Billie Jean King, l’autobiografia

Chi scrive la propria biografia, sosteneva Henry James, può essere autoassolutorio, sincero a metà oppure onesto sino alla spietatezza; ma l’ultimo approccio appartiene solo a due categorie umane: i filosofi e coloro che al riepilogo si dedicano da anziani, dopo aver già esibito in pubblico le debolezze della loro vita. Identikit che calza a pennello per Billie Jean King e il suo Tutto in gioco (appena uscito in Italia per La Nave di Teseo).

Chi ricorda il nome di Billie Jean King lo assocerà per sempre alla “battaglia dei sessi”, l’incontro di tennis del 1973 che la vide sfidare e battere Bobby Riggs: la prima vittoria di un’atleta donna su un uomo, risultato che travalicava i confini della banale esibizione ma anche quelli dello sport. Così come la sua storia, già in procinto di diventare un film dopo la pellicola del 2017 con Emma Stone e i 3 documentari dedicati al match, sublima quel quarto d’ora di celebrità preferendo indagare su cosa c’è stato prima. E soprattutto dopo.

«Sapevo difendermi ma preferivo attaccare»

«Sapevo difendermi ma preferivo attaccare» scrive a un certo punto Billie Jean King, oggi 79enne. Sarebbe un’ottima alternativa al titolo che ha scelto per la sua autobiografia, dato che queste caratteristiche le ha espresse sin da bambina, e non solo in campo.

Billie Jean King campionessa tennis 2021 S Open Tennis Championships
Billie Jean King, oggi. L’ex campionessa ha 79 anni

Nata in una famiglia ipertradizionalista ma che incoraggia i figli alla pratica sportiva (suo fratello Randy diventerà campione di baseball), sceglie la racchetta perché si innamora di Althea Gibson, la tennista nera che vinse 5 titoli del Grande Slam prima di diventare attivista contro la segregazione razziale. «Avevo appena visto quello che desideravo diventare» continua. «E se riesci a vederlo puoi diventarlo anche tu».

La pasionaria Billie Jean da ragazza va in chiesa e, quando cominciano i suoi primi tour, gira con la Bibbia: «Volevo fare la missionaria». In un certo senso ci riuscirà. A 14 anni si ribella alle molestie del padre di un bambino a cui fa da babysitter. Si ribella sempre. Anche alle battute degli amici che la chiamano Quattrocchi e a quelle di Frank Brennan, il suo primo coach, che passa nella stessa frase dal consolarla al demolirla dopo una sconfitta: «Diventerai la numero uno al mondo. Perché sei brutta». La ragazza non accusa il colpo e, allenamento dopo allenamento, costruisce un fisico e un’anima che la porteranno a riempire le bacheche di coppe e le prime pagine di dichiarazioni decisamente fuori linea.


Dopo aver vinto, a 18 anni ancora da compiere, il primo dei suoi 16 titoli a Wimbledon, Billie Jean King dichiara: «L’anno prossimo non so se ci sarò. Devo pagarmi il college e 100 dollari a incontro non bastano»


I trionfi a Wimbledon

Nel 1961, a 18 anni da compiere, Billie Jean si aggiudica il doppio femminile a Wimbledon in coppia con Karen Suzman. «L’anno prossimo non so se ci sarò» dichiara dopo la vittoria. «Dovrò mantenermi al college e 100 dollari a incontro, che è quel che guadagnano le donne, non mi bastano». Infatti è costretta a fare l’insegnante part time. Ma a Wimbledon torna lo stesso e vince, stavolta nel singolo, battendo la numero uno al mondo Margaret Court.

