Tumore al seno, le ultime novità sulle terapie

Prima la terapia metronomica, ora un altro farmaco innovativo promettono maggiore efficacia nelle terapie al tumore al seno metastatico

Si è concluso da poco il Congresso mondiale di oncologia e, per la prima volta, si è assistito a un applauso caloroso quando sono stati illustrati i dati relativi a una nuova cura che promette di la pratica clinica nel trattamento del tumore al seno metastatico. Secondo quanto emerso dallo studio, il farmaco messo a punto risulta efficace per le donne con questa patologia HER2 low, che finora erano penalizzate nelle terapie, ma che sono pari al 50% dei casi complessivi di questo tipo di tumore.

La novità da un nuovo anticorpo monoclonale

Lo studio si chiama DESTINY-Breast04 e prevede l'impiego di un nuovo farmaco (Trastuzmab deruxtecan), un anticorpo monoclonale coniugato di nuova generazione. Come spiegato dagli esperti della AIOM, l'Associazione italiana di oncologia medica, è possibile utilizzarlo in modo efficace anche nelle donne che hanno pochi recettori HER2, come accade nelle forme chiamate HER2 low e funziona con un meccanismo analogo a quello di un cavallo di Troia: il Trastuzumab trasporta in modo "occulto" il Deruxtecan, cioè la chemio, all'interno della cellula malata, causandone la morte.

In occasione del congresso mondiale di oncologia (ASCO) è stato mostrato anche un secondo studio, ASCENT, su un altro farmaco che si è dimostrato efficacie contro il tumore triplo negativo metastatico al seno, uno dei più aggressivi e che colpisce soprattutto donne giovani. "Lo studio ASCENT è importante perché dimostra che, grazie a una terapia mirata, è possibile migliorare significativamente non solo la sopravvivenza globale, ma anche la qualità della vit", ha spiegato il presidente AIOM, Saverio Cinieri in un intervento per la LILT, la Lega italiana per la lotta contro i tumori.

Intanto un altro studio precedente, questa volta condotto dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) ha mostrato una serie di benefici per le donne alle quali è stata somministrata la cosiddetta terapia metronimica, che prende il nome dal "metronomo". Avrebbe minori effetti collaterali come l’alopecia data dalla chemioterapia tradizionale.

La terapia metronomica: cos’è

«Pur trattandosi di una terapia di tipo chemioterapico, non avviene per via venosa come quella tradizionale, ma tramite farmaci orali, con basso dosaggio e in modo continuativo o con brevi interruzioni. È un trattamento studiato da 20 anni, proprio qui in Istituto. Ma mentre inizialmente si pensava che inibisse i nuovi vasi sanguigni, di fatto togliendo nutrimento alle cellule tumorali, oggi sappiamo che è in grado di agire a più livelli. Questo la rende una possibile terapia per moltissime donne che hanno un tumore alla mammella metastatico» spiega Emilia Montagna, assistente senior della divisione di senologia medica dello IEO.

Le studio sulle donne con tumore metastatico

Come emerso dalla ricerca coordinata dalla dottoressa Montagna e pubblicata sulla rivista scientifica Anti-cancer drugs, la terapia metronomica ha dato ottimi risultati su un campione di 67 pazienti dello stesso IEO. Le donne, con tumore mammario metastatico con recettore ormonale positivo e HER2 negativo (detto “luminale”), sono state analizzato in modo retrospettivo, cioè a posteriori, dopo un’attenta osservazione e una durata della terapia di almeno un anno. In un quarto dei casi, però, si è arrivati anche a 3/7 anni di terapia. Il gruppo era composto da pazienti di età media di 53 anni.

Meno effetti collaterali

Un primo vantaggio è la cronicizzazione della malattia: «Questa terapia permette di tenere sotto controllo la malattia anche per anni. Sappiamo, infatti, che il tumore al seno non è di un solo tipo. Nel caso di un tumore metastatico, cioè non più localizzato solo alla mammella, l’obiettivo è allungare il più possibile la sopravvivenza della paziente, tenendo sotto controllo la malattia e permettendo la miglior qualità di vita possibile. È situazione, infatti, con cui convivono molte donne – spiega l’esperta - Inizialmente si somministrano farmaci inibitori di cicline, cioè biologici di tipo orale, associati alle terapie ormonali. Quando, però, è necessario valutare il ricorso alla chemioterapia e se ci sono le caratteristiche previste, tra le opzioni possibili c’è la terapia metronomica, che può cronicizzare la malattia, offrendo una buona qualità di vita» spiega l’esperta.

La cura si fa a casa

Un primo vantaggio, infatti, è che porta a un notevole miglioramento nella gestione della cura da parte delle pazienti, perché il farmaco si può assumere direttamente da casa senza doversi recare in ospedale. «Esatto. Gli accessi in ospedale sono limitati, in media una volta al mese solo per la visita, gli esami e la consegna delle compresse, che poi la paziente può assumere da casa» conferma la dottoressa Montagna.

Si limita la caduta dei capelli

Si tratta di un aspetto importante da un punto di vista emotivo: la terapia metronomica permette di evitare la caduta dei capelli, come invece accade con la chemioterapia classica: «Questo dipende anche dal tipo di farmaco chemioterapico che viene somministrato – prosegue Montagna - Non tutti, infatti, causano l’alopecia e quelli orali utilizzati con il trattamento metronomico sono quelli che non provocano la caduta di capelli».

Si può usare per lunghi periodi

Quanto all’efficacia, lo studio dello IEO mostra come «l’uso prolungato non provoca tossicità cumulativa. Questo, infatti, è uno dei rischi delle terapie tradizionali a base di chemio, che nel tempo possono risultare meno tollerate e possono dar luogo a effetti collaterali più importanti - continua Montagna – In questo caso, invece, abbiamo visto che la malattia può essere tenuta sotto controllo anche per anni permettendo alle pazienti di condurre una vita affettiva, lavorativa e sociale non troppo diversa da quella di prima della malattia». Ora il team di ricercatori proseguirà con ulteriori approfondimenti, grazie allo Studio Meteora, mettendo a confronto la chemioterapia in vena con il trattamento metronomico, per conoscere ulteriormente le caratteristiche del tumore al seno metastatico “luminale” e quella delle donne che ne sono affette, per mettere arrivare a una medicina sempre più mirata e “personalizzata”.

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