Più che un sogno, è un’idea che mette tranquillità: creare un salvagente per i propri figli, per adesso o per quando non ci saremo più. E pazienza se il mondo va in controtendenza, e se celeb come Sting, Ashton Kutcher e Daniel Craig dichiarano che loro no, ai figli non lasceranno nulla, perché devono imparare a rimboccarsi le maniche: secondo uno studio degli economisti Salvatore Morelli e Paolo Acciari, che hanno analizzato le dichiarazioni di successione dagli anni ’90 a oggi, i patrimoni ereditati in Italia sono diventati più ricchi.

Oggi, però, il desiderio di dare qualcosa ai figli è influenzato anche dalla fase di incertezza che viviamo ormai da decenni. Lo spiega bene Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis. «Chi finiva gli studi 40 anni fa aveva la prospettiva di un lavoro sicuro e di una pensione, e i genitori di ieri tutt’al più si attrezzavano per comprargli una casa, perché sapevano che su tutto il resto c’era già una sorta di protezione sociale. Ma questa rete non c’è più». La preoccupazione di chi ha figli è diventata dunque quella di “sostituirsi” a ciò che è venuto a mancare. Ecco quindi, spiega Valerii, che sono cambiati gli obiettivi: «Ieri un tetto, oggi la previdenza complementare, oppure l’investimento per garantire formazione o lo studio delle lingue straniere, così da dare chance in più di fronte a un futuro carico di incognite».


Nell’immaginario delle nuove generazioni si è affievolita l’idea di possedere una casa a tutti i costi


A essere mutato, poi, è anche il modo in cui le nuove generazioni percepiscono i bisogni. «Gli italiani restano il popolo del mattone, certo, ma nell’immaginario dei ragazzi si va affievolendo l’idea della proprietà immobiliare a tutti i costi. Oggi assistiamo a una propensione all’uso più che al possesso, lo mostra, per esempio, la diminuzione del numero di giovani con un’auto di proprietà». Ecco quindi che il “salvagente” diventa qualcosa di mobile e adattabile, come un investimento finanziario. Noi di Donna Moderna ci siamo fatti spiegare da un’esperta quali sono le forme più comuni e più semplici per costruire un’eredità 2.0.

Con i Piani di accumulo costruisci un tesoretto per pagare gli studi

Avrai sentito parlare di Piani di accumulo capitale (Pac). Sono la formula ideale per iniziare a costruire un futuro per i figli quando sono ancora piccoli. «Sono pensati per chi non ha capitali iniziali, ma ha dalla sua il tempo, perché consentono di accantonare e investire quote mensili, anche di piccolo importo, senza limiti di tempo. Sempre più genitori scelgono un Pac per avere un tesoretto da usare per pagare gli studi dei figli o per far loro avviare un’attività imprenditoriale» spiega Roberta Rossi Gaziano, consulente finanziario indipendente e amministratrice della società SoldiExpert SCF.

Le somme versate vengono gestite da un fondo di investimento, che le investe in azioni e obbligazioni. Sei tu a decidere, in base al tuo profilo di rischio, il grado di incertezza che ti vuoi assumere, da cui dipenderà il rendimento che potresti raggiungere. «Il fatto di investire sul lungo periodo lo rende un investimento ragionevolmente sicuro, perché nell’arco di tempo lungo i mercati tendono a crescere» sottolinea l’esperta. Ipotizzando un rendimento annuale medio del 3% e versamenti di 100 euro mensili, si accumulano in 20 anni 33 mila euro. «In più è un investimento flessibile, perché in ogni momento il capitale può essere ritirato. Non puoi vincolarlo a una destinazione precisa, per esempio per pagare gli studi, ma considera che il piano di accumulo non può essere intestato a un minore. Quindi sarai sempre tu a decidere come spenderlo».

Con la polizza vita lasci liquidità

«Se pensiamo a un’eredità in senso stretto una soluzione utile oggi è la polizza vita» dice la consulente. «Può sottoscriverla chi ha un capitale, non necessariamente milionario e vuole che quella somma vada tutta e subito ai figli alla propria morte. La polizza sulla vita viene infatti intestata al genitore, ma indicando i beneficiari, che possono essere cambiati in ogni momento. La differenza rispetto a un conto corrente è che alla morte dell’intestatario la compagnia assicurativa deve liquidare le somme in 30 giorni, mentre in genere i tempi della banca per chiudere il conto sono molto più lunghi, a volte passano mesi».

Questo tipo di investimento ha anche il vantaggio di evitare la tassa di successione e di essere esente dall’imposta di bollo dello 0,20%. «Anche in caso di contese tra gli eredi, il capitale non viene bloccato, ma liquidato comunque»prosegue la consulente. Non si tratta, però di un investimento che garantisce una crescita del capitale. «È come metterlo in cassaforte. Se si vuole farlo crescere si può optare per una polizza Unit linked, che è un prodotto finanziario in tutti i sensi. Ma attenzione, il capitale non è garantito».

Con il fondo pensione garantisci un salvagente per il futuro

Se vuoi dare un capitale a tuo figlio per il futuro ma assicurarti che lo usi solo in caso di necessità, puoi pensare a un piano pensione, già da quando è bambino. «Il piano può essere intestato direttamente al beneficiario, ma pagato dai genitori, almeno fino a quando lui non avrà la possibilità di fare da sé. Si può sospendere e riattivare in ogni momento» sottolinea la consulente.

Per i fondi non servono versamenti troppo generosi: versando 1.500 euro l’anno (125 al mese) per 35 anni, con un tasso di rendimento netto del 3%, si accumulano circa 93 mila euro. Il denaro versato resta vincolato fino alla pensione ed essere usato come pensione integrativa, ma tuo figlio potrà chiedere un anticipo parziale, in caso di necessità: fino al 75% per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa o per pagare cure mediche. Passati 8 anni dall’attivazione del fondo pensione, potrà farne richiesta anche per ragioni diverse, ma solo fino al 30% della somma.

«Nel conto finale bisognerebbe sempre prendere in considerazione il beneficio fiscale per chi versa le rate, beneficio che resta fino a che il minore è fiscalmente a carico del genitore. E che è ancora più conveniente per i redditi alti, perché la quota che si può dedurre è pari alla propria aliquota fiscale. Faccio un esempio concreto: chi paga il 43% di tasse arriva a dedurre fino a 2.220 euro, la cifra scende a 1.187 per chi ha un’aliquota al 23%».


PER SAPERNE DI PIÙ

→ Occhio ai costi

Lo sapevi che negli investimenti i costi sono importanti almeno quanto i rendimenti? Ogni prodotto finanziario ha infatti un “indice di costo”, che raccoglie le voci di spesa, e un indice più alto dell’1% nel lungo termine può ridurre il capitale accumulato fino 18%. È il motivo per cui i prodotti finanziari andrebbero confrontati come si fa con quelli del supermercato. Oggi è facile, perché la legge impone trasparenza e documenti chiari. Ogni prodotto ha il suo Kid, un documento informativo di sole tre pagine, che ti dice, sulla base di simulazioni fatte, le prospettive di rendimento dell’investimento.