Se per stasera hai in mente una serata sul divano davanti a un film, in attesa di poter vedere al cinema uno di quelli in uscita nel 2026, allora potresti scegliere Francesca Cabrini. Uscito nel 2024 e in programma alle 21:30 su Canale 5, è ispirato alla storia vera di Francesca Cabrini, suora e missionaria nata in Italia ma naturalizzata statunitense, che fondò scuole e ospedali e che venne proclamata Santa.

Nella pellicola, diretta da Alejandro Monteverde, la protagonista è interpretata da Cristiana dell’Anna, nel cast figurano anche Giancarlo Giannini e Romana Maggiora Vergano.

Dalle umili origini alla chiamata al servizio

Nata il 15 luglio 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, in Lombardia, Maria Francesca Cabrini era la più piccola di tredici figli, ma soltanto quattro sopravvissero all’infanzia. Fragile fin da piccola e con una salute sempre precaria, da ragazzina si lasciava ispirare dai racconti dei missionari e sognava di portare la sua fede lontano. Già solo questo fa capire perché la sua storia è diventato un film.

Ottiene il diploma da insegnante studiando in un istituto religioso ma venne respinta da alcune congregazioni a causa della sua salute. Lei non si arrende: accetta la direzione di un orfanotrofio e nel 1877 riesce a prende i voti. Sceglie il nome Francesca in omaggio a San Francesco, del quale condivide lo spirito missionario.

Nel 1880, insieme ad alcune consorelle, fonda l’ordine delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, dedicato all’educazione e all’assistenza dei più deboli.

La missione negli Stati Uniti e quella frase sugli italiani

Il desiderio di Francesca Cabrini era quello di partire per la Cina, ma Papa Leone XIII aveva altri progetti per lei. Le chiese di raggiungere gli Stati Uniti, dove migliaia di immigrati italiani vivevano in condizioni di estrema povertà e isolamento.

delle suore in gruppo

Quando sbarcò a New York nel 1889, si trovò immediatamente a confrontarsi con una realtà difficile, segnata da diffidenza, razzismo e sessismo, persino all’interno della Chiesa stessa.

Francesca affrontò tutto questo senza esitazione: iniziò a fondare scuole, orfanotrofi e ospedali, strutture pensate per offrire istruzione, protezione e strumenti concreti per costruirsi un futuro dignitoso.

La sua fede incrollabile e la determinazione nel trasformare ogni ostacolo in un’opportunità concreta guidarono ogni sua decisione, rendendo il suo intervento non solo spirituale, ma profondamente tangibile nella vita delle comunità italiane.

Nel 1890 il capo della polizia locale di New Orleans fu ucciso da ignoti e la colpa ricadde, senza nessun tipo di prova, su alcuni italiani, precisamente i Dagos e cioè i senza fissa dimora. Due anni dopo la donna annunciò nella stessa città: “Gli italiani sono stati diffamati, al punto che la folla ne ha linciati a decine”.

L