Coppia montagna

Perché è così difficile amarsi oggi?

Perché è difficile amarsi oggi? Perché facciamo meno sesso? Perché non riusciamo a far durare le relazioni? Lo spiegano qui Ester Viola, avvocata e scrittrice, e Stefania Andreoli, psicoterapeuta e scrittrice
1 di 2 - Stefania Andreoli, psicoterapeuta e scrittrice
2 di 2 - Ester Viola, avvocata e scrittrice

Chiariamo: in questo articolo non c’è la minima intenzione di rispondere alla domanda: sta cambiando l’amore? O meglio, si potrebbe, ma le risposte sono due, nessuna sbagliata.
Prima risposta: no, è tutto sempre identico. L’amore è insensibile allo spirito del tempo, niente è cambiato perché niente poteva cambiare. È fatto ancora della stessa sostanza di Shakespeare: due innamorati che stanno insieme anche con tutte le condizioni a sfavore. Anche se sono due male assortiti.
Seconda risposta: sì, ora tutto è diverso. E, se tutto è diverso, è perché c’è Internet. I social network sono amplificatori di reazioni, induttori di equivoci, fluidificanti di tradimenti e facili rivelatori facili di colpe. Come potevano non cambiare (in peggio) l’amore?

Procederemo dunque con metodo empirico. Evidenze scientifiche e meno scientifiche. Psicologia e diritto di famiglia: sono le due scrivanie dove si decide lo stato della coppia. E qui si confrontano su quello che sta succedendo all’amore, oggi.

VIVIAMO RELAZIONI SEMPRE PIÙ BREVI

Ester Viola «Non ci siamo mai lasciati così tanto. Le coppie si sbriciolano presto. Un anno, due, tre. Con figli o senza. Vedo ragazzi giovanissimi con le stanchezze e le noie da 50enni. Qualcosa non ha funzionato e neanche si chiedono cosa, la serie tv non è piaciuta dopo le prime due puntate e si cambia canale. Cosa definisce un rapporto riuscito? Ormai mi viene più facile dirlo per negazioni: è amore se non riesci ad andartene, è amore se senza di te sto così male che non ha senso pensare a un’alternativa».
Stefania Andreoli «E nemmeno ci siamo mai lasciati così in fretta. Per “lasciarsi in fretta” intendo sia “poco dopo”, ma anche “chiudendo la faccenda il prima possibile”. Lo vedo capitare in terapia: si vuole stare bene subito, non c’è tempo da perdere, si arriva portandosi da casa un’autodiagnosi che subito introduce la richiesta di fare qualcosa per togliere lo strazio dal petto. Sempre più spesso mi sento chiedere: “Come se ne esce?”. Buona domanda, ma staccata dalla realtà. La risposta è che ci dobbiamo prima entrare, e poi immergere, nella sensazione di quanto faccia male separarsi».
Ester Viola «Negli studi legali qualcuno li chiama divorzi bianchi: coppie di 30enni che dopo un anno e mezzo si guardano in faccia e si dicono “Forse non ci amiamo più come prima”. Certo che non si amano più come prima: chissà che pretendevano, dal matrimonio. Un pranzo di gala? L’amore è anche chi carica la lavastoviglie mentre l’altro sceglie una serie tv. L’amore dell’inizio che diventa un’altra cosa, più quieta, è intollerabile oggi? Questa è la domanda. La parte giovane dell’umanità propende per il no: bisogna sempre essere innamorati al massimo, che è come dire che si può vivere bene tutto il tempo in piedi sopra un cornicione».
Stefania Andreoli «Ma quello è l’innamoramento, non l’amore. “L’amore è quel che resta del fuoco” si diceva in Il mandolino del capitano Corelli, film di ormai 20 anni fa. È ciò che rimane - se rimane qualcosa - quando la fiamma cessa di ardere».

NON CI LASCIAMO MAI DEL TUTTO

Ester Viola «È inutile dire di no. I nostri ex sono ovunque, nella convivenza forzata collettiva dei social. Pensate, per esempio, avere 20 anni e lasciarsi in primavera. Non solo devi tenere insieme quel che resta del cuore, ma tra due mesi magari lo vedrai a Mykonos felice con un’altra, taggato da amici su Facebook. Dovrai sorbirti il film della sua nuova relazione a colori su Instagram. Fino all’ultimo cucchiaino di veleno».
Stefania Andreoli «Può sembrare un’ovvietà, il che me la fa anche un po’ detestare. Mi ritrovo a condividere con molti pazienti con il cuore bisognoso di cure una domanda: e se provassimo a non andare più a guardare account e storie? Miracolosamente, funziona».

ABBIAMO SMESSO DI FARE SESSO

Ester Viola «Se ne fa il minimo indispensabile. Anzi neanche quello. Questo diceva la relazione Censis-Bayer del 2019 sullo stato della coppia».
Stefania Andreoli «Il poco sesso che si fa non sempre, oltretutto, si fa con la persona con cui si sta. Il cambiamento dei costumi sessuali è trasversale: i ragazzi lo fanno precocissimamente, in alcuni casi arrivando a rapporti completi già alle medie. Ma se arrivi vergine alle superiori (genitori, tranquilli: al momento sono i più), poi spesso ci resti ben oltre i 20 anni. Occorrerebbe una collana in 20 comode uscite per spiegare tutte le variabili in gioco: qui ci basti sapere che sono coinvolti la percezione del senso di adeguatezza del proprio corpo da far incontrare al corpo dell’altro, il bombardamento delle immagini sessualizzate che ci vengono propinate ovunque e senza filtri, la totale assenza di educazione sessuale.

