo Coppe, ha dato la notizia. A confermare la situazione di “stand by”, è stato anche Gabriele Mercurio (Asl3) e portavoce della commissione esplosivi, al termine di un vertice di Prefettura. Sono “necessari approfondimenti” ha detto Mercurio, aggiungendo: “Attendiamo che sia valutata sotto il profilo sanitario e ambientale la compatibilità di utilizzo degli esplosivi rispetto alla presenza di amianto” per verificare “se l’esplosione possa determinare o meno problematiche di natura sanitaria o ambientale”.  

Non si esclude, dunque, che la demolizione possa avvenire anche in altro modo dopo la scoperta di materiale potenzialmente molto dannoso nel calcestruzzo. Si tratterebbe di crisotilo, un amianto di origine naturale.

Quali alternative?

Per il Sindaco e commissario straordinario Marco Bucci, per la pila 8 potrebbe essere usata una tecnica alternativa, se gli approfondimenti confermassero la pericolosità nell’uso dell’esplosivo. Bucci ha chiarito che “su 40 camion di calcestruzzo esaminati, l’amianto sarebbe risultato presente in 7”. Il problema, invece, sarebbe rappresentato dalle pile 10 e 11, per il cui abbattimento resta necessario il ricorso alla dinamite. La criticità, in questo caso, è rappresentata dalla vicinanza alle case, sul cantiere est. 

Nuovo programma

Il congelamento della demolizione della pila 8 ha causato un ritardo, che però il commissario Bucci minimizza: la prossima data utile per l’abbattimento è il sabato successivo, 16 marzo, per non dover far slittare l’inizio della ricostruzione oltre il 31 marzo, data prevista dal project paln. 

Nuovi indagati nell’inchiesta

Intanto si allarga l’inchiesta sul crollo. Sono 40 i nuovi indagati, con la Procura di Genova che ha emesso altrettanti avvisi di garanzia, destinati a nuovi dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia, Spea Engeneering (la controllata di Autostrade che si occupa di monitoraggio e manutenzione) e del ministero dei Trasporti. Sale quindi a una sessantina il numero complessivo delle persone coinvolte a vario titolo nelle responsabilità del crollo. Le ipotesi di reato vanno dall’omicidio colposo e stradale, al disastro e attentato alla sicurezza dei trasporti. 

Aggiornamento del 5 marzo 2019

L’esplosione della pila 8, simbolo del crollo del Morandi

L’ora X è stata fissata alle 10.50. In pochi minuti, al massimo entro le 11.15 la pila 8 del ponte Morandi verrà distrutta, sbriciolandosi sotto l’effetto di 250 microcariche esplosive, piazzate in punti precisi in modo da far sì che quello che rappresenta uno dei simboli del crollo del ponte Morandi sia demolito col minor impatto possibile. Per questo entreranno in azione anche i cosiddetti “cannon fog”, cannoni dai quali usciranno getti di aria e acqua nebulizzata, allo scopo di contenere le polveri generate dall’esplosione. Se la demolizione è già iniziata a dicembre, è proprio sabato 9 febbraio che si compie un passaggio simbolico nel percorso verso la ricostruzione del viadotto, che nel frattempo è iniziata nei cantieri. 

Niente amianto, ma “zona rossa”

In questi giorni i tecnici della Commissione esplosivi, che si è riunita il 4 marzo in Prefettura a Genova, hanno escluso la presenza di fibre d’amianto e materiali pericolosi, effettuando una “carotatura”, dunque perforando la pila 8 per ispezionarne l’interno e collocare la dinamite in forma di gelatina esplosiva (in tutto 175 kg). Per precauzione sarà istituita una “zona rossa”, a difesa della popolazione che abita nell’area interessata dalla demolizione, e a tutela degli edifici industriali, ai quali saranno applicati pannelli di legno (come per l’Ansaldo), per evitare che le onde d’urto possano frantumarne i vetri. L’esplosione durerà in tutto appena 2 secondi, ma sarà sufficiente a far implodere la pila 8. La scelta del sabato e dell’orario è legata anche al fatto che in quel momento non ci sarà alcuna circolazione ferroviaria sulla linea adiacente. 

Cantieri avanti senza sosta

Intanto proseguono i lavori nei cantieri, sia per la demolizione che per la ricostruzione. L’architetto Renzo Piano, che ha firmato il progetto a cui si rifarà il nuovo ponte, ha fatto sapere che si lavora, anche in contemporanea alla demolizione. Su questo fronte, invece, domenica 3 marzo è stata rimossa anche la sezione di impalcato che congiunge le pile 5 e 6 del troncone Ovest del Morandi. La terza a essere rimossa finora, ha toccato terra “in anticipo di 12 ore rispetto al cronoprogramma”, come spiegato dalle ditte incaricate. 

