50 anni: rafforza la tua “employability”

17 04 2019 di Barbara Rachetti
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La prima ricerca sulle dipendenti over 50 in Italia rivela che 6 su 10 si sentono discriminate al lavoro. Tornare a essere realizzate e soddisfatte, però, non è un miraggio. A patto di credere in se stesse e investire sulla propria “occupabilità"

Essere una donna di 50 anni in un’azienda dove magari lavori da 20 o 30. Dove sei arrivata con certe competenze che pensavi di far valere fino alla pensione. Invece ti ritrovi a doverle mettere in discussione perché è cambiato tutto. Il mercato è volatile, incerto, complesso. Le conoscenze che ti vengono richieste sono in continua e rapida evoluzione. E tu ti senti in un guado. «La parola chiave è “employability”, sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori. Significa capire il livello di “occupabilità” delle persone. Per le aziende vuol dire aggiornare le competenze dei dipendenti che l’innovazione tecnologica rende rapidamente obsolete; per i dipendenti significa non aspettare che lo facciano le aziende» spiega Monica Magri, HR & Organization Director di The Adecco Group Italia. «La verità è che poche società operano un “reskilling” del loro personale, anche se converrebbe loro farlo piuttosto che continuare a sostenere risorse rimaste all’angolo e nel frattempo assumerne di nuove».

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1. Considerare questa fase un modo per ripartire

Il rischio di sentirsi, e ritrovarsi, messe da parte è alto. Lo dimostra anche la prima ricerca in Italia sulle donne senior al lavoro realizzata da Valore D in collaborazione con il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla famiglia dell’università Cattolica di Milano. Il 60% delle quasi 5.000 intervistate si sente discriminata in base all’età (16,6%) o al genere (14,7%) o per entrambe le ragioni (28%). L’età gioca il ruolo più negativo nella percezione femminile. E la differenza fra uomini e donne è decisamente rilevante. Una over 50 ha molte più difficoltà di carriera di un coetaneo, soprattutto se per lei quella soglia rappresenta un punto di ripartenza.

Dopo aver cresciuto i figli, per molte dei 2 milioni di lavoratrici tra 55 e 64 anni è proprio questo il momento di rimettersi in gioco. «Il problema è che spesso le aziende lasciano l’aggiornamento all’iniziativa individuale. Occorre invece un approccio sistemico, per esempio dando incentivi alle imprese che formano i dipendenti e mettendole in rete con le business school delle università, che potrebbero offrire i corsi a un prezzo scontato» suggerisce Carolina Guerini, professore associato di Economia e gestione delle imprese alla Liuc - Università Cattaneo e coautrice di una ricerca sull’impatto delle nuove tecnologie sul lavoro.

2. Acquisire competenze digitali in autonomia

L’impatto è difficile da reggere per le over 50, perché implica competenze digitali tutte da costruire. E se non le fornisce l’azienda, occorre crearsele da sé. Alcuni risultati sono incoraggianti. La ricerca della Liuc dimostra come le donne spesso diventino digitali in autonomia, spinte dal bisogno di migliorare i flussi di lavoro. Si chiama Fai-da-te Digitale (Digital Do-It-Yourself) e non dipende dall’età. «L’11,8% delle donne che hanno partecipato allo studio ha un’età media di 49 anni: sono quelle che introducono di propria iniziativa strumenti innovativi, come app o piattaforme, per lavorare meglio in team» dice la professoressa Carolina Guerini. Non sono casi così rari. E dimostrano come l’iniziativa individuale rappresenti un valore importante.

3. Sfruttare l’intelligenza organizzativa

«Chi a 50 anni si sente messa da parte deve prima di tutto riuscire a essere onesta con se stessa. Ovvero: fare un’analisi obiettiva delle proprie capacità, capire cosa sa fare e imparare a raccontarsi di nuovo, con il giusto equilibrio, senza “togliersi dei punti” (cosa in cui noi donne purtroppo siamo esperte) o enfatizzare certe skill che non si possiedono » consiglia Monica Magri, HR & Organization Director di The Adecco Group Italia. «Per esempio, può proporsi all’interno della sua stessa azienda, magari per coordinare gruppi di lavoro: le 50enni eccellono nella negoziazione e hanno una sorta di intelligenza organizzativa legata all’aver sperimentato tante volte situazioni complesse». Occorre far cambiare la percezione di sé: a chi magari viene da anni di part-time, consiglio di rendere esplicita la propria disponibilità a passare al tempo pieno. Le piccole aziende preferiscono fidarsi dei dipendenti storici piuttosto che assumere nuove figure. A tutte raccomando sempre: imparate a usare bene i social, create un’immagine coerente con il modo in cui vi proponete. E non mandate curricula: usate LinkedIn, le aziende vanno lì».

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