E non solo per i più giovani: da un’indagine 2019 del Corriere della Sera i più ignoranti in materia restano gli adulti. Per rimediare, dobbiamo partire dai noi: tra il dito e la luna, smettiamola di preoccuparci per ciò che può succedere agli adolescenti (il dito) e cominciamo a fare pace con la relazione che noi abbiamo con il sesso, il corpo, i tabù. Solo così avremo parole sincere e credibili per parlare di queste faccende, sin dal grande classico: “Mamma, come nascono i bambini?”».

PREFERIAMO L’EROS VIRTUALE

Ester Viola «Prendi il telefono di chiunque e troverai un minimo di porno fatto in casa dal proprietario. Ormai quasi tutte le cause di separazione partono da qualcosa che è stato visto nello smartphone dell’altro. C’entra con l’interesse per il sesso fisico che è colato a picco, ma c’entra anche con la comodità. Tradire dal divano si fa con tutti i benefici e nessun investimento di tempo, fatica e rischio. È addirittura economico».
Stefania Andreoli «E c’entra anche una bella fetta dell’esibizionismo che ormai ha intaccato tutti. Il telefono è chic e non impegna. Le fantasie erotiche sanno essere più potenti della realtà, così come il partner che abbiamo nella testa è sempre migliore di quello che abbiamo accanto. Ma non è finita qui: “facendo roba” nel telefono non resti mai solo con te stesso – di te stesso non sai che fartene – ma qualcuno lo trovi sempre. Altra considerazione è l’idea che il sesso virtuale lo si possa prendere un po’ meno sul serio, giocando in modi che si finiscono per ritenere, in fondo, innocui».
Ester viola «E innocui invece non sono. Visto che il materiale riservato che abbiamo sui telefoni viaggia, viene inoltrato, si moltiplica. Per il revenge porn è stato necessario intervenire con una legge. È l’articolo 612 ter del Codice penale: chi diffonde immagini a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso delle persone interessate è punito con la reclusione da 1 a 6 anni e con la multa da 5.000 a euro 15.000. Ma perfino la legge non racconta bene quello che succede. Non è neanche vendetta. Ho una foto della mia ex nuda? Ma sì, divertiamoci. Addirittura senza nessuna rabbia, o scopo, come se Internet fosse un posto che sa mantenere i segreti. Mi piacerebbe dire che esistono tutele efficaci e che ognuno deve sentirsi libero di mandare le foto che preferisce, ma non è così. L’unica tutela è comportarsi come se tutto quello che esce dai nostri telefoni sia destinato a essere visto da tre persone almeno. E so che è sbagliato a ridursi a pensarlo, non piace nemmeno a me».

FANTASTICHIAMO SU STORIE IMMAGINARIE

Ester Viola «Sembra impossibile, ma in tempi moderni le persone si innamorano senza vedersi. Come nell’800. Per colmo del ridicolo, si tratta spesso di relazioni extraconiugali. Spesso gli amanti neanche si vedono, certe volte non si conoscono, ma le coppie intanto crollano. La domanda - a cui non so rispondere e a cui non sanno rispondere i magistrati - è la seguente: tutto questo scriversi clandestino, che sempre più spesso causa la fine di un matrimonio, può essere considerato tradimento oppure no?».
Stefania Andreoli «D’altronde si ama solo ciò che non si sa. Perché l’altro, quando lo sai, scopri che mica ti piace poi tanto. O magari somiglia alla persona che già hai accanto. Nemmeno Freud sosterrebbe più che si scelga come partner qualcuno che ricordi il proprio padre o la propria madre, però di certo la scelta amorosa non è casuale, nemmeno quando ci pare tale. E così, finché non cambiamo noi, non cambia nemmeno il tipo di persona di cui ci innamoriamo, anche se ne cambiamo una dietro l’altra».

PREFERIAMO LE PAROLE AI FATTI

Ester Viola «Quante volte sento dire: “Ci scrivevamo tanto, poi ci siamo visti e non funzionava”. Ma non sarà che – inutile usare giri di parole – ci siamo rincretiniti? Pensiamo davvero che la gente sia come scriva? Abbiamo fatto un altro passettino oltre l’amore liquido di Bauman, che già decenni fa ci avvertiva che non era un bene cambiare gli amori come le camicette, o è anche peggio?
Stefania Andreoli «Il fatto è che la parola è potente: la parola promette. E non importa sapere che sono i gesti a mantenere quella parola. Non per noi, “nomadi sentimentali”: costruiamo accampamenti, non città. Ci stabiliamo in luoghi - le relazioni - precari, di passaggio. Ogni volta che leviamo le tende, ci diciamo con rammarico che saremmo anche rimasti più a lungo ma:
1) ehi, che fatica
2) ehi, vuoi mettere il fascino impagabile di un nuovo inizio? Nessuna fine sarà mai bella come un incipit. E un nuovo inizio, “la parola” te lo garantisce sempre. Quando mi riscrivi, è come il primo bacio».
Ester Viola «E invece bisognerebbe saperlo, che le parole fanno quello che sanno fare: nulla. Non sono così potenti come raccontano. I fatti, quelli, stanno sempre da un’altra parte. “Ti vengo a prendere” è l’unica poesia d’amore che serve, l’unico rigo di chat che conta».

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