Ponte Morandi di Genova: il crollo, gli indagati, la ricostruzione

03 12 2018 di Eleonora Lorusso
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Cosa è successo dal 14 agosto a oggi, a che punto è l'inchiesta e quali sono le prospettive aperte per la demolizione e la ricostruzione del viadotto di Genova

Aggiornamento del 3 dicembre 2018

Saranno risarciti entro il 19 gennaio 2019 gli abitanti di Genova che hanno subito danni per il crollo del ponte Morandi. La conferma è arrivata alla vigilia di un riunione con i residenti delle case evacuate sotto il viadotto, crollato lo scorso 14 agosto. I proprietari dovranno effettuare la “cessione degli immobili” entro il 20 dicembre, come spiegato dall’assessore al Bilancio del Comune, Piciocchi.

Gli indennizzi saranno in proporzione alla metratura delle case cedute e in particolare pari a 2.025,50 euro per mq. Le cifre sono comprensive del contributo forfettizzato per la perdita degli arredi.

Risarcimenti sono previsti anche per gli inquilini di appartamenti costretti ad evacuare e a trovare nuove abitazioni. Nel loro caso la cifra è di 36 mila euro per l’anticipato sgombero, ai quali si aggiungono 45 mila euro di indennità vera e propria, per 81 mila euro complessivi. Il via libera è arrivato dopo il pronunciamento favorevole dell’Avvocatura di Stato, chiamata a interpretare l’articolo 1 della Legge Genova. Come chiarito da Piciocchi, a pagare sarà Aspi.

Aumenta la benzina?

Dopo l’allarme diffuso su un possibile aumento delle accise regionali sui carburanti in Liguria, per fronteggiare le spese dopo il crollo del ponte, la Regione ha smentito: “L’emendamento del Governo alla Legge di Stabilità relativo alle accise non comporterà alcun aumento delle tasse in Liguria, ma semplicemente si rinnoveranno accise in vigore da anni e utilizzate a sostegno dei territori colpiti da emergenze di Protezione Civile”. Così in una nota i vertici della Liguria hanno chiarito, aggiungendo: “Non ci sarà un centesimo in più di accise, ma solo euro destinati alla lotta al dissesto idrogeologico nella nostra Regione”. A sollevare il dubbio era stato Ettore Rosato (Pd), che aveva ventilato un aumento di +0,05 euro/litro in Liguria, per l’emergenza Genova, a partire dal 2019.

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Aggiornamento del 28 novembre 2018


Il ponte Morandi finisce nel presepe

Con l’avvicinarsi del Natale, il ponte Morandi e ciò che ne resta sono finiti in un presepe, proprio a Genova. Ad allestirlo è stato don Valentino Porcile, prete nella chiesa della Santissima Annunziata di Sturla. “Don Vale” - come si fa chiamare anche sul proprio profilo Facebook, ha voluto inserire la vecchia struttura in quello che ha definito “un presepe da demolire il prima possibile”, con riferimento a ciò che resta del viadotto sul Polcevera. Gli scatti postati sul hanno fatto in beve tempo il giro del web.  

Depositati i progetti per il nuovo ponte

Intanto è scaduto il tempo per la presentazione e “sono più di dieci e meno di venti” i progetti per la realizzazione del nuovo ponte Morandi. A confermarlo è stato il Sindaco di Genova e Commissario straordinario, Marco Bucci, al quale sono arrivate una quindicina di proposte (che salgono a circa 40 se si considerano anche i piani per il monitoraggio e la validazione dei progetti.

Tra le offerte ce ne sarebbe anche una dal Codacons, che avrebbe la firma dell’archistar spagnolo Santiago Calatrava: l’associazione dei consumatori proporrebbe di mantenere i piloni esistenti della vecchia struttura, ricostruendo soltanto la porzione orizzontale, con una riduzione di costi e tempi.

Il commissario Bucci ha confermato il via ai cantieri (partendo dalla demolizione dei “monconi”) il 15 dicembre, mentre si profila una corsa a due per i lavori di ricostruzione.

Quali proposte: una corsa a due?  

