L’ultimo caso è accaduto a Busto Arsizio: per eseguire una sentenza del tribunale, confermata in Appello, un bambino è stato prelevato dalla forza pubblica davanti a scuola tra le urla, sue e della mamma. La mamma, che abbiamo raggiunto al telefono, ci racconta piangendo che gli è stata fatta un’iniezione per sedarlo e che lui si era messo la cintura di sicurezza intorno al collo, per non essere portato via. Questo il video che la mamma ci ha autorizzato a riprodurre, pubblicato dall’agenzia di stampa Dire che segue questa vicenda – e altre purtroppo simili – da tempo. La mamma, con un filo di voce, prima di chiudere ci dice: «Mettete a conoscenza di cosa passano la mamme e di cosa succede a questi bambini»

Troppi bambini allontanati con la forza

Un pugno nello stomaco, vero? Ma questo caso è solo uno dei tanti che raccontano di vite spezzate a causa di un decreto che – chiudendo un iter giudiziario di anni –  impone l’allontanamento di un bambino dalla sua mamma. Tutto parte da una separazione in cui l’uomo è stato denunciato per violenze. E al momento di valutare l’affido dei figli, molto spesso si dispone l’affido condiviso. Anche se il padre è violento, anche in presenza di denunce contro di lui. Così, per far rispettare questo principio, con un bambino che rifiuta il papà, si dispone che lo veda ugualmente o, in molti casi, che vada in una casa famiglia per essere “riallineato” alla figura del padre. Alla base di tutto, la teoria della cosiddetta PAS, di cui vi abbiamo raccontato, la sindrome giudicata infondata dalla comunità scientifica mondiale (ma in Italia spesso ancora applicata) secondo cui il bambino rifiuta il padre perché la madre è “simbiotica, malevola, ostativa”. Insomma, glielo mette contro.

La PAS alla base di molti casi di affido congiunto con violenza

Anche nel caso di Busto Arsizio regna il pregiudizio della madre alienante. Come riporta l’agenzia DIRE, all’origine dell’ultimo decreto con cui si decide di allontanare il bimbo dalla mamma, una Consulenza Tecnica d’Ufficio (la CTU, ovvero i pareri – costosissimi – degli esperti a cui si affidano i giudici nei casi di separazione più complessi) che «dall’osservazione riferiva “come fosse praticamente impossibile staccare il minore dalla madre, la toccava, la ciucciava, è come se – riportava la Ctu – non ci fosse una differenziazione tra madre e figlio”». 

«Basta con i prelievi dei bambini»

Questi casi, quando diventano pubblici, scuotono le nostre coscienze e la nostra sensibilità. Ha appena lanciato un appello anche la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio: «Giungono notizie sul proseguimento dei prelievi forzosi di bambine e bambini dalle case delle madri, con l’uso della forza pubblica, contro il loro disperato volere contrario. Faccio dunque un appello alle Forze dell’Ordine e all’autorità giudiziaria a valutare la possibilità di applicare, da subito, fino in fondo, gli orientamenti esplicitati dalle ultime pronunce della Cassazione sulla necessità di valutare davvero e in modo concreto l’interesse superiore del minore, limitando i prelievi forzosi ai soli casi in cui è a rischio la loro incolumità».

La mozione sulla PAS del Parlamento europeo

Un appello drammatico, il suo, ma da tempo le istituzioni sono state chiamate a un cambiamento. Ora finalmente i tempi sembrano maturi. Il Parlamento europeo ha approvato una mozione in cui chiede la protezione di donne e minori nei casi di separazione con violenza domestica, sottolineando come «le dispute per l’affidamento dei bambini possono costituire una forma di violenza di genere quando sono usate da partner violenti per continuare a danneggiare le loro vittime». La Parlamentare europea Pina Picierno è relatrice ombra della relazione. Il video in cui presenta il documento al Parlamento sta facendo il giro del web.

