Donna mani a cuore

Come proteggere il tuo cuore, anche prima dei 50 anni

Non c’è solo la menopausa. Infiammazioni, stress e malattie autoimmuni mettono a rischio anche le donne più giovani. Ne abbiamo parlato con una grande cardiologa che per tutto il mese risponderà ai dubbi delle lettrici

IL NOSTRO MESE DELLA PREVENZIONE

Le malattie cardiache

Donna Moderna dedica ottobre alla prevenzione delle malattie cardiovascolari in collaborazione con il Women Heart Center del Centro cardiologico Monzino di Milano, diretto dalla professoressa Trabattoni. Gli esperti rispondono il lunedì e il mercoledì dalle ore 12.30 alle ore 14.30 allo 0258002546. Oppure puoi mandare una mail a: daniela.trabattoni@ccfm.it.

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Prima di mettermi a scrivere questo articolo ho voluto fare un piccolo sondaggio. Niente di scientifico, no. Ma il risultato mi è sembrato comunque molto interessante. Ho chiesto al mio gruppo di amiche, che hanno tutte tra i 30 e i 60 anni, a che età secondo loro le donne dovrebbero cominciare a preoccuparsi della salute del cuore. Hanno risposto tutte allo stesso modo: con la menopausa. E hanno sbagliato, perché le malattie cardiovascolari colpiscono anche prima dei 50 anni.

«Le donne si sono adagiate sull’idea che la presenza degli ormoni femminili garantisca un ombrello protettivo totale fino alla menopausa» mi spiega Daniela Trabattoni, responsabile di Women Heart Center e dell’Unità Operativa di Cardiologia Interventistica al Centro Cardiologico Monzino di Milano. «Ma non è così, o perlomeno, non sempre. Oggi sappiamo che ci sono altri fattori di rischio, quelli che noi specialisti chiamiamo genere-specifici, cioè caratteristici solo della donna. E che già a 40 anni tutte dovremmo sottoporci a controlli ad hoc, per una prevenzione mirata. In più, se si riscontra un problema dovremmo seguire terapie ritagliate sulla fisiologia femminile, al contrario di quanto accade ancora oggi».

Prevenzione e cure mirate per noi donne: sono le richieste che la professoressa Trabattoni ha esposto al recente Summit di Women 20 (W20), il gruppo ufficiale del G20 sulla parità di genere, sollecitando un piano d’azione per il cuore femminile.

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Professoressa Trabattoni, ci parli di questi fattori di rischio che dobbiamo imparare a riconoscere.

«Una parola chiave è infiammazione. Oggi si sa che la salute cardiovascolare può essere messa a rischio da processi infiammatori che hanno origini apparentemente molto lontane dal cuore. E poi ci sono gli studi clinici su alcune patologie che sono prevalentemente femminili, come le malattie reumatiche autoimmuni che molto spesso comportano un aumento del colesterolo cosiddetto cattivo, o le alterazioni nel funzionamento della tiroide che possono favorire la comparsa di aritmie».

A nessuna di noi però viene in mente di andare dal cardiologo se non ha precisi disturbi. Chi ci aiuta?

«I medici che curano noi donne. Innanzitutto il ginecologo o l’ostetrica e le assicuro che molte pazienti arrivano a noi cardiologi mandate proprio da loro. Lei si starà chiedendo cosa c’entrano i ginecologi vero? Glielo spiego subito. Oggi si sa che la sindrome dell’ovaio policistico, gli aborti, quando sono più di due, e i parti pretermine sono veicolati da quegli stessi processi infiammatori che causano alterazioni alle pareti delle arterie coronariche e che possono renderci più a rischio di infarto. Un’altra figura importante è quella del medico di famiglia, spesso è lui che individua le pazienti che soffrono di forme ansiose o sono sottoposte continuamente a forte stress. In queste due situazioni sembra che si verifichi un maggiore rilascio di catecolamine, sostanze che favoriscono lo spasmo delle coronarie e alzano il rischio di angina e di altre patologie cardiache importanti».

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Ci sono dei controlli particolari da fare in questi casi?

«Assolutamente sì. Alle classiche analisi, cioè colesterolo, glicemia e trigliceridi, vanno aggiunti il controllo dei cosiddetti marcatori infiammatori, come omocisteina e proteina c-reattiva, e il dosaggio della vitamina D: se è bassa, può indicare un aumento del rischio cardiovascolare. I risultati di questa analisi, il controllo del peso e altre informazioni relative allo stile di vita vanno inserite nelle “carte del rischio”, un metodo internazionale che permette di mettere a punto un piano di prevenzione mirato sulle donne, da aggiornare all’incirca ogni cinque anni. E che va assolutamente rivisto quando la donna va in menopausa Anche i medici di famiglia stanno cominciando a usarlo».