Aggiornamento del 30 gennaio 2019

Mancano i traduttori, demolizione in ritardo

Dopo aver iniziato la fase di demolizione del ponte Morandi, l’8 febbraio toccherà al moncone ovest del viadotto. A indicare la data è stato il Commissario straordinario Marco Bucci, che si è detto fiducioso del fatto che le condizioni meteo non creeranno disagi o rinvii (mentre parlava Genova era alle prese con la seconda nevicata in una settimana) e soprattutto ha minimizzato le polemiche relative ai ritardi nei lavori, dovuti alla mancanza di traduttori. Un problema che di fatto ha rallentato la macchina della demolizione e della ricostruzione, perché non è stato possibile tradurre in italiano la relazione in tedesco dei tecnici svizzeri sulle cause dell’incidente del 14 agosto 2018. Si tratta dei periti nominati dal giudice di Genova che indaga sul crollo. “Con l’autorità giudiziaria stiamo lavorando molto bene e troveremo sicuramente il modo perché non ci siano ritardi. Io ho completa fiducia. Io, comunque, non posso farci niente, queste sono cose che riguardano solo l’autorità giudiziaria” ha detto il sindaco Bucci.

Quanto ai tempi, il commissario ha chiarito le previsioni: “Penso che l’ultima parte demolita sarà a fine maggio-primi di giugno, ma la ricostruzione partirà prima, il 31 marzo. Entro quella data saranno abbattute tutte le strutture necessarie per ricostruire mentre altre parti saranno abbattute dopo. A noi interessa che alla fine di marzo si inizi a costruire”.

L’inchiesta si allarga

Intanto si allarga l’inchiesta sul crollo, con 10 nuovi indagati. Si tratta di dirigenti e personale di Autostrade e Spea, la società che fa capo alla stessa Autostrade e che si occupa di manutenzioni e controlli. Secondo quanto emerso, la Procura ha aperto un secondo fascicolo che riguarda le procedure di controllo e manutenzione anche di altri viadotti in condizioni critiche e in particolare sul Pecetti e sul Sei Luci in Liguria, sul Paolillo in Puglia e su infrastrutture in provincia di Milano e di Pescara. Il reato ipotizzato sarebbe falso” per aver “ammorbidito” i dossier sullo stato dei viadotti analizzati. Il nuovo fascicolo nasce da alcune dichiarazioni avvenute in occasione delgi interrogatori sul crollo del Morandi. Alcuni tecnici di Spea avrebbero riferito, ad esempio, che il supervisore Maurizio Ceneri, ingegnere della Spea stessa, avrebbe in alcuni casi modificato i report, che in altre circostanze sarebbero stati cambiati dopo le riunioni con lo stesso Ceneri. La Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni a Genova, Milano, Firenze, Bologna, Bari e Pescara.

Aggiornamento del 3 dicembre 2018

Saranno risarciti entro il 19 gennaio 2019 gli abitanti di Genova che hanno subito danni per il crollo del ponte Morandi. La conferma è arrivata alla vigilia di un riunione con i residenti delle case evacuate sotto il viadotto, crollato lo scorso 14 agosto. I proprietari dovranno effettuare la “cessione degli immobili” entro il 20 dicembre, come spiegato dall’assessore al Bilancio del Comune, Piciocchi.

Gli indennizzi saranno in proporzione alla metratura delle case cedute e in particolare pari a 2.025,50 euro per mq. Le cifre sono comprensive del contributo forfettizzato per la perdita degli arredi.

Risarcimenti sono previsti anche per gli inquilini di appartamenti costretti ad evacuare e a trovare nuove abitazioni. Nel loro caso la cifra è di 36 mila euro per l’anticipato sgombero, ai quali si aggiungono 45 mila euro di indennità vera e propria, per 81 mila euro complessivi. Il via libera è arrivato dopo il pronunciamento favorevole dell’Avvocatura di Stato, chiamata a interpretare l’articolo 1 della Legge Genova. Come chiarito da Piciocchi, a pagare sarà Aspi.

Aumenta la benzina?

Dopo l’allarme diffuso su un possibile aumento delle accise regionali sui carburanti in Liguria, per fronteggiare le spese dopo il crollo del ponte, la Regione ha smentito: “L’emendamento del Governo alla Legge di Stabilità relativo alle accise non comporterà alcun aumento delle tasse in Liguria, ma semplicemente si rinnoveranno accise in vigore da anni e utilizzate a sostegno dei territori colpiti da emergenze di Protezione Civile”. Così in una nota i vertici della Liguria hanno chiarito, aggiungendo: “Non ci sarà un centesimo in più di accise, ma solo euro destinati alla lotta al dissesto idrogeologico nella nostra Regione”. A sollevare il dubbio era stato Ettore Rosato (Pd), che aveva ventilato un aumento di +0,05 euro/litro in Liguria, per l’emergenza Genova, a partire dal 2019.

ponte Genova indennizzi

Aggiornamento del 28 novembre 2018

Il ponte Morandi finisce nel presepe

Con l’avvicinarsi del Natale, il ponte Morandi e ciò che ne resta sono finiti in un presepe, proprio a Genova. Ad allestirlo è stato don Valentino Porcile, prete nella chiesa della Santissima Annunziata di Sturla. “Don Vale” – come si fa chiamare anche sul proprio profilo Facebook, ha voluto inserire la vecchia struttura in quello che ha definito “un presepe da demolire il prima possibile”, con riferimento a ciò che resta del viadotto sul Polcevera. Gli scatti postati sul hanno fatto in beve tempo il giro del web.  