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Giudici e consulenti devono essere formati

«Da oggi nessuno può fingere di non sapere. Questa mozione affronta la violenza di genere sotto vari aspetti ed è importante perché esprime la posizione ufficiale dell’organismo di rappresentanza dei cittadini europei. Non si tratta quindi più solo di uno sparuto gruppo di “femministe” che protestano, ma di una denuncia a livello europeo a cui seguono precise indicazioni, e gli Stati devono adeguarsi». Così l’onorevole ci spiega il valore di questa mozione, che ha lo scopo di cambiare le carte in tavola a partire dalla cultura di genere: scuote tutti i Paesi affinché si faccia formazione di genere tra giudici, avvocati, operatori, esistenti sociali. «Spesso i giudici non sanno neanche cosa sia la vittimizzazione secondaria, non sanno dell’esistenza della PAS e lasciano che i consulenti orientino le sentenze sulla base di questo pregiudizio».

Perché un padre violento oggi può avere la custodia del figlio?

Troppe volte poi accade che al momento della separazione in sede civile, eventuali denunce o condanne penali contro il padre non emergano, e così il bambino gli viene affidato, senza neanche indagare. Una stortura gravissima su cui sta lavorando anche la riforma del processo civile». Nel documento si nota appunto «come in molti Stati membri i procedimenti relativi alla violenza intima del partner procedano separatamente rispetto a quelli in cui si decide della custodia, laddove invece è necessario procedere a una considerazione complessiva per tutelare tanto le madri vittime di violenza quanto il miglior interesse del minore».

«La custodia congiunta contraria all’interesse del minore nei casi di violenza»

Grande attenzione viene posta all’affido congiunto. La mozione sottolinea «come sia contrario al miglior interesse del minore procedere alla custodia congiunta nei casi di violenza e che la violenza intima del partner sia intrinsecamente contraria al miglior interesse del minore, dovendo invece portare all’esclusione della custodia per il partner violento». Per la prima volta insomma si dispone che, nei casi di violenza, da riconoscere, accertare e indagare, si escluda la custodia al padre. «Dobbiamo chiederci, finalmente, qual è questo superiore interesse del minore per cui in tanti ci siamo fregiati di combattere negli ultimi anni: stare con il padre a prescindere, anche se  violento?». Nella mozione si nota anche come la custodia esclusiva al partner non violento debba essere accompagnata da un adeguato sostegno, anche economico, che tenga conto della situazione. «Quello economico è un tema centrale per le donne che denunciano i maltrattamenti. Spesso, anzi, non lo fanno proprio per mancanza di soldi. Oppure arrivano all’affido esclusivo fiaccate dalla lotta giudiziaria – che dura anni – a colpi di CTU di decine di migliaia di euro» .

La PAS dev’essere bandita dai tribunali e considerata “eurocrimine”

La mozione chiede quindi agli Stati membri di «non riconoscere l’uso di questa cosiddetta sindrome PAS nella pratica giudiziaria e di scoraggiarne e proibirne l’uso nei procedimenti giudiziari, specialmente in quelli legati a contesti di violenza». Potrebbe insomma avere fine la pratica dei prelievi forzosi dei bambini per essere allontanati dalle madri “malevole”? Si andrebbe addirittura oltre perché la mozione fa anche riferimento alle modifiche dell’art 83 del TFUE (il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), di cui vi abbiamo raccontato, ancora in approvazione. Quell’articolo chiede che la violenza di genere sia considerata come i reati di mafia e terrorismo, cioè “crimini europei“, e quindi punita in modo più severo ma soprattutto affrontata con standard legislativi uniformi: «Adesso ogni Paese applica sue leggi. Occorre invece che ci sia una base comune quanto a raccolta dati, prevenzione, indagini, persecuzione dei colpevoli. Ma soprattutto, con l’approvazione di questo articolo anche la PAS rientrerebbe tra i crimini europei».