Sesso: perché le over 45 sono le più “incaute”

Uno studio britannico mostra a sorpresa che gli over 45, in particolare le donne, sono le più incaute nelle relazioni sessuali e quindi le più soggette a malattie sessualmente trasmissibili. Ecco perché

La consapevolezza dei rischi di comportamenti sessuali troppo disinvolti non riguarda solo i ragazzi. Se è vero, come emerso da un report dell’Osservatorio Giovani e Sessualità, che 1 giovane su 2 conosce ancora poco in tema in prevenzione e meno del 50% degli under 25 usa il preservativo per contraccezione e protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili, una ricerca britannica ha mostrato come ci sia un’altra fascia d’età particolarmente esposta: quella degli over 45 e in particolare delle donne di questa età. A dirlo sono i dati di uno studio condotto dall’Università di Chichester a pochi giorni dalla Giornata mondiale dell’Aids (1° dicembre), che punta le attenzioni su una delle infezioni possibili, cioè proprio quella da virus Hiv.

Menopausa e lunghe relazioni alle spalle rendono incaute le donne

La ricerca inglese, condotta su un campione di circa 800 persone dai 45 anni in su, di nazionalità inglese, olandese e belga, mostra una scarsa conoscenza dei principi della salute sessuale e delle norme di prevenzione. «Gli over 45 più a rischio sono in genere quelli che iniziano nuove relazioni dopo un periodo di monogamia» ha spiegato Ian Tyndall, uno dei coordinatori della ricerca, sottolineando come spesso si tratti di donne vicine alla menopausa e dunque meno preoccupate di incorrere in una gravidanza indesiderata. Questo porta ad adottare comportamenti a rischio come rapporti non protetti, che possono portare a malattie sessualmente trasmissibili. «A colpire è il fatto che si tratti di popolazione adulta e femminile: uno dei motivi è senz’altro il fatto che può trattarsi di donne con alle spalle lunghe relazioni che non hanno permesso loro di sperimentare una vita sessuale più libera. Questo può farle sentire acerbe sessualmente rispetto alla loro età adulta, ma non giustifica il sospetto che sembrano essere dimenticati i principi base di un’educazione sessuale e affettiva» spiega Fabrizio Quattrini, psicoterapeuta, sessuologo e docente di docente di Clinica delle parafilie e della devianza presso l’Università dell’Aquila.

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Le malattie sessualmente trasmissibili non sono "da ragazzine"

Tra le infezioni sessualmente trasmissibili di cui si sta registrando da tempo un aumento di casi c’è la sifilide, una malattia che sembrava scomparsa. «In realtà, insieme alla gonorrea, è uno dei rischi che si corrono quando si hanno rapporti non protetti. Ma non vanno dimenticati neppure i condilomi (verruche genitali, NdR) o la candida, che è considerato un disturbo comune ma non deve essere sottovalutato, come l’Hpv o papilloma virus: in particolare nelle donne non vaccinate potrebbe portare a un tumore al collo dell’utero, che può essere rischioso per la vita e per la fertilità di una donna. La stessa sifilide, se trascurata, può potenzialmente interessare gli organi interni, come cuore, fegato o arterie. Insomma, le conseguenze possono essere molte e non andrebbero sottovalutate» spiega l’esperto. Ma perché anche gli adulti sembrano non ricordarlo?

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Le donne adulte temono di essere giudicate rigide a letto

«Il discorso andrebbe diversificato, se si parla di giovani o adulti. Nel primo caso si sta assistendo, a livello sociale, a due fenomeni contemporanei e distinti. Nelle nuove generazioni da un lato c’è una fetta di ragazzi che vive la sessualità in modo molto promiscuo: c’è molta libertà, c’è fluidità anche rispetto al genere e all’orientamento di genere, che porta a entrare in contato con molte persone, spesso senza le dovute precauzioni; dall’altro ci sono invece molti giovani che escludono la sessualità dalle proprie vite, vivendo in una dimensione quasi asessuata. Credo che questa spaccatura sia il frutto di una cattiva gestione soprattutto a livello di educazione sessuale» spiega Quattrini. «Negli adulti, invece, e in particolare nelle donne penso che non vadano sottovalutati due aspetti: un certo pudore e la paura di poter essere giudicate eccessivamente rigide se si adottano comportamenti di prevenzione, chiedendo ad esempio l’uso del preservativo; ma non va sottovalutata neppure una malintesa emancipazione femminile, che può portare in alcuni casi a comportamenti più disinibiti e spesso, purtroppo, superficiali. Credo il problema sia soprattutto la disinformazione o mancanza di informazione, che in parte stupisce dato che si tratta di persone adulte che hanno vissuto gli anni ’90, quelli delle massicce campagne di sensibilizzazione sull’Aids».  

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È stata dimenticata la dura lezione dell'Aids degli anni Novanta

Che fine ha fatto, dunque, l’educazione sessuale? «Sicuramente ancora oggi manca una legislazione in merito. Mi riferisco soprattutto alle scuole: quando faccio gli incontri con gli studenti, mi rendo conto che manca proprio una corretta informazione. Spesso si sottovalutano i rischi, i giovani pensano che il preservativo non serva, per esempio, al primo incontro mentre serve sempre in caso di rapporti occasionali o non stabili. Negli adulti sembra accadere ciò che si sta verificando con il Covid: le attenzioni sono puntate sull’emergenza, rappresentata da questa malattia, che sembra far passare in secondo piano gli altri rischi. Lo stesso vale per le infezioni sessualmente trasmesse: per anni si sono fatte campagne sull’Aids e l’Hiv, perché quello era il problema principale, ma oggi vediamo un aumento di molte altre patologie, finora sottovalutate e di cui invece occorre parlare» conclude Quattrini.

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