A Wimbledon Billie Jean King trionferà altre 14 volte, lo spicchio più nobile di una carriera chiusa con 79 trofei totali dei quali 48 Slam. La più grande tennista di sempre, secondo molti addetti ai lavori. E anche una delle più povere, perché molte di quelle vittorie arrivano prima dell’accesso delle donne al professionismo e ai suoi benefit, dal montepremi ai viaggi gratis. Anzi, se molte campionesse delle ultime due generazioni hanno potuto diventare tali è soprattutto merito di King, che prima fondò l’associazione delle tenniste donne e poi condusse una lunga battaglia per uguali assegni ai vincitori dei tornei maschile e femminile. La parità arriva nel 1972, dopo che lei e molte colleghe minacciano di non iscriversi allo US Open. E meno di un anno dopo proprio quel bivio fra una straordinaria carriera sportiva e un attivismo politico senza precedenti diventerà il teatro dell’episodio che la rende ancora più celebre.

La sfida di Bobby Riggs

Succede che Bobby Riggs, fenomeno della racchetta a cavallo degli anni ’40 e ’50 poi convertitosi agli incontri di esibizione, sfida Billie Jean a un match uomo-donna. «Dimostreremo che il gap fra lo sport maschile e femminile è tale che Riggs, nonostante abbia quasi 30 anni di più, batterà facilmente King» dichiarano i promoter. Che per l’evento ideano uno slogan roboante: “La battaglia dei sessi”. Fa parte dello show, come quando i pugili si guardano in cagnesco durante la cerimonia del peso. Serve a creare aspettativa, e funziona: articoli, trasmissioni tv, impennata delle scommesse.

Billie Jean King Bobby Riggs tennisti 1973
Billie Jean King con Bobby Riggs

In California un’associazione di dirigenti aziendali promette persino che, se vincerà Billie Jean King, per una settimana di fila i suoi membri prepareranno il caffè alle loro segretarie. Il circo mediatico cavalca il tema della disparità sessuale lasciandone però sullo sfondo le implicazioni sociali. Che esplodono davvero solo quando anche Bobby Riggs inizia a calcare la mano: «Alla conferenza stampa pre-match si presentò con una maglietta bucata sul davanti che lasciava intravedere i capezzoli, e disse che sarebbe stata meglio a me» ricorda la tennista. «Poi si rifiutò di fornire un reale parere tecnico: in campo contano il fiato e la gestione emotiva, disse più o meno, e le donne non hanno nessuno dei due».

Billie Jean King Bobby Riggs tennis 1973 conferenza stampa
Billie Jean King e Bobby Riggs alla conferenza stampa

Donne, diritti e sport

Ce n’è abbastanza perché finalmente si indigni anche il movimento femminista americano, che in quegli anni ha un peso politico notevole ma dal dibattito sulla parità di genere nello sport si è sempre tenuto alla larga, guardando anzi con diffidenza a icone come Billie Jean King. Diffidenza reciproca, va detto. E lo si vedrà anni dopo, quando la campionessa ormai al tramonto dovrà gestire da sola un complicato coming out: nel 1981 il marito chiede il divorzio, la sua omosessualità diventa di dominio pubblico e la sua amante storica intenta contro di lei una causa patrimoniale, mentre gli sponsor la abbandonano e lei è costretta a ripartire dai tornei minori per mantenersi.

Billie Jean King Bobby Riggs tennis match 1973
Il match del 1973 tra Billie Jean King e Bobby Riggs

«Quando i grandi brand hanno cominciato a darsi battaglia per aggiudicarsi le atlete lesbiche purtroppo mi ero già ritirata» confessa con una punta di amara ironia. La stessa ironia con la quale racconta la vigilia della partita contro Bobby Riggs, annientato 6-4, 6-3, 6-3: «Pregavo sempre prima dei match. Di solito chiedevo a Dio di farmi giocare al massimo delle possibilità. Quella sera gli dissi soltanto: “Ti prego, Signore, fa’ che io batta quel buffone”».

L’autobiografia di Billie Jean King

Tutto in gioco (titolo originale All in), edito da La Nave di Teseo, è l’autobiografia di Billie
Tutto in gioco (titolo originale All in), edito da La Nave di Teseo, è l’autobiografia di Billie Jean King. Il libro, già opzionato per ricavarne un film che uscirà nel 2023, ripercorre la carriera ma soprattutto la vita di quella che in molti considerano la migliore tennista di sempre.