Donna albero magnolia

Noi, un anno dopo l’inizio della pandemia

La magnolia sotto il mio balcone sta fiorendo.
Al primo bocciolo che si è schiuso, io e la Dodicenne abbiamo avuto lo stesso pensiero: è passato un anno.
Dodici mesi fa, quell’albero imponente che si riempiva di enormi fiori bianchi divenne il simbolo della primavera che premeva alla finestra, sfacciata e indifferente alla nostra improvvisa reclusione. Noi, che consideravamo “natura” solo quella selvaggia, da domare con la fatica
di lunghi viaggi, al punto da non aver mai notato quell’esemplare addomesticato nel cortile di casa, ci siamo ritrovati a bramare folate dei suoi profumi, istantanee della sua bellezza. Abbiamo iniziato ad abitare il nostro balcone stretto e lungo per ore, lo abbiamo trasformato nel regno di mezzo tra il dentro e il fuori. Quella magnolia è stata testimone di un cambiamento prezioso. Rappresentato dal semplice fatto che ci siamo accorti di lei.

Siamo in tempi di bilanci della pandemia. Tra i più interessanti, quello che lo storico Yuval Noah Harari ha affidato alle colonne del Financial Times. Secondo lui, dalla prospettiva della storia, in questo anno abbiamo assistito a una grande vittoria dell’uomo sugli agenti patogeni. Mai siamo stati capaci di domare un virus con un vaccino in tempi così brevi. Mai siamo stati in grado di contenere il contagio con il distanziamento sociale senza soffrire una crisi alimentare o innescare un collasso economico irreversibile. Ma, a fronte del successo scientifico e tecnologico, stiamo assistendo al fallimento della politica, ovvero della capacità di gestire e utilizzare nel modo migliore gli strumenti messi a disposizione dalla scienza. Stiamo di fronte alla nostra incapacità di collaborare in nome del bene comune. Mentre gli scienziati di tutto il mondo si alleavano, i leader politici litigavano. Ma «finché il virus continua a diffondersi ovunque, nessun Paese può sentirsi veramente al sicuro» scrive Harari. E «non deve esistere un noi e un loro. Perché non può esserci benessere per i ricchi se non iniziamo a proteggere anche i più poveri».

Torno alla magnolia e mi chiedo se quest’anno fiorisce per persone
diverse da quelle che eravamo un anno fa. Se anche noi abbiamo imparato una lezione da questa pandemia. Non mi affanno a cercare la risposta, sarebbe falsa e costruita. Mi basta che quella domanda riecheggi come monito, ogni volta che una folata d’aria smuove i boccioli della magnolia sotto il mio balcone.

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