Depositati i progetti per il nuovo ponte

Intanto è scaduto il tempo per la presentazione e “sono più di dieci e meno di venti” i progetti per la realizzazione del nuovo ponte Morandi. A confermarlo è stato il Sindaco di Genova e Commissario straordinario, Marco Bucci, al quale sono arrivate una quindicina di proposte (che salgono a circa 40 se si considerano anche i piani per il monitoraggio e la validazione dei progetti.

Tra le offerte ce ne sarebbe anche una dal Codacons, che avrebbe la firma dell’archistar spagnolo Santiago Calatrava: l’associazione dei consumatori proporrebbe di mantenere i piloni esistenti della vecchia struttura, ricostruendo soltanto la porzione orizzontale, con una riduzione di costi e tempi.

Il commissario Bucci ha confermato il via ai cantieri (partendo dalla demolizione dei “monconi”) il 15 dicembre, mentre si profila una corsa a due per i lavori di ricostruzione.

Quali proposte: una corsa a due?  

Le cordate in gara per l’assegnazione dell’opera sono soprattutto due: Salini-Impregilo-Fincantieri e Cimolai, che ha presentato 4 tipi di ponti differenti. La loro caratteristica è quella di essere tutti in metallo. Le differenze riguardano, invece, la complessità costruttiva, il costo e impatto visivo: si va da una versione più essenziale ad una molto ardita, ad arco, passando per un prototipo di ponte strallato con cavi d’acciaio superiori a contribuire alla tenuta della la struttura.  

Cimolai, di Pordedone, avrebbe anche scomodato una firma del mondo dell’ingegneria e architettura come Calatrava, con il quale ha realizzato tra le altre opere anche la stazione della metro di Ground Zero a New York.

Il Codacons, invece, avrebbe sottoposto la propria idea ai genovesi, tramite un sondaggio, e avrebbe ottenuto il 70% di consensi alla proposta di “salvare” i monconi ancora in piedi, ricostruendo quanto crollato. Il nuovo ponte, secondo l’associazione, sarebbe “dedicato alle vittime della tragedia di Genova” e garantirebbe “piena sicurezza ai cittadini grazie all’adeguamento dei circa 700 metri di struttura ancora intatta”. Il punto di forza sarebbe quello di una realizzazione “in tempi brevi, con risorse economiche inferiori per lo Stato e senza le difficoltà tecniche che presenta una demolizione totale del ponte”.

Il Cms a Genova

Intanto sopralluogo del vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura al luogo della tragedia del 14 agosto scorso. Per David Ermini si tratta di un’occasione per verificare le criticità emerse in seguito al crollo. La visita a Genova coincide con quella presso il tribunale del capoluogo ligure, per aumentare il cui organico è stato deciso un bando straordinario, lo scorso 14 novembre, per inserire sei nuovi magistrati.


ponte genova presepe

Aggiornamento del 14 novembre 2018

Il ponte entro metà 2020

A tre mesi esatti dal 14 agosto, giorno del crollo del Ponte Morandi, il Sindaco di Genova e Commissario alla ricostruzione, Marco Bucci, fa sapere di avere pronti quattro decreti e le lettere di invito per le aziende che saranno coinvolte nei lavori per il nuovo viadotto. I nomi non ci sono ancora (si attende l’approvazione del decreto Genova, al voto oggi in Senato), ma lo stesso Bucci ha indicato la data entro cui la nuova struttura sarà pronta: la prima metà del 2020. I lavori di demolizione, invece, inizieranno entro il 15 dicembre: si partirà dal lato ovest poi, parallelamente all’avvio della ricostruzione di quella parte, si procederà con la demolizione dei “monconi” del lato est. Così, almeno, nelle intenzioni del commissario, che in una intervista ha aggiunto: “I lavori partiranno non appena il ponte sarà dissequestrato. Appena avremo scelto il progetto lo manderemo immediatamente al procuratore e al giudice per includere le loro osservazioni nel progetto e partire. Siamo d’accordo con il procuratore che lavoreremo in questo modo”.

L’appalto e la durata dei lavori

L’assegnazione dei lavori, come indicato da Bucci, avverrà in negoziazione diretta, senza gara d’appalto, seguiti da un team che seguirà “quanto previsto dall’articolo 32 della direttiva Ue 24 del 2014. Che riguarda la negoziazione diretta senza pubblicazione. Punto che è stato approvato dall’Avvocatura di Stato e dall’Anac. Tra l’altro con Anac stiamo definendo il protocollo di collaborazione” ha chiarito il Commissario.