Le cordate in gara per l’assegnazione dell’opera sono soprattutto due: Salini-Impregilo-Fincantieri e Cimolai, che ha presentato 4 tipi di ponti differenti. La loro caratteristica è quella di essere tutti in metallo. Le differenze riguardano, invece, la complessità costruttiva, il costo e impatto visivo: si va da una versione più essenziale ad una molto ardita, ad arco, passando per un prototipo di ponte strallato con cavi d’acciaio superiori a contribuire alla tenuta della la struttura.  

Cimolai, di Pordedone, avrebbe anche scomodato una firma del mondo dell’ingegneria e architettura come Calatrava, con il quale ha realizzato tra le altre opere anche la stazione della metro di Ground Zero a New York.

Il Codacons, invece, avrebbe sottoposto la propria idea ai genovesi, tramite un sondaggio, e avrebbe ottenuto il 70% di consensi alla proposta di “salvare” i monconi ancora in piedi, ricostruendo quanto crollato. Il nuovo ponte, secondo l’associazione, sarebbe “dedicato alle vittime della tragedia di Genova” e garantirebbe “piena sicurezza ai cittadini grazie all’adeguamento dei circa 700 metri di struttura ancora intatta”. Il punto di forza sarebbe quello di una realizzazione “in tempi brevi, con risorse economiche inferiori per lo Stato e senza le difficoltà tecniche che presenta una demolizione totale del ponte”.

Il Cms a Genova

Intanto sopralluogo del vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura al luogo della tragedia del 14 agosto scorso. Per David Ermini si tratta di un’occasione per verificare le criticità emerse in seguito al crollo. La visita a Genova coincide con quella presso il tribunale del capoluogo ligure, per aumentare il cui organico è stato deciso un bando straordinario, lo scorso 14 novembre, per inserire sei nuovi magistrati.



Credits: Facebook/Valentino Porcile (don Vale)

Aggiornamento del 14 novembre 2018

Il ponte entro metà 2020

A tre mesi esatti dal 14 agosto, giorno del crollo del Ponte Morandi, il Sindaco di Genova e Commissario alla ricostruzione, Marco Bucci, fa sapere di avere pronti quattro decreti e le lettere di invito per le aziende che saranno coinvolte nei lavori per il nuovo viadotto. I nomi non ci sono ancora (si attende l'approvazione del decreto Genova, al voto oggi in Senato), ma lo stesso Bucci ha indicato la data entro cui la nuova struttura sarà pronta: la prima metà del 2020. I lavori di demolizione, invece, inizieranno entro il 15 dicembre: si partirà dal lato ovest poi, parallelamente all’avvio della ricostruzione di quella parte, si procederà con la demolizione dei “monconi” del lato est. Così, almeno, nelle intenzioni del commissario, che in una intervista ha aggiunto: “I lavori partiranno non appena il ponte sarà dissequestrato. Appena avremo scelto il progetto lo manderemo immediatamente al procuratore e al giudice per includere le loro osservazioni nel progetto e partire. Siamo d’accordo con il procuratore che lavoreremo in questo modo”.

L’appalto e la durata dei lavori

L’assegnazione dei lavori, come indicato da Bucci, avverrà in negoziazione diretta, senza gara d’appalto, seguiti da un team che seguirà “quanto previsto dall’articolo 32 della direttiva Ue 24 del 2014. Che riguarda la negoziazione diretta senza pubblicazione. Punto che è stato approvato dall’Avvocatura di Stato e dall’Anac. Tra l’altro con Anac stiamo definendo il protocollo di collaborazione” ha chiarito il Commissario.

Quanto alla durata dei lavori, dopo che si erano ipotizzati pochi mesi (9 secondo i progetti di Autostrade per l’Italia, 12/15 per il governatore ligure Toti), Bucci ha chiarito che la best option “è di dodici mesi” (comunque non oltre i 15). Per la demolizione dei monconi del lato ovest si preferirà in line adi massima evitare l’uso di esplosivi, mentre sul lato est più vicino alle abitazioni, “le pile sono più complesse e bisognerà vedere quali soluzioni vengono date”.

