Telecamere in asili e ospizi: saranno obbligatorie

30 05 2019 di Lorenza Pleuteri
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L’installazione di telecamere in nidi e asili, comunità per minori e disabili, case di riposo sarà obbligatoria

L’installazione di telecamere – in nidi e asili, comunità per minori e disabili, case di riposo - non sarà facoltativa, ma obbligatoria. Si potranno fare accessi e controlli a qualsiasi ora della giornata e in base a un piano straordinario di ispezioni. Nel codice penale verrà inserito un articolo ad hoc, per punire chi maltratta anziani e persone fragili in strutture che dovrebbero essere sicure. Lo prevede il disegno di legge che a breve, il 20 giugno, arriverà in aula al Senato. Il testo base approvato a novembre dalla Camera, ereditato dalla precedente legislatura, è stato rimaneggiato e integrato dalla senatrice di Forza Italia Gabriella Giammanco.

Ddl rimaneggiato e fondi assegnati

Le modifiche apportate, rilevanti, sono rimaste fin qui sottotraccia. Stanno emergendo adesso, perché il tema della sorveglianza e della sicurezza di bimbi e assistiti è tornato in primo piano. Con un emendamento bipartisan apportato al disegno di legge “Sblocca cantieri” - come spiega la stessa parlamentare azzurra – “sono state reperite e stanziate le risorse necessarie a dare corso alla normativa in materia, attesa da anni ” e in lavorazione in Parlamento.

È prevista una dotazione di 5 milioni per il 2019 e 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024, fondi che serviranno ai Comuni per installare in ogni aula di ogni scuola per l’infanzia sistemi di videosorveglianza e apparecchiature finalizzate alla conservazione delle immagini. Altrettanti  milioni verranno investiti per consentire l’acquisto e la collocazione degli stessi strumenti nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità, a carattere residenziale, semiresidenziale o diurno.

Giammanco: “Ecco le novità”

“Stiamo facendo grossi passi avanti. L’accordo c’è  - spiega sempre Giammanco – e i tempi questa volta saranno veloci. Sono 10 anni che ci battiamo. Contiamo di approvare il disegno di legge prima delle vacanze estive, in Senato.  Il provvedimento poi dovrà tornare alla Camera, perché sono state inserite alcune variazioni. La più importante è l’obbligatorietà dei sistemi di videosorveglianza, non più facoltativi, come nella versione iniziale. E poi, in più, c’è un piano per le ispezioni straordinarie, che si aggiunge alla definizione di linee guida degli accessi per i controlli durante l’intero arco della giornata”.

Un altro passaggio evidenziato dalla senatrice è l’introduzione di “una nuova fattispecie di reato, legato alla specificità delle vittime e ai luoghi delle vessazioni: maltrattamento, percosse e lesioni in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-educative”. Non solo . La condanna per gli abusi, si legge nel ddl, “comporta l'interdizione dalla professione per una durata da cinque a quindici anni”. E, ancora: “salvo che il fatto costituisca reato - in caso di condanna di uno o più operatori - il responsabile legale della struttura  è soggetto al pagamento di una somma da 5.000 a 15.000 euro e alla sanzione amministrativa accessoria dell’interdizione dall’attività da tre a cinque anni”.

Pro e contro, si riaccende il dibattito

Le novità annunciate e quelle venute a galla hanno riacceso il dibattito, mai sopito, tra chi è pro e chi è contro il “grande fratello” nelle scuole per l’infanzia e nelle altre strutture coinvolte. Le Lega esulta. “Telecamere per difendere bimbi, anziani e disabili, altra promessa mantenuta”  ha twittato il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Anche il collega Lorenzo Fontana, a capo del ministero della Famiglia, è dello stesso parere: le telecamere obbligatorie, ha detto, sono “una misura utile e importante per la tutela dei minori e delle persone più fragili”. Inoltre, sempre a suo parere, “è un bel segnale che su temi così importanti ci siano trasversalità e convergenza dei partiti dei diversi schieramenti”.

Voci dure dal fronte del no

Sul fronte del no si schiera – tra gli altri - Christian Raimo, scrittore, traduttore, insegnante e assessore alla Cultura del III Municipio a Roma. “Con la retorica livorosa della sicurezza  - va  giù duro con un post su Facebook -  arriva senza colpo ferire un altro attacco al mondo dell’istruzione, ai diritti fondamentali costituzionali, del lavoro e della libertà di insegnamento”. La normativa in arrivo “servirà a minare ancora di più la fiducia se possibile tra famiglia e scuola, a avvelenare il rapporto tra gli educatori, a incasinare con questa valanga di populismo penale le possibilità e i doveri di tutelare, controllare e sanzionare”. L'ideologia di Salvini, sempre a suo parere, “festeggia un ennesimo importante avanzamento nella campagna verso una società autoritaria, con forme di micropolizia diffusa, che baratta diritti e responsabilità con il controllo”.

Il ruolo del garante della privacy, chiamato in causa

Nella discussione online c’è chi invoca un intervento del Garante della privacy. “Non credo ci saranno problemi” dice la senatrice Sammanco . “Nel ddl sono rimaste le indicazioni a tutela di tutti gli interessati, rafforzate. Le immagini, ad esempio, non potranno essere visionate da tutti, ma solo da magistratura e forze polizia. Verrà convocato e consultato – è la promessa - dopo l’approvazione della legge, quando dovranno essere scritti i decreti ministeriali attuativi”.

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