Quanto alla durata dei lavori, dopo che si erano ipotizzati pochi mesi (9 secondo i progetti di Autostrade per l’Italia, 12/15 per il governatore ligure Toti), Bucci ha chiarito che la best option “è di dodici mesi” (comunque non oltre i 15). Per la demolizione dei monconi del lato ovest si preferirà in line adi massima evitare l’uso di esplosivi, mentre sul lato est più vicino alle abitazioni, “le pile sono più complesse e bisognerà vedere quali soluzioni vengono date”.

Il rientro degli sfollati e la demolizione del ponte

A oltre due mesi dal crollo del ponte Morandi, giovedì 17 ottobre gli sfollati hanno ottenuto il via libera al ritorno nelle abitazioni per recuperare i propri averi: solo due ore per poter prendere gli oggetti di valore e soprattutto quelli legati ai ricordi.

Intanto sul fronte dei lavori, Autostrade per l’Italia (Aspi)ha presentato al commissario straordinario e sindaco di Genova Bucci il proprio progetto per il nuovo viadotto sul Polcevera. E’ ispirato al disegno dell’architetto Renzo Piano: ha una linea semplice e classica, con travi in acciaio e soletta in calcestruzzo, nove campate e numerosi lampioni (alti 20 metri) con luci sferiche. Sei piloni sono a forma di “V” e due a “I”, in corrispondenza delle due estremità della struttura.Sono anche presenti due pannelli fonoassorbenti di tre metri di altezza su entrambi i lati dell’impalcato.

Intanto la stessa Aspi parteciperà alla demolizione dei monconi. A confermarlo Gianluca Rospi, relatore del decreto Emergenze all’esame delle commissioni congiunte Ambiente e Trasporti di Montecitorio. Il deputato M5S ha escluso però la partecipazione di Autostrade ai lavori di ricostruzione, anche se secondo fonti di stampa un emendamento al decreto avrebbe riammesso alla partecipazione per la ricostruzione tutte le imprese candidate, dunque anche Autostrade, a fronte di indennizzi per gli sfollati.

La stessa Aspi nei giorni scorsi aveva però manifestato “sconcerto per la ricostruzione dei verbali della commissione ministeriale”, in occasione delle audizioni da parte della Commissione del ministero delle Infrstrutturee e Trasporti. “Ci sarebbero gravi errori, accuse infondate e conclusioni pregiudiziali” come fatto sapere dall’ente in una nota. Il braccio di ferro col Governo, dunque, prosegue, proprio mentre non si esclude che la lista degli indagati possa aumentare a breve con circa 40 nuovi nomi iscritti nel fascicolo: si tratterebbe di persone interessate a vario titolo nella manutenzione del ponte tra il 1992, anno a cui risalgono gli ultimi interventi al pilone numero 2, e il 1995. Il sospetto è che all’epoca qualcuno potesse già essere a conoscenza di problemi di deterioramento anche ai piloni 9 (quello che ha ceduto) e 10.

Il Commissario straordinario

E’ Marco Bucci, attuale Sindaco di Genova, il commissario straordinario che gestirà la ricostruzione del ponte Morandi. Il suo nome era nell’aria dopo le indiscrezioni che volevano invece Claudio Gemme, manager di Fincantieri, a occuparsi della gestione dopo il crollo. Come previsto dal decreto, la comunicazione ufficiale è arrivata con una telefonata de premier Giuseppe Conte al Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che ha risposto con parere favorevole. Bucci ha incontrato anche il sostegno degli enti locali coinvolti.

Treni e via della Superba

Apertura Intanto proprio il Comune ha preparato l’ordinanza relativa alla viabilità cittadina. Dopo l’apertura ai mezzi pesanti, è stata estesa la via della Superba (che collega il casello di Genova Aeroporto a la Superba) diventa accessibile anche ai taxi, mezzi pubblici e a tutti i veicoli merci che così potranno raggiungere il porto in modo più agevole e diretto. Quanto ai treni, dall’alba oggi hanno riaperto due delle tre linee ferroviarie interrotte in prossimità del Polcevera, con la ripresa del transito dei primi treni merci per il porto e dei primi convogli passeggeri lungo le tratte Genova-Ovada-Aqui Terme e Genova-Brignole-Busalla-Arquata, ripristinate.

mappa Genova

Come arrivare al Porto Antico

Per chi volesse raggiungere il Porto Antico, dove si trovano l’Acquario, Biosfera, i Magazzini del Cotone e la Città dei bambini e dei ragazzi, ecco una mappa messa a punto dallaD direzione Mobilità del Comune di Genova, con Confindustria Genova (vedi sopra).

Per chi arriva da Levante (A12) la viabilità è rimasta identica. Sono suggerite le uscite Genova Nervi o Genova Est, seguendo poi le indicazioni per i parcheggi del Porto Antico. Nessun modifica neppure per chi proviene da Milano (A7), con indicazione suggerita di uscita a Genova Ovest.