Il rientro degli sfollati e la demolizione del ponte

A oltre due mesi dal crollo del ponte Morandi, giovedì 17 ottobre gli sfollati hanno ottenuto il via libera al ritorno nelle abitazioni per recuperare i propri averi: solo due ore per poter prendere gli oggetti di valore e soprattutto quelli legati ai ricordi.

Intanto sul fronte dei lavori, Autostrade per l'Italia (Aspi)ha presentato al commissario straordinario e sindaco di Genova Bucci il proprio progetto per il nuovo viadotto sul Polcevera. E' ispirato al disegno dell'architetto Renzo Piano: ha una linea semplice e classica, con travi in acciaio e soletta in calcestruzzo, nove campate e numerosi lampioni (alti 20 metri) con luci sferiche. Sei piloni sono a forma di "V" e due a "I", in corrispondenza delle due estremità della struttura.Sono anche presenti due pannelli fonoassorbenti di tre metri di altezza su entrambi i lati dell'impalcato.

Intanto la stessa Aspi parteciperà alla demolizione dei monconi. A confermarlo Gianluca Rospi, relatore del decreto Emergenze all'esame delle commissioni congiunte Ambiente e Trasporti di Montecitorio. Il deputato M5S ha escluso però la partecipazione di Autostrade ai lavori di ricostruzione, anche se secondo fonti di stampa un emendamento al decreto avrebbe riammesso alla partecipazione per la ricostruzione tutte le imprese candidate, dunque anche Autostrade, a fronte di indennizzi per gli sfollati.

La stessa Aspi nei giorni scorsi aveva però manifestato "sconcerto per la ricostruzione dei verbali della commissione ministeriale", in occasione delle audizioni da parte della Commissione del ministero delle Infrstrutturee e Trasporti. "Ci sarebbero gravi errori, accuse infondate e conclusioni pregiudiziali" come fatto sapere dall'ente in una nota. Il braccio di ferro col Governo, dunque, prosegue, proprio mentre non si esclude che la lista degli indagati possa aumentare a breve con circa 40 nuovi nomi iscritti nel fascicolo: si tratterebbe di persone interessate a vario titolo nella manutenzione del ponte tra il 1992, anno a cui risalgono gli ultimi interventi al pilone numero 2, e il 1995. Il sospetto è che all'epoca qualcuno potesse già essere a conoscenza di problemi di deterioramento anche ai piloni 9 (quello che ha ceduto) e 10.

Il Commissario straordinario

E’ Marco Bucci, attuale Sindaco di Genova, il commissario straordinario che gestirà la ricostruzione del ponte Morandi. Il suo nome era nell’aria dopo le indiscrezioni che volevano invece Claudio Gemme, manager di Fincantieri, a occuparsi della gestione dopo il crollo. Come previsto dal decreto, la comunicazione ufficiale è arrivata con una telefonata de premier Giuseppe Conte al Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che ha risposto con parere favorevole. Bucci ha incontrato anche il sostegno degli enti locali coinvolti.

Treni e via della Superba

Apertura Intanto proprio il Comune ha preparato l’ordinanza relativa alla viabilità cittadina. Dopo l’apertura ai mezzi pesanti, è stata estesa la via della Superba (che collega il casello di Genova Aeroporto a la Superba) diventa accessibile anche ai taxi, mezzi pubblici e a tutti i veicoli merci che così potranno raggiungere il porto in modo più agevole e diretto. Quanto ai treni, dall’alba oggi hanno riaperto due delle tre linee ferroviarie interrotte in prossimità del Polcevera, con la ripresa del transito dei primi treni merci per il porto e dei primi convogli passeggeri lungo le tratte Genova-Ovada-Aqui Terme e Genova-Brignole-Busalla-Arquata, ripristinate.

Credits: Comune di Genova/Confindustria Genova

Come arrivare al Porto Antico

Per chi volesse raggiungere il Porto Antico, dove si trovano l’Acquario, Biosfera, i Magazzini del Cotone e la Città dei bambini e dei ragazzi, ecco una mappa messa a punto dallaD direzione Mobilità del Comune di Genova, con Confindustria Genova (vedi sopra).

