Come gli adolescenti hanno riscoperto la poesia

La poetessa Rupi Kaur, 25 anni e 3 milioni di follower su Instagram, è ora in libreria con la raccolta di versi "The sun and her flowers" (tre60)

di

Isabella Fava

Leggono Eugenio Montale e Rupi Kaur. Frequentano laboratori. Esprimono i loro sentimenti nei versi. Gli under 18 hanno riscoperto la scrittura. Anche grazie ai social

«C'è una specie di inchiostro nero che abbiamo in circolo, è fatto di tutte le cose da dire che non sono state dette». Questo inchiostro, sostiene Isabella Leardini, poetessa e direttore artistico del festival della poesia giovane Parco Poesia, è la base dell’arte della parola - «fisica quanto le lacrime o le risate» - ed è diventata una passione per moltissimi adolescenti. Lei lo chiama “il drago da domare” e Domare il drago è anche il titolo del suo ultimo libro appena uscito per Mondadori, in cui racconta l’esperienza decennale di insegnante nei laboratori di poesia per ragazzi. Frequentatissimi, come quelli di Chiara Carminati, che per Bompiani ha pubblicato Viaggia verso, poesie nelle tasche dei jeans (Bompiani). Target: «Quel tempo elastico che chiamiamo adolescenza e comincia attorno ai 10-11 anni per restare sempre in qualche modo con noi».

Ma com’è che i ragazzi oggi hanno scoperto i versi?

Cos’ha fatto scattare l’innamoramento per Walt Whitman o Emily Dickinson? Perché si dilettano nello scrivere e leggere liriche al di fuori delle aule scolastiche? «I motivi sono 2» spiega Isabella Leardini. «La scrittura è diventata centrale nella loro vita. Questa generazione scrive di continuo su Snapchat o WhatsApp: è il modo con cui racconta le cose importanti, che riguardano l’emotività. Ciò che una volta si faceva in lunghe chiacchierate al telefono tra amiche oggi si fa via messaggini. Scrivere è come allenare un muscolo, e a furia di farlo la parola ti cambia sotto le mani. Poi ci sono i social come Facebook e Instagram, dove si trovano liriche e citazioni di diversi autori. I ragazzi ne vengono attraversati, quasi inconsapevolmente. E imparano a conoscere i poeti». Sui social ci sono versi di tutti i tipi, in verità: da quelli di youtuber e instapoet a quelli di Giacomo Leopardi e Giuseppe Ungaretti. «Ma i nativi digitali non si scandalizzano. Nella confusione sono in grado di scegliere e di capire le differenze. Come succede con la musica: c’è quella commerciale e quella classica, possono piacere entrambe».

Parlano di corpo e amore

Giorgio Caproni e Charles Baudelaire (citati da Isabella Leardini nel suo libro) convivono così con temi e nomi attuali, e con un linguaggio che incontra i gusti dei giovani. Per dare un’idea, i versi di Chiara Carminati si intitolano Falling in Love, Facebook, Nickname, Nati digitali. Rispecchiano un mondo che magari noi facciamo fatica a capire ma nel quale i nostri figli si riconoscono: lo abitano, lo modificano, lo riempiono di parole. Perché l’adolescenza è l’età in cui fai i conti con te stesso. «In cui scegliere dove andare e come, per diventare chi sarai in futuro; un tempo in cui affrontare gli ostacoli più tormentosi e i cambiamenti più grandi. In altre parole: assolutamente travolgente» scrivono Karen Finneyrock, Rachel McKibbens e Mindy Nettifee in Poesie per ragazze di grazia e di fuoco (Rizzoli), un’antologia delle voci più affermate negli Usa che parlano di argomenti come il corpo e l’identità, il potere e la verità, l’amore e la perdita.

Sono gli stessi temi trattati da una star come Rupi Kaur, 25enne canadese originaria del Punjab da milioni di visualizzazioni su Instagram, che ha appena pubblicato il secondo libro, The sun and her flowers. Il sole e i suoi fiori (tre60). O dalla poetessa e rapper londinese Kate Tempest, autrice del nuovo Hold your own. Resta te stessa (edizioni e/o), dove descrive la società con ritmo incalzante e l’uso dello slang. Kate, che ha iniziato giovanissima, ora ha superato i 30anni, ma riesce ancora a cogliere lo spirito dei teen.

Dicono: «Questi siamo noi»

Come cambiano i tempi… Gli adolescenti degli anni ’80 e ’90 affidavano al rock i propri sentimenti. I teenager di oggi, nonostante navighino su Internet, ascoltino il rap e si “sfondino” di serie tv, consegnano le proprie gioie e dolori, speranze e ansie alla poesia. Quasi come i romantici dell’800. «Ci sono ragazzi che arrivano alla prima lezione dei miei laboratori magari senza averne letto una, semplicemente perché sentono che hanno qualcosa da dire. Cosa li attrae? La capacità che ha la poesia di non lasciarsi imbrigliare, di mantenere una parte di oscurità, di non detto» osserva Leardini. E poi, per scrivere, «basta un foglio dove mettere quell’energia che non trova una direzione in una forma che ti può rendere fiero». Il motivo per cui i ragazzini cominciano a comporre versi, spiega ancora Leardini, è detonante: «Per tenere insieme sentimenti contrastanti, contraddittori, che sono il punto di frattura in cui la giovinezza inizia a scoprire il mondo».

Esattamente quello che il rock significava per i loro genitori. La poesia-mania non contagia solo i teenager. Isabella Leardini lavora anche con i bambini delle elementari, «che non hanno quei filtri che appartengono ai più grandi». Gli argomenti sono semplici, immediati, ma toccano sempre l’amicizia, l’amore e i patemi che procurano (sì, persino i piccoli possono avere il cuore spezzato!). Il francese Bernard Friot, vincitore del Premio Andersen nel 2009, ha scritto Il mio primo libro di poesie d’amore (il castoro) e al Festival per ragazzi Tuttestorie di ottobre terrà lo Sportello d’ascolto poetico. Mentre le storie e i frammenti di vita dei bambini riempiranno l’Ufficio poetico diretto da Bruno Tognolini: scritti su fogli grandi, potranno essere letti da tutti. Il motivo? Lo spiega il sito del festival: «Quello che i bambini dicono può far sorridere, ridere, commuovere, emozionare, ma soprattutto quello che i bambini ci dicono è: questo sono io».

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