Ripartiamo, ma da dove?

Anche molti anni dopo aver lasciato la scuola, torniamo sui banchi ogni settembre della nostra vita. Facciamo promesse, a noi stesse e agli altri. E facciamo spazio, dentro e fuori di noi, per ciò che verrà. Ripartiamo, insomma. Ma da dove?

Quando abbiamo iniziato a progettare il numero da collezione dedicato alla ripartenza, abbiamo pensato che quel “dove” dovesse essere il luogo più intimo possibile, il giardino segreto che ciascuna di noi protegge, talmente bene da averlo reso, spesso, inaccessibile a se stessa: i nostri desideri. Per scoprirli vi abbiamo sottoposto un sondaggio scritto con la filosofa Ilaria Gaspari e realizzato in collaborazione con Doxa. Le domande che vi abbiamo fatto sono organizzate a partire da 5 verbi che rappresentano le 5 azioni che ciascuna di noi deve compiere per realizzare i propri desideri. E quelle 5 azioni sono divenute le sezioni di questo numero speciale: essere, stare, fare, dare, ricevere. I risultati del sondaggio li troverete raccontati nel corso di tutto il numero in edicola, ma soprattutto li vedrete tradotti in 13 desideri che sono emersi prepotenti da tutte voi. Alcuni in contraddizione tra loro, ma proprio per questo incredibilmente rivelatori.

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Alla domanda su dove vorreste stare, la maggioranza delle intervistate si è spaccata a metà tra chi vorrebbe stare esattamente dov’è e chi invece vorrebbe stare perennemente in viaggio. Lì per lì questa risposta mi ha sorpreso. Poi ho capito che quello di restare e quello di andare sono desideri contraddittori solo all’apparenza. Raccontano invece la presa d’atto che ciò che ci fa stare bene è talmente immateriale e volatile che di sicuro è dove siamo già, ma altrettanto sicuramente possiamo metterlo in uno zaino e portarlo via con noi. E di certo possiamo ambire a trovarlo ovunque, nelle relazioni così come nel posto di lavoro, dove ciò che desideriamo non è la carriera o uno stipendio più alto ma piuttosto lavorare in un luogo che – come avete risposto in tante – «mi sostenga e mi stimoli». Auguro a tutte noi, dunque, non tanto di riuscire a realizzare i nostri desideri quanto di imparare a enunciarli. Ché già questo è un incredibile esercizio di felicità.

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