Per chi arriva da Levante (A12) la viabilità è rimasta identica. Sono suggerite le uscite Genova Nervi o Genova Est, seguendo poi le indicazioni per i parcheggi del Porto Antico. Nessun modifica neppure per chi proviene da Milano (A7), con indicazione suggerita di uscita a Genova Ovest.

Le modifiche

Chi arriva da Ponente deve uscire obbligatoriamente a Genova Aeroporto, seguire le indicazioni orizzontali, verticali e del personale di Polizia Municipale sul posto. Chi provinene dalla A26 (Aosta, Gavellona Toce, Torino) deve prendere il raccordo per la A7 all’altezza di Predosa, per poi raggiungere il casello di Genova Ovest.

Aggiornamento al 28 settembre 2018

A un mese e mezzo (44 giorni) dal crollo, il decreto sul ponte Morandi è arrivato al Quirinale per la firma, dopo il via libera della Ragioneria dello Stato per la copertura delle spese, precedentemente non indicate ma sostituite da puntini di sospensione. Il testo, in 47 articoli, affronta il nodo della ricostruzione, delle sue spese, lo stanziamento dei fondi statali, aiuti al Porto e alle imprese in crisi, risorse per i trasporti e l’indicazione dei compiti del commissario straordinario.

Il Commissario straordinario

Il commissario straordinario dovrebbe essere Claudio Andrea Gemme, 70enne, genovese, di casa in via Porro, nel cuore della zona rossa di Genova coinvolta dal crollo. "Ho dato la mia disponibilità a fare il commissario" ha detto Gemme. È presidente di Fincantieri Sistemi Integrati e direttore della Divisione Systems & Components della stessa Fincantieri, la società alla quale il Movimento 5 Stelle penserebbe di affidare la ricostruzione del viadotto. È membro della giunta di Confindustria, presidente del comitato strategico Alti Studi di Milano e della Gaslini onlus, ha girato il mondo lavorando in Giappone, Germania, Francia e Russia e a lui aveva pensato come candidato sindato il governatore ligure Toti lo scorso anno. Il mandato del Commissario straordinario durerà almeno due anni e prevede che possa agire in deroga a tutte le norme (escluse quelle penali).

I contenuti del decreto per Genova

- Autostrade per l’Italia "colpevole": la società concessionaria è ritenuta “responsabile dell’evento”, ma sarà esclusa dalla ricostruzione. Entro 30 giorni dalla richiesta del commissario straordinario dovrà versare le somme necessarie alle spese di ricostruzione.

- L’anticipo dello Stato: in caso di ritardo o mancato pagamento da parte della società, il commissario “può individuare un soggetto pubblico o privato che anticipi le somme necessarie alla integrale realizzazione delle opere". Se Autostrade non dovesse pagare le spese, per “30 milioni annui” dal 2018 al 2029, lo Stato anticiperà le somme.

- La ricostruzione: Autostrade non si occuperà comunque della ricostruzione del ponte (come chiesto dal Movimento 5 Stelle nelle figure del vicepremier Di Maio e del ministro per le Infrastrutture Toninelli). I lavori saranno affidati dal Commissario straordinario “ad uno o più operatori economici” senza rapporti con Autostrade.

- Il Commissario straordinario: non è ancora indicato un nome, ma arriverà “entro 10 giorni” dalla data di entrata in vigore del decreto, sentendo il presidente della Regione Liguria, Toti.

- Altri fondi: il decreto prevede lo stanziamento di fondi speciali, ad esempio per il porto di Genova, che ha subito ricadute pesanti (30 milioni di euro), per i trasporti liguri (23,5 milioni), per l’assunzione di personale per far fronte alle emergenze (250 persone tra Regione e Comune).

- No al Terzo Valico: è rimasta stralciata rispetto alla bozza, invece, la parte dedicata al finanziamento del Terzo Valico, la linea ferroviaria che collega Liguria e Piemonte e per la quale inizialmente era previsto un finanziamento di 791 milioni. Per il Sottosegretario Rixi (Infrastrutture) i fondi saranno ripristinati successivamente e con un provvedimento meno urgente.

