Tumori al seno: cure a domicilio per la prima volta in Italia

A Napoli, per la prima volta in Italia, parte un progetto che porta le cure oncologiche a casa delle pazienti già sottoposte a intervento chirurgico



Con le cure oncologiche a casa si può risparmiare tempo, ma anche fatica e soprattutto stress, migliorando la qualità della vita per le donne che hanno subito un intervento per un tumore al seno. Sarà possibile fare le cure oncologiche direttamente da casa, a partire dal 28 febbraio. Un sogno che si realizza per le pazienti di Napoli o in cura presso l’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale, che ha attivato questo progetto unico in Italia: «È un cambio di ottica importante, abbiamo deciso di metterci noi al servizio delle pazienti, andando a casa loro a somministrare la terapia biologica prevista dopo l’intervento chirurgico e la chemioterapia: una cura che finora, per motivi burocratici, era possibile seguire soltanto in ospedale. È un’esperienza unica anche nel panorama mondiale, tanto che sarà studiata per poterla eventualmente estendere altrove» spiega Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di oncologia senologica e polmonare dell’Istituto Pascale.

Qual è la novità

Il programma si chiama “HERHOME” e prende il nome dalla neoplasia “HER2 positiva” (dal recettore che si trova sulle cellule tumorali, HER2), una forma diagnosticata in 1 caso su 5 (20%) di tumore al seno: «Parliamo potenzialmente di circa 10/12mila donne all’anno. Il farmaco che andiamo a iniettare, che è biologico, fa parte di una terapia che generalmente deve essere seguita per 9/10 mesi, dunque per un periodo piuttosto lungo» spiega De Laurentiis. Per somministrarlo, un medico pratica un’iniezione sottocutanea che sostituisce l’infusione endovenosa praticata in ospedale.

Quali vantaggi

«I vantaggi sono molteplici: intanto si riduce lo stress per le pazienti, che non sono più costrette a recarsi in un luogo dove ci sono anche altre situazioni di sofferenza. Viene anche evitato uno spostamento, che ha un costo sia in termini economici che di organizzazione lavorativa, ad esempio per chi deve chiedere giorni di permesso per potersi recare in ospedale. Si riducono anche i tempi: per l’iniezione occorrono solo 5 minuti invece dei 50/60 minuti dell’infusione. A questo si aggiunge anche un altro aspetto: l’infusione endovenosa richiede un certo impegno da parte del personale sanitario, per la preparazione e per il dosaggio, con un potenziale rischio di errore, mentre l’iniezione prevede una dose fissa. Infine, non si impegnano le strutture sanitarie, che dunque sono liberate per coloro che hanno necessità assoluta di infusione in ospedale» dice l’oncologo.

Quali i costi

C’è chi contesta che il farmaco somministrato tramite siringa è più costoso di quello somministrato per via endovenosa: «In realtà con la cura domiciliare riduciamo i costi nascosti, ad esempio quelli per il personale dedicato alla preparazione e alla pratica dell’infusione. Diversi studi hanno mostrato come con terapie domiciliari di questo tipo si possano risparmiare fino a 4.000 euro all’anno per un intero ciclo di somministrazione. Certo, questo programma è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione di un soggetto privato come la farmaceutica Roche, che ha accolto la nostra proposta e si è resa disponibile a compensare i costi della domiciliazione» chiarisce il Direttore del Dipartimento di oncologia senologica e polmonare dell’Istituto Pascale.

Come funziona e chi può accedere al programma

Per poter accedere al programma “HERHOME”, attivo dal 28 febbraio, occorre farne richiesta: le cure in modalità domiciliare sono volontarie e si potrà cambiare idea in qualsiasi momento. Le pazienti saranno raggiunte da un medico, previo appuntamento concordato. «Lo specialista effettua l’iniezione, poi lascia la casa della paziente, ma rimane reperibile per le due ore successive, come previsto dal protocollo del farmaco. Questo perché, se ci fossero effetti collaterali (un’evenienza remotissima stando alla casistica finora disponibile) potrebbe intervenire nell’arco di cinque minuti, grazie al kit di cui è dotato. In caso di bisogno la paziente potrebbe chiamarlo tramite un cicalino consegnatole dal medico e poi restituito alla fine della prestazione» spiega l’oncologo, che aggiunge: «Iniziamo con due pazienti, ma potenzialmente sono una settantina quelle che potranno usufruire del servizio».

Come è nato il programma

«Il programma è frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto anche il servizio farmaceutico regionale. Si è avverato un sogno, nato da un’idea di Stefania Pisani, veterinaria di 55 anni scomparsa a luglio del 2018 che aveva espresso il desiderio che un giorno le cure oncologiche potessero essere a domicilio. Il dottor Del Laurentiis ha coltivato il progetto, sposato anche dalla direzione sanitaria dell’Istituto Pascale, e che adesso potrebbe essere “esportato”: «La stessa casa madre della Roche ci ha chiesto di tracciare il programma per uno studio finale sui vantaggi economici per le strutture sanitarie e i privati, oltreché in termini di qualità di vita per questi ultimi» conclude l’esperto.

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