Le modifiche

Chi arriva da Ponente deve uscire obbligatoriamente a Genova Aeroporto, seguire le indicazioni orizzontali, verticali e del personale di Polizia Municipale sul posto. Chi provinene dalla A26 (Aosta, Gavellona Toce, Torino) deve prendere il raccordo per la A7 all’altezza di Predosa, per poi raggiungere il casello di Genova Ovest.

Aggiornamento al 28 settembre 2018

A un mese e mezzo (44 giorni) dal crollo, il decreto sul ponte Morandi è arrivato al Quirinale per la firma, dopo il via libera della Ragioneria dello Stato per la copertura delle spese, precedentemente non indicate ma sostituite da puntini di sospensione. Il testo, in 47 articoli, affronta il nodo della ricostruzione, delle sue spese, lo stanziamento dei fondi statali, aiuti al Porto e alle imprese in crisi, risorse per i trasporti e l’indicazione dei compiti del commissario straordinario.

Il Commissario straordinario

Il commissario straordinario dovrebbe essere Claudio Andrea Gemme, 70enne, genovese, di casa in via Porro, nel cuore della zona rossa di Genova coinvolta dal crollo. “Ho dato la mia disponibilità a fare il commissario” ha detto Gemme. È presidente di Fincantieri Sistemi Integrati e direttore della Divisione Systems & Components della stessa Fincantieri, la società alla quale il Movimento 5 Stelle penserebbe di affidare la ricostruzione del viadotto. È membro della giunta di Confindustria, presidente del comitato strategico Alti Studi di Milano e della Gaslini onlus, ha girato il mondo lavorando in Giappone, Germania, Francia e Russia e a lui aveva pensato come candidato sindato il governatore ligure Toti lo scorso anno. Il mandato del Commissario straordinario durerà almeno due anni e prevede che possa agire in deroga a tutte le norme (escluse quelle penali).

I contenuti del decreto per Genova

Autostrade per l’Italia “colpevole”: la società concessionaria è ritenuta “responsabile dell’evento”, ma sarà esclusa dalla ricostruzione. Entro 30 giorni dalla richiesta del commissario straordinario dovrà versare le somme necessarie alle spese di ricostruzione.

L’anticipo dello Stato: in caso di ritardo o mancato pagamento da parte della società, il commissario “può individuare un soggetto pubblico o privato che anticipi le somme necessarie alla integrale realizzazione delle opere”. Se Autostrade non dovesse pagare le spese, per “30 milioni annui” dal 2018 al 2029, lo Stato anticiperà le somme.

La ricostruzione: Autostrade non si occuperà comunque della ricostruzione del ponte (come chiesto dal Movimento 5 Stelle nelle figure del vicepremier Di Maio e del ministro per le Infrastrutture Toninelli). I lavori saranno affidati dal Commissario straordinario “ad uno o più operatori economici” senza rapporti con Autostrade.

Il Commissario straordinario: non è ancora indicato un nome, ma arriverà “entro 10 giorni” dalla data di entrata in vigore del decreto, sentendo il presidente della Regione Liguria, Toti.

Altri fondi: il decreto prevede lo stanziamento di fondi speciali, ad esempio per il porto di Genova, che ha subito ricadute pesanti (30 milioni di euro), per i trasporti liguri (23,5 milioni), per l’assunzione di personale per far fronte alle emergenze (250 persone tra Regione e Comune).

No al Terzo Valico: è rimasta stralciata rispetto alla bozza, invece, la parte dedicata al finanziamento del Terzo Valico, la linea ferroviaria che collega Liguria e Piemonte e per la quale inizialmente era previsto un finanziamento di 791 milioni. Per il Sottosegretario Rixi (Infrastrutture) i fondi saranno ripristinati successivamente e con un provvedimento meno urgente.

Ricostruzione, società non idonee?

Nuovo intoppo nella realizzazione del nuovo ponte di Genova: a 40 giorni dal crollo del viadotto sul Polcevera, il decreto atteso dal capoluogo ligure non arriverà in Gazzetta ufficiale entro oggi, come auspicato. Il testo è alla seconda bozza, dopo la prima versione già approvata dal Consiglio dei Ministri e poi rimaneggiata. La seconda stesura non ripasserà dall’esecutivo, ma andrà direttamente alla firma del Capo dello Stato, Mattarella. Mancano ancora, però, le cifre definitive stanziate dal Governo e soprattutto il nome del Commissario alla ricostruzione, sul modello di quello post terremoto dell’Aquila, con poteri speciali (o in deroga, come nella seconda bozza?). Si fanno i nomi del giurista Alfonso Celotto, del sottosegretario Edoardo Rixi o del sindaco di Genova Marco Bucci.

Intanto resta il nodo di chi ricostruirà il ponte. Il Governo puntava su Fincantieri e Italferr, che però non avrebbero le “Attestazioni Soa”, previste dal Codice degli appalti per certificare l’idoneità alla costruzione di opere pubbliche. Il Movimento 5 Stelle conferma la volontà di escludere dai lavori Autostrade, mentre la Lega ipotizzerebbe un coinvolgimento del gruppo Atlantia, che fa capo proprio ad Autostrade, anche per evitare contenziosi giuridici potenzialmente molto onerosi. Anche il governatore ligure Toti è propenso ad accettare il progetto di Autostrade, che prevede il fine lavori in tempi ristretti (16 mesi).  