Ricostruzione, società non idonee?

Nuovo intoppo nella realizzazione del nuovo ponte di Genova: a 40 giorni dal crollo del viadotto sul Polcevera, il decreto atteso dal capoluogo ligure non arriverà in Gazzetta ufficiale entro oggi, come auspicato. Il testo è alla seconda bozza, dopo la prima versione già approvata dal Consiglio dei Ministri e poi rimaneggiata. La seconda stesura non ripasserà dall'esecutivo, ma andrà direttamente alla firma del Capo dello Stato, Mattarella. Mancano ancora, però, le cifre definitive stanziate dal Governo e soprattutto il nome del Commissario alla ricostruzione, sul modello di quello post terremoto dell'Aquila, con poteri speciali (o in deroga, come nella seconda bozza?). Si fanno i nomi del giurista Alfonso Celotto, del sottosegretario Edoardo Rixi o del sindaco di Genova Marco Bucci.

Intanto resta il nodo di chi ricostruirà il ponte. Il Governo puntava su Fincantieri e Italferr, che però non avrebbero le "Attestazioni Soa", previste dal Codice degli appalti per certificare l'idoneità alla costruzione di opere pubbliche. Il Movimento 5 Stelle conferma la volontà di escludere dai lavori Autostrade, mentre la Lega ipotizzerebbe un coinvolgimento del gruppo Atlantia, che fa capo proprio ad Autostrade, anche per evitare contenziosi giuridici potenzialmente molto onerosi. Anche il governatore ligure Toti è propenso ad accettare il progetto di Autostrade, che prevede il fine lavori in tempi ristretti (16 mesi).  

La buona notizia arriva invece dall'apertura, il 19 settembre, della Via della Superba (o Strada del Papa), che consente a Tir in entrata e uscita dal porto di Genova di non congestionare il traffico cittadino, già in ginocchio. La strada permette anche i collegamenti con l'aeroporto e il suo ripristino è arrivato in occasione del 57° Salone Nautico, dal 20 al 25 settembre 2018.

Il Decreto del Governo (e le sue lacune)

A un mese dalla tragedia, entra in vigore il decreto legge speciale varato dal Governo per la città di Genova. Secondo quanto riportano gli analisti, il decreto non affronta però le questioni centrali della ricostruzione. I due partiti di maggioranza, infatti, non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla nomina di un Commissario straordinario unico né hanno deciso chi ricostruirà il ponte sul progetto presentato da Renzo Piano, se Autostrade con Fincantieri o Fincantieri da sola, come più volte dichiarato dal vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio e dal compagno di partito, il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

Come riporta il Corriere della Sera, il decreto prevede invece dei contributi fiscali «per i privati le cui abitazioni siano state dichiarate inagibili», un contributo di sostegno una tantum alle piccole e medie imprese che sono state danneggiate dal crollo tenendo conto del fatturato e del numero di lavoratori, contibuto che è esteso anche ad artigiani, professionisti e commercianti che abitano nelle zone colpite. È prevista inoltre l'istituzione di un'Agenzia nazionale che assumerà 250 giovani ingegneri per monitorare i ponti, mentre è stata introdotta una vera e propria "zona franca urbana" mediante speciali «misure di facilitazioni fiscale per le imprese genovesi e per la piena ripresa dei traffici portuali».

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Il crollo

È il 14 agosto pochi minuti prima di mezzogiorno quando crolla il ponte Morandi, il viadotto sul torrente Polcevera a Genova. A cedere è la struttura in prossimità del pilone numero 9. All'inizio si sospetta che a causare l'incidente sia la rottura di uno degli stralli, forse per colpa di un fulmine. Sulla città si sta infatti abbattendo un violento temporale. Ma solo l'incidente probatorio, disposto dalla Procura, farà luce sulle causa del crollo. I video e le immagini (comprese alcune riprese da un drone) che mostrano le primissime fasi dopo il crollo del ponte fanno il giro del mondo, tra incredulità e dolore.