Resta comunque valido un aumento del rischio cardiovascolare con la menopausa?

«Certo, perché la perdita fisiologica degli ormoni femminili espone al pericolo di malattie cardiovascolari. Anzi, tutte le donne andrebbero seguite con attenzione a partire dalla fase premenopausale, cioè quando iniziano le prime avvisaglie come alterazioni del ciclo e del flusso. Una visita dallo specialista può cogliere tempestivamente un problema al momento silente, che potrebbe dare segno di sé in menopausa».

Abbiamo parlato soprattutto di chi ha problemi di salute particolari ma che consiglio può dare alle donne sane?

«Devono tenere ben presente che uomini e donne sono diversi e quindi hanno risposte differenti ai fattori di rischio. Mi spiego con un esempio pratico che riguarda il fumo. Fino a qualche anno fa, si definiva a rischio elevato chi accendeva più di 20 sigarette. Ora si sa che a noi donne basta un terzo di quella quantità per raggiungere la stessa soglia di pericolo e la ragione è che i nostri vasi hanno un calibro più piccolo e quindi sono più sensibili ai danni infiammatori innescati dal tabacco. Lo stesso vale per l’alcol. Quando usciamo per un drink e lui beve due bicchieri noi dobbiamo dimezzare quella dose: per l’organismo femminile infatti la soglia di un bicchiere di vino al giorno è quella che ci protegge da rischi».


NELLE ANALISI PER LA SALUTE DEL CUORE, OLTRE A COLESTEROLO E GLICEMIA, ANDREBBERO DOSATE LA VITAMINA D, L’OMOCISTEINA E LA PROTEINA C REATTIVA


Ci sono altri consigli importanti?

«Me ne viene in mente un altro e riguarda l’ipertensione. Dobbiamo imparare a volerci bene e a non trascurarla. Se la pressione è alta va tenuta sotto controllo con la terapia giusta perché gli studi ci dicono che nelle donne che ne soffrono si può innalzare più marcatamente rispetto agli uomini, con danni maggiori alle pareti di vene e arterie».

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Gli studi sulle donne però sono ancora pochi: come si possono impostare cure ad hoc, con scarsi lavori scientifici a disposizione?

«È necessario l’impegno da ambo le parti, prima di tutto da parte del medico ma anche delle pazienti. I farmaci che abbiamo contro l’ipertensione o il colesterolo sono regolamentati da linee guida formulate in base a studi clinici condotti sui maschi. Il medico quindi deve modificare l’approccio alla cura valutando la paziente che ha di fronte. Faccio un esempio. Se prescrive un medicinale anti-colesterolo a una donna che pesa 50 kg agli stessi dosaggi che usa per un uomo possono comparire effetti collaterali come crampi dolorosi. Succede la stessa cosa con gli ace-inibitori che nella donna possono provocare con maggiore frequenza tosse secca e stizzosa. In molti casi succede che le pazienti interrompono la cura ma non lo comunicano. E in questo, invece, dobbiamo essere disponibili a confrontarci con il medico, dargli informazioni che lo aiuteranno a mettere a punto la cura per noi. Ma che potranno essere utili anche per altre donne».

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ATTENTA A QUESTI SINTOMI

Alcune malattie del cuore hanno sintomi diversi se a soffrirne e una donna. Impariamo a riconoscerli. ¨

Infarto. Sudorazione intensa, vomito senza una ragione, mancanza di aria, dolori alla mandibola e al collo, stanchezza esagerata, pressione al torace o al dorso. 

Sindrome di Takotsubo. Dopo un forte stress, o un grande dolore, una parte del cuore smette di pompare. I segnali sono battito cardiaco veloce o irregolare, respiro corto, dolore al torace.

¨ Insufficienza cardiaca. È l'incapacita del cuore di pompare sangue a sufficienza, con un accumulo di liquidi a gambe, polmoni e altri tessuti. I sintomi a cui dare attenzione: fiato corto, con disturbi anche a riposo simili a crisi di ansia, debolezza immotivata, gonfiori alle caviglie.

UN CONTROLLO IN PIÙ DOPO LA CHEMIO

Bisogna tenere sotto controllo il cuore anche quando si è state sottoposte a chemio oppure radioterapia dopo un tumore al seno. A distanza di cinque-sette anni infatti può aumentare il rischio di una malattia coronarica. La soluzione? Il Calcium Score Index, un esame che, grazie all’utilizzo della Tac, permette di verificare la presenza di calcificazioni nelle coronarie. E scegliere le terapie ad hoc per prevenire eventi cardiaci acuti.

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