La buona notizia arriva invece dall’apertura, il 19 settembre, della Via della Superba (o Strada del Papa), che consente a Tir in entrata e uscita dal porto di Genova di non congestionare il traffico cittadino, già in ginocchio. La strada permette anche i collegamenti con l’aeroporto e il suo ripristino è arrivato in occasione del 57° Salone Nautico, dal 20 al 25 settembre 2018.

Il Decreto del Governo (e le sue lacune)

A un mese dalla tragedia, entra in vigore il decreto legge speciale varato dal Governo per la città di Genova. Secondo quanto riportano gli analisti, il decreto non affronta però le questioni centrali della ricostruzione. I due partiti di maggioranza, infatti, non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla nomina di un Commissario straordinario unico né hanno deciso chi ricostruirà il ponte sul progetto presentato da Renzo Piano, se Autostrade con Fincantieri o Fincantieri da sola, come più volte dichiarato dal vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio e dal compagno di partito, il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

Come riporta il Corriere della Sera, il decreto prevede invece dei contributi fiscali «per i privati le cui abitazioni siano state dichiarate inagibili», un contributo di sostegno una tantum alle piccole e medie imprese che sono state danneggiate dal crollo tenendo conto del fatturato e del numero di lavoratori, contibuto che è esteso anche ad artigiani, professionisti e commercianti che abitano nelle zone colpite. È prevista inoltre l’istituzione di un’Agenzia nazionale che assumerà 250 giovani ingegneri per monitorare i ponti, mentre è stata introdotta una vera e propria “zona franca urbana” mediante speciali «misure di facilitazioni fiscale per le imprese genovesi e per la piena ripresa dei traffici portuali».

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Il crollo

È il 14 agosto pochi minuti prima di mezzogiorno quando crolla il ponte Morandi, il viadotto sul torrente Polcevera a Genova. A cedere è la struttura in prossimità del pilone numero 9. All’inizio si sospetta che a causare l’incidente sia la rottura di uno degli stralli, forse per colpa di un fulmine. Sulla città si sta infatti abbattendo un violento temporale. Ma solo l’incidente probatorio, disposto dalla Procura, farà luce sulle causa del crollo. I video e le immagini (comprese alcune riprese da un drone) che mostrano le primissime fasi dopo il crollo del ponte fanno il giro del mondo, tra incredulità e dolore.

https://youtu.be/povbVf-Nivg

Le immagini mancanti

Mancano invece pochi frammenti delle riprese delle telecamere di videosorveglianza relativi agli istanti del crollo vero e proprio. Il procuratore di Genova, Cozzi, ha dichiarato: «Ci sono stati dei problemi nelle videoregistrazioni della società Autostrade. Non posso dire che ci siano materiali di grande rilevanza o utilità. Il maltempo incideva sulla cattiva qualità delle immagini (…) La mancanza delle immagini vera e propria o l’interruzione delle immagini è dovuta, a quanto è dato di capire, a sconnessioni sulla rete dovuta al fenomeno sismico, al crollo insomma. In poche parole, un black out». Secondo le forze dell’ordine, che hanno analizzato le immagini, non ci sarebbero state manomissioni. Il “buco” del video, dall’arrivo di un camion al momento in cui il mezzo pesante rimane in bilico sul ponte appena crollato, sarebbe stato causato dalla forte pioggia.

Morandi Genova 3

Le polemiche sulla concessione e le indagini della Procura

Sono 20 gli indagati dalla procura di Genova. Tra questi c’è Autostrade per l’Italia, la concessionaria che gestisce il tratto dell’A10: e proprio sulla legittimità della concessione (e su una sua possibile revoca) si sono sviluppate le più aspre polemiche politiche nelle settimane immediatamente successive al crollo. Sono 8 i dirigenti di Autostrade indagati: l’amministratore delegato, Giovanni Castellucci, il direttore del Primo Tronco di Genova, Stefano Marigliani e i suoi sottoposti, Paolo Strazzullo e Riccardo Rigacci; il direttore centrale Operation Paolo Berti, il direttore delle Manutenzioni, Michele Donferri (direttore delle Manutenzioni), Mario Bergamo (l’ex direttore delle manutenzioni di Autostrade che per primo nel 2015 parlò della necessità di intervenire sul ponte di fronte ad avvisaglie e scricchiolii) e il responsabile Ponti e Gallerie, Massimo Meliani.

Coinvolti anche dipendenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in particolare vertici dell’Unità di vigilanza del Mit, la struttura creata nel 2012 con il compito di controllare contratti, tariffe e progetti: il direttore generale, Vincenzo Cinelli, il suo predecessore, Mauro Coletta, e il capo Divisione tecnico-operativa della rete autostradale, Bruno Santoro.