Le immagini mancanti

Mancano invece pochi frammenti delle riprese delle telecamere di videosorveglianza relativi agli istanti del crollo vero e proprio. Il procuratore di Genova, Cozzi, ha dichiarato: «Ci sono stati dei problemi nelle videoregistrazioni della società Autostrade. Non posso dire che ci siano materiali di grande rilevanza o utilità. Il maltempo incideva sulla cattiva qualità delle immagini (...) La mancanza delle immagini vera e propria o l'interruzione delle immagini è dovuta, a quanto è dato di capire, a sconnessioni sulla rete dovuta al fenomeno sismico, al crollo insomma. In poche parole, un black out». Secondo le forze dell'ordine, che hanno analizzato le immagini, non ci sarebbero state manomissioni. Il "buco" del video, dall'arrivo di un camion al momento in cui il mezzo pesante rimane in bilico sul ponte appena crollato, sarebbe stato causato dalla forte pioggia.

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Le polemiche sulla concessione e le indagini della Procura

Sono 20 gli indagati dalla procura di Genova. Tra questi c'è Autostrade per l'Italia, la concessionaria che gestisce il tratto dell'A10: e proprio sulla legittimità della concessione (e su una sua possibile revoca) si sono sviluppate le più aspre polemiche politiche nelle settimane immediatamente successive al crollo. Sono 8 i dirigenti di Autostrade indagati: l’amministratore delegato, Giovanni Castellucci, il direttore del Primo Tronco di Genova, Stefano Marigliani e i suoi sottoposti, Paolo Strazzullo e Riccardo Rigacci; il direttore centrale Operation Paolo Berti, il direttore delle Manutenzioni, Michele Donferri (direttore delle Manutenzioni), Mario Bergamo (l’ex direttore delle manutenzioni di Autostrade che per primo nel 2015 parlò della necessità di intervenire sul ponte di fronte ad avvisaglie e scricchiolii) e il responsabile Ponti e Gallerie, Massimo Meliani.

Coinvolti anche dipendenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in particolare vertici dell’Unità di vigilanza del Mit, la struttura creata nel 2012 con il compito di controllare contratti, tariffe e progetti: il direttore generale, Vincenzo Cinelli, il suo predecessore, Mauro Coletta, e il capo Divisione tecnico-operativa della rete autostradale, Bruno Santoro.

Nel fascicolo è stato iscritto anche il nome di Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova che in passato aveva espresso pareri negativi sulla stabilità del Ponte, commenti che sono stati molto ripresi dai media subito dopo la tragedia. In seguito, Brencich è entrato a far parte della Commissione voluta dal Ministro Danilo Toninelli per far luce sulle cause del crollo, ma lo scorso 23 agosto ha rassegnato le dimissioni per via delle polemiche scatenatesi attorno alla decisione del Comitato del Provveditorato, di cui lui egli stesso faceva parte, che lo scorso febbraio valutò il progetto di rinforzo degli stralli e decise di non chiudere il ponte. Il Comitato ha agito basandosi sulla documentazione fornita da Autostrade e senza accertamenti propri.

Dello stesso comitato facevano parte che anche l'ingegner Mario Servetto, anch'egli indagato, mentre la Commissione nominata da Toninelli ha avuto sin da subito vita difficile: a dieci giorni dalla nomina, il Ministero ha deciso infatti di sostituirne il presidente, il provveditore alle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta Roberto Ferrazza ora anch'egli indagato, mentre recentemente si è dimesso anche il dirigente del Ministero Bruno Santoro. Avviso di garanzia anche per gli ingegneri Emanuele De Angelis e Massimiliano Giacobbi di Spea, per Fulvio Di Taddeo di Autostrade, per i collaboratori di Ferrazza Salvatore Bonaccorso e Giuseppe Sisca e per il capo Ufficio ispettivo Carmine Testa.

Gli allarmi trascurati?

Secondo le indagini della Guardia di Finanza, che ha sequestrato decine di documenti, sono almeno 13 coloro che si sono occupati del progetto di ristrutturazione del viadotto dal 2015, che avrebbero sottovalutato segnali di cedimento del ponte. Secondo una prima relazione dei periti del Pm, le probabili cause del crollo sarebbero attribuibili a un "cedimento strutturale all'antenna del pilone 9, il punto in cui i tiranti si congiungono all'estremità del sostegno". In almeno una occasione i dirigenti del Mit, secondo la perizia, avrebbero manifestato la certezza che sul restyling del Morandi si tempi si stessero dilatando eccessivamente.

