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Come proteggere il cuore contro infarto, ictus e Covid

Le ultime scoperte che i cardiologi presenteranno al prossimo congresso, e che noi ti anticipiamo qui, hanno dell’incredibile. Ci sono abitudini semplici, come riposare abbastanza o lavarsi bene i denti, che possono cambiare il nostro destino di ammalarci perfino di infarto. Vediamo perché

Il nostro mese della prevenzione

Problemi di cuore

Nel mese di agosto risponde il team della Fondazione Centro per la Lotta contro l’ Infarto, diretto dal professor Francesco Prati. Gli esperti rispondono il lunedì e il mercoledì dalle 15 alle 17 al 3332303330 oppure via mail all’indirizzo: f.prati@centrolottainfarto.it

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I cardiologi sono in allerta e si preparano ad affrontare al meglio il rischio di una prossima ondata di Covid, facendo tesoro di quanto si è visto e capito durante la prima emergenza di marzo e aprile. Saranno anche le sane abitudini, quelle che possiamo mettere in atto da subito, a darci un valido scudo preventivo contro le forme più gravi della malattia.

«Oggi sappiamo che il coronavirus innesca una risposta infiammatoria che può danneggiare il cuore e i vasi sanguigni e aumentare il rischio di infarti, ictus ed embolia polmonare» spiega Francesco Prati, presidente della fondazione Centro per la lotta contro l’infarto. «Questo meccanismo si è rivelato in tutta la sua drammaticità soprattutto nelle persone che aveva già una malattia cardiaca e che sono state quelle colpite più duramente dall’infezione. L’esperienza ci ha insegnato che è più esposto al pericolo chi non è ben controllato».

Proteggere il cuore è fondamentale non solo per prevenire infarti e ictus ma per mettersi al riparo dalle forme più gravi di Covid

Le persone che hanno già una patologia quindi devono fare un controllo cardiologico e non abbandonare le terapie farmacologiche prescritte dallo specialista. Tutti però, malati e sani, dovrebbero mettere in pratica i consigli emersi dai nuovi studi che saranno presentati al prossimo congresso di cardiologia e che gli esperti ci anticipano qui.

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Il tris vincente: sonno, colazione, denti

La nostra salute cardiovascolare si può proteggere ogni giorno con tre, semplici regole: dormire almeno sei ore a notte, fare sempre la prima colazione, lavare i denti tre volte al giorno. Sembrano banali indicazioni di benessere generale e invece sono potenti medicine che aiutano a difendere il cuore. Segnamocele tutte in agenda, tra le azioni che proprio non possono mancare nella nostra routine quotidiana, perché i cardiologi sono arrivati a dettarle come abitudini indispensabili solo alla fine di importanti studi.

«In chi dorme poco c’è una stimolazione del sistema nervoso simpatico» spiega Simone Budassi, cardiologo dell’Azienda Ospedaliera Giovanni Addolorata di Roma. «Da qui, un aumento della produzione di adrenalina che provoca un incremento dei battiti cardiaci, dei valori della pressione arteriosa e, alla lunga, un’alterazione della coagulabilità del sangue. Sono fattori pericolosi, che espongono al rischio di malattie cardiache e in particolare di infarto».

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In chi invece non fa una corretta prima colazione, si può verificare un disequilibrio nel metabolismo. Gli studi sono ancora in corso, ma si è visto che bere solo una tazza di caffè, per esempio, o mangiare un pacchetto di cracker al volo, fa sì che l’organismo rimanga per tutto il giorno in difetto di energia. Con la conseguente tendenza a mangiare troppo a pranzo e cena. E il rischio di un rialzo dei valori di colesterolo, trigliceridi, glicemia e del peso corporeo. Tutti fattori che minano la salute del cuore.

«Quanto all’igiene dentale, abbiamo visto che gioca un ruolo centrale nel meccanismo dell’infiammazione» sottolinea Laura Gatto, cardiologa della fondazione Centro per la lotta contro l’infarto. «Se non si utilizzano regolarmente spazzolino e scovolino, i batteri presenti nella bocca proliferano, accompagnandosi spesso a un aumento dell’infiammazione in tutto l’organismo. Favorendo così la formazione di placche aterosclerotiche particolarmente aggressive».

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La dieta per il microbiota

Dalla colazione al pranzo. Anche qui le indicazioni salvacuore non mancano. Si è visto che consumare carne più di due-tre volte alla settimana può influire sul microbiota intestinale e aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Con un meccanismo scoperto da poco. «Quando si mangia carne rossa, nell’intestino entra in azione una sostanza chiamata con la sigla TMAO che fa lavorare i batteri al fine di degradare la carnitina» spiega Prati. «Se il consumo è frequente, si altera la composizione della flora batterica e la TMAO rimane elevata. Si crea così uno stato di infiammazione generale che incide sulla salute dell’apparato cardiovascolare».

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La notizia buona però c’è. Uno studio su pazienti con scompenso cardiaco ha dimostrato che in caso di dieta ad elevato contenuto di fibre, e con poca carne, il profilo del microbiota intestinale è simile a quello dei vegetariani e in più, cala lo stato di infiammazione nel corpo in chi lo aveva elevato a causa di una dieta carnivora.

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Gli integratori che abbassano il colesterolo

Le ultime indicazioni degli specialisti dicono che il valore di colesterolo Ldl, quello cattivo, non deve superare i 115 milligrammi per decilitro di sangue. Ma come si fa a mantenerlo basso? «Sono molto utili i nutraceutici a base di monacolina K, una sostanza che ha gli stessi effetti delle statine, i farmaci anticolesterolo» conclude il professor Prati. «Si ottiene un calo fino a 15 punti nei valori del colesterolo Ldl, con il vantaggio di non causare i crampi agli arti inferiori, talvolta legati alla terapia con le statine». L’ultimo arrivato contiene anche un ceppo microbico che ha dimostrato un’azione sul profilo lipidico, cioè sull’Ldl.

Ma attenzione, il nutraceutico non fa miracoli. Va seguita un’alimentazione a base di cibi a basso indice glicemico perché i ricercatori hanno visto che il consumo di carboidrati con alto indice glicemico può persino alterare i valori di colesterolo, oltre che della pressione arteriosa e della glicemia, con un aumento del rischio cardiovascolare.

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L’ esame soft per le arterie

Oggi le coronarie, cioè i vasi sanguigni che apportano nutrimento al cuore, si controllano con la Tac multistrato: a differenza della coronarografia, che richiede l’anestesia e una notte di ricovero, si può eseguire in ambulatorio perché non è invasiva. La Tac permette di ricostruire un’immagine delle coronarie simile a quella “vera”, come se si facesse una ripresa dall’interno. Il macchinario effettua delle registrazioni a spirale, tutto attorno al corpo del paziente. In contemporanea viene effettuato un elettrocardiogramma. Tutte queste informazioni vengono registrate da un computer che ricostruisce le immagini nella fase diastolica, cioè quando il cuore è nel momento di massima distensione.

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