Nel fascicolo è stato iscritto anche il nome di Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova che in passato aveva espresso pareri negativi sulla stabilità del Ponte, commenti che sono stati molto ripresi dai media subito dopo la tragedia. In seguito, Brencich è entrato a far parte della Commissione voluta dal Ministro Danilo Toninelli per far luce sulle cause del crollo, ma lo scorso 23 agosto ha rassegnato le dimissioni per via delle polemiche scatenatesi attorno alla decisione del Comitato del Provveditorato, di cui lui egli stesso faceva parte, che lo scorso febbraio valutò il progetto di rinforzo degli stralli e decise di non chiudere il ponte. Il Comitato ha agito basandosi sulla documentazione fornita da Autostrade e senza accertamenti propri.

Dello stesso comitato facevano parte che anche l’ingegner Mario Servetto, anch’egli indagato, mentre la Commissione nominata da Toninelli ha avuto sin da subito vita difficile: a dieci giorni dalla nomina, il Ministero ha deciso infatti di sostituirne il presidente, il provveditore alle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta Roberto Ferrazza ora anch’egli indagato, mentre recentemente si è dimesso anche il dirigente del Ministero Bruno Santoro. Avviso di garanzia anche per gli ingegneri Emanuele De Angelis e Massimiliano Giacobbi di Spea, per Fulvio Di Taddeo di Autostrade, per i collaboratori di Ferrazza Salvatore Bonaccorso e Giuseppe Sisca e per il capo Ufficio ispettivo Carmine Testa.

Gli allarmi trascurati?

Secondo le indagini della Guardia di Finanza, che ha sequestrato decine di documenti, sono almeno 13 coloro che si sono occupati del progetto di ristrutturazione del viadotto dal 2015, che avrebbero sottovalutato segnali di cedimento del ponte. Secondo una prima relazione dei periti del Pm, le probabili cause del crollo sarebbero attribuibili a un “cedimento strutturale all’antenna del pilone 9, il punto in cui i tiranti si congiungono all’estremità del sostegno”. In almeno una occasione i dirigenti del Mit, secondo la perizia, avrebbero manifestato la certezza che sul restyling del Morandi si tempi si stessero dilatando eccessivamente.

Le segnalazioni dello stesso ingegnere Morandi

Era il 1979 quando lo stesso ingegnere che diede il nome ponte, Riccardo Morandi, avvertiva della necessità di eseguire manutenzioni sulla struttura per un “allarme corrosione” dovuto a salsedine e inquinamento. «Penso che prima o poi, e forse già tra pochi anni, sarà necessario ricorrere a una trattamento per la rimozione di ogni traccia di ruggine sui rinforzi esposti, con iniezioni di resine epossidiche dove necessario, per poi coprire tutto con elastomeri ad altissima resistenza chimica», come riportato dall’Ansa. Al centro dell’inchiesta della procura di Genova al momento ci sono soprattutto i tiranti del ponte, cioè le colonne trasversali di cemento armato con l’anima di cavi d’acciaio, che rappresentavano proprio un’innovazione introdotta da Morandi.

Il nuovo ponte di Renzo Piano

Il progetto del noto architetto genovese, oggi 81enne, non prevede invece alcun tirante, ma una struttura molto semplice, leggera e solida, con 43 “vele” a ricordare le 43 vittime dell’incidente. Bianco, in acciaio, con pannelli solari che assorbano energia di giorno per rilasciarla poi di notte, illuminandosi e rimanendo come una sorta di faro per la città della Lanterna. «Un luogo di luce”, sobrio, ma non povero. Deve durare mille anni» ha aggiunto Piano, il cui ponte dovrebbe essere realizzato in 19 mesi, avendo 4 corsie da 3,75 metri più le corsie di emergenza.

A proposito di “nazionalizzazione” e revoca della concessione

All’indomani del crollo il Governo ha annunciato l’intenzione di togliere la concessione dell’A10 ad Autostrade, per affidarla ad Anas. Avviata la procedura per la decadenza della concessione, in base agli articoli 8,9, e 9bis della convenzione con il ministero dei Trasporti per “grave inadempimento”, ad Autostrade sono stati dati 15 giorni per le controdeduzioni su quanto accaduto. Secondo il Governo occorrono circa 5 mesi perché la procedura di “scissione” della concessione abbia termine, con un decreto ministeriale delle Infrastrutture, di concerto con il ministro dell’Economia. Atlantia, che controlla Autostrade, ha offerto un piano di aiuti da mezzo miliardo, che include la demolizione dei monconi del ponte e la ricostruzione del nuovo ponte in acciaio in 8 mesi. Ma il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito più volte che non sarà Autostrade a ricostruire la struttura.

I lavori di demolizione

Per procedere con la demolizione occorre prima l’incidente probatorio per accertarne le cause del crollo. Poi si potrebbe procedere con l’uso del’esplosivo. Il Governatore della Regione Liguria e Commissario straordinario, Giovanni Toti, insieme al Sindaco di Genova, Marco Bucci, propendono per uno smontaggio di entrambi i monconi, est e ovest, per evitare la demolizione delle case di via Porro. Una soluzione delicata, difficile e non senza rischi per chi lo effettua, che richiede anche l’impiego di grandi gru e di tempi maggiori.