Le segnalazioni dello stesso ingegnere Morandi

Era il 1979 quando lo stesso ingegnere che diede il nome ponte, Riccardo Morandi, avvertiva della necessità di eseguire manutenzioni sulla struttura per un "allarme corrosione" dovuto a salsedine e inquinamento. «Penso che prima o poi, e forse già tra pochi anni, sarà necessario ricorrere a una trattamento per la rimozione di ogni traccia di ruggine sui rinforzi esposti, con iniezioni di resine epossidiche dove necessario, per poi coprire tutto con elastomeri ad altissima resistenza chimica», come riportato dall'Ansa. Al centro dell’inchiesta della procura di Genova al momento ci sono soprattutto i tiranti del ponte, cioè le colonne trasversali di cemento armato con l’anima di cavi d’acciaio, che rappresentavano proprio un’innovazione introdotta da Morandi.

Credits: Facebook@Tutela vittime ponte morandi

Il nuovo ponte di Renzo Piano

Il progetto del noto architetto genovese, oggi 81enne, non prevede invece alcun tirante, ma una struttura molto semplice, leggera e solida, con 43 "vele" a ricordare le 43 vittime dell'incidente. Bianco, in acciaio, con pannelli solari che assorbano energia di giorno per rilasciarla poi di notte, illuminandosi e rimanendo come una sorta di faro per la città della Lanterna. «Un luogo di luce", sobrio, ma non povero. Deve durare mille anni» ha aggiunto Piano, il cui ponte dovrebbe essere realizzato in 19 mesi, avendo 4 corsie da 3,75 metri più le corsie di emergenza.

A proposito di "nazionalizzazione" e revoca della concessione

All'indomani del crollo il Governo ha annunciato l'intenzione di togliere la concessione dell'A10 ad Autostrade, per affidarla ad Anas. Avviata la procedura per la decadenza della concessione, in base agli articoli 8,9, e 9bis della convenzione con il ministero dei Trasporti per "grave inadempimento", ad Autostrade sono stati dati 15 giorni per le controdeduzioni su quanto accaduto. Secondo il Governo occorrono circa 5 mesi perché la procedura di "scissione" della concessione abbia termine, con un decreto ministeriale delle Infrastrutture, di concerto con il ministro dell'Economia. Atlantia, che controlla Autostrade, ha offerto un piano di aiuti da mezzo miliardo, che include la demolizione dei monconi del ponte e la ricostruzione del nuovo ponte in acciaio in 8 mesi. Ma il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito più volte che non sarà Autostrade a ricostruire la struttura.

I lavori di demolizione

Per procedere con la demolizione occorre prima l'incidente probatorio per accertarne le cause del crollo. Poi si potrebbe procedere con l'uso del'esplosivo. Il Governatore della Regione Liguria e Commissario straordinario, Giovanni Toti, insieme al Sindaco di Genova, Marco Bucci, propendono per uno smontaggio di entrambi i monconi, est e ovest, per evitare la demolizione delle case di via Porro. Una soluzione delicata, difficile e non senza rischi per chi lo effettua, che richiede anche l'impiego di grandi gru e di tempi maggiori.

<p>La copertina dell'inserto del Corriere della sera dedicata all'inaugurazione del viadotto Morandi, 1 marzo 1964</p>

La copertina dell'inserto del Corriere della sera dedicata all'inaugurazione del viadotto Morandi, 1 marzo 1964

Le vittime

Sono 16 i feriti, anche gravi, 43 le vittime. Tra coloro che hanno perso la vita ci sono famiglie intere, come quella di Roberto Robiano, 44 anni, della moglie Ersilia Piccinino, 41, e del figlio Samuele, 9anni, partiti per le ferie in direzione della Sardegna. A precipitare anche Andrea Fanfani, 32 anni, anestesista fiorentino presso l'ospedale di Cisanello di Pisa, morto insieme alla fidanzata Marta Danisi, infermiera a Sant'Agata di Militello, Messina. Tra le vittime anche tre lavoratori che si trovavano nell'isola ecologica di Campi, travolta dal pilone crollato. Nell'incidente hanno perso la vita anche alcuni stranieri (cileni, da tempo in Italia, tre albanesi, un autista romano e il collega moldavo, alcuni turisti francesi), quattro ragazzi di Torre del Greco in provincia di Napoli, così come napoletano era l'autotrasportatore Gennaro Sarnatano, 43 anni, che stava rientrando col suo mezzo dalla Francia in Italia.

Tra le famiglie distrutte anche quella di Alessandro Robotti, 50 anni, di Arquata Scrivia (Alessandria), che viaggiava con la moglie Giovanni Bottaro, di 43 anni, e quella di Andrea Vittone, 49 anni, e Claudia Passetti, 48, di rientro dal viaggio di nozze dopo il matrimonio il 23 luglio scorso, insieme ai figli di lei: Manuele di 16 anni e Camilla di 12. Andavano in vacanza all'Elba, invece, i Cecala, provenienti dalla provincia di Novara: Cristian, la moglie Dawna e la piccola Crystal. Non erano gli unici a provenire da fuori regione per raggiungere la meta delle loro ferie.

Gli sfollati

Sono quasi 600 gli sfollati dopo il crollo del ponte Morandi. In una prima fase hanno ricevuto case dal Comune e dalla Ragione grazie al contributo del Consiglio dei Ministri. In una concitata seduta di consiglio regionale, i primi di settembre, parte di coloro che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni perché in zona rossa, ha manifestato chiedendo "rispetto" e precedenza nei confronti delle imprese. Qui il nostro Gianluca Ferraris racconta le loro storie.

Le altre infrastrutture a rischio in Italia

All'indomani del crollo del ponte Morandi non c'è solo il dramma di sfollati, feriti e famiglie delle vittime. Scatta una sorta di censimento tardivo delle infrastrutture a rischio: c'è chi teme che altri ponti in Italia possano cedere. Allarmante la situazione fotografata dal direttore dell'Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr, Antonio Occhiuzzi, all'Ansa: «In Italia i ponti "scaduti" e da revisionare sono circa 10mila. Gli elementi principali alla base del rischio crollo, secondo i dati, sono i volumi di traffico e l'età dei manufatti. Quando quest'ultima è superiore a 50 anni e le strutture sono ancora interessate da grossi volumi di traffico, si accende un campanello d'allarme: questi ponti sono 10mila. Purtroppo la normativa che regola le nuove costruzioni, introducendo il grado di sicurezza strutturale, è solo del 2008».

Tra gli altri ponti che finiscono sotto la lente ci sono il ponte alla Magliana a Roma, opera dello stesso Morandi; il ponte sul Po a Colorno (Parma), già chiuso e la cui riapertura è prevista a maggio 2019 dopo un intervento di messa in sicurezza il cui costo stimato dalla Provincia è di 5 milioni di euro. Sorvegliati speciali anche i due ponti sull'Arno a Firenze (uno progettato l'altro nel restauro da Morandi): il Vespucci e il San Niccolò. Rilievi sono stati eseguiti anche sui cavalcavia della Milano-Meda e su alcuni cavalcavia in Campania (il San Nicola di Benevento, opera ancora una volta di Morandi, il San Marco di Castellammare di Stabia, il Gatto di Salerno e il Manna di Ariano Irpino). L'Anas ha poi stanziato 3,4 milioni di euro per interventi di manutenzione sul ponte Morandi-Bisantis, principale strada d'accesso a Catanzaro, in Calabria. Sono invece le scosse di terremoto ad avere creato preoccupazione lungo a A24, in Abruzzo, mentre in Sicilia in passato si sono avuti crolli importanti come quello del viadotto Verdura sulla Agrigento-Sciacca, dell'Himera sulla Palermo-Catania e del Morandi-Agrigento, crollati in anni recenti o chiusi perché ritenuti troppo pericolosi.


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