La copertina dell'inserto del Corriere della sera dedicata all'inaugurazione del viadotto Morandi, 1

La copertina dell’inserto del Corriere della sera dedicata all’inaugurazione del viadotto Morandi, 1 marzo 1964

Le vittime

Sono 16 i feriti, anche gravi, 43 le vittime. Tra coloro che hanno perso la vita ci sono famiglie intere, come quella di Roberto Robiano, 44 anni, della moglie Ersilia Piccinino, 41, e del figlio Samuele, 9anni, partiti per le ferie in direzione della Sardegna. A precipitare anche Andrea Fanfani, 32 anni, anestesista fiorentino presso l’ospedale di Cisanello di Pisa, morto insieme alla fidanzata Marta Danisi, infermiera a Sant’Agata di Militello, Messina. Tra le vittime anche tre lavoratori che si trovavano nell’isola ecologica di Campi, travolta dal pilone crollato. Nell’incidente hanno perso la vita anche alcuni stranieri (cileni, da tempo in Italia, tre albanesi, un autista romano e il collega moldavo, alcuni turisti francesi), quattro ragazzi di Torre del Greco in provincia di Napoli, così come napoletano era l’autotrasportatore Gennaro Sarnatano, 43 anni, che stava rientrando col suo mezzo dalla Francia in Italia.

Tra le famiglie distrutte anche quella di Alessandro Robotti, 50 anni, di Arquata Scrivia (Alessandria), che viaggiava con la moglie Giovanni Bottaro, di 43 anni, e quella di Andrea Vittone, 49 anni, e Claudia Passetti, 48, di rientro dal viaggio di nozze dopo il matrimonio il 23 luglio scorso, insieme ai figli di lei: Manuele di 16 anni e Camilla di 12. Andavano in vacanza all’Elba, invece, i Cecala, provenienti dalla provincia di Novara: Cristian, la moglie Dawna e la piccola Crystal. Non erano gli unici a provenire da fuori regione per raggiungere la meta delle loro ferie.

Gli sfollati

Sono quasi 600 gli sfollati dopo il crollo del ponte Morandi. In una prima fase hanno ricevuto case dal Comune e dalla Ragione grazie al contributo del Consiglio dei Ministri. In una concitata seduta di consiglio regionale, i primi di settembre, parte di coloro che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni perché in zona rossa, ha manifestato chiedendo “rispetto” e precedenza nei confronti delle imprese. Qui il nostro Gianluca Ferraris racconta le loro storie.

Le altre infrastrutture a rischio in Italia

All’indomani del crollo del ponte Morandi non c’è solo il dramma di sfollati, feriti e famiglie delle vittime. Scatta una sorta di censimento tardivo delle infrastrutture a rischio: c’è chi teme che altri ponti in Italia possano cedere. Allarmante la situazione fotografata dal direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr, Antonio Occhiuzzi, all’Ansa: «In Italia i ponti “scaduti” e da revisionare sono circa 10mila. Gli elementi principali alla base del rischio crollo, secondo i dati, sono i volumi di traffico e l’età dei manufatti. Quando quest’ultima è superiore a 50 anni e le strutture sono ancora interessate da grossi volumi di traffico, si accende un campanello d’allarme: questi ponti sono 10mila. Purtroppo la normativa che regola le nuove costruzioni, introducendo il grado di sicurezza strutturale, è solo del 2008».

Tra gli altri ponti che finiscono sotto la lente ci sono il ponte alla Magliana a Roma, opera dello stesso Morandi; il ponte sul Po a Colorno (Parma), già chiuso e la cui riapertura è prevista a maggio 2019 dopo un intervento di messa in sicurezza il cui costo stimato dalla Provincia è di 5 milioni di euro. Sorvegliati speciali anche i due ponti sull’Arno a Firenze (uno progettato l’altro nel restauro da Morandi): il Vespucci e il San Niccolò. Rilievi sono stati eseguiti anche sui cavalcavia della Milano-Meda e su alcuni cavalcavia in Campania (il San Nicola di Benevento, opera ancora una volta di Morandi, il San Marco di Castellammare di Stabia, il Gatto di Salerno e il Manna di Ariano Irpino). L’Anas ha poi stanziato 3,4 milioni di euro per interventi di manutenzione sul ponte Morandi-Bisantis, principale strada d’accesso a Catanzaro, in Calabria. Sono invece le scosse di terremoto ad avere creato preoccupazione lungo a A24, in Abruzzo, mentre in Sicilia in passato si sono avuti crolli importanti come quello del viadotto Verdura sulla Agrigento-Sciacca, dell’Himera sulla Palermo-Catania e del Morandi-Agrigento, crollati in anni recenti o chiusi perché ritenuti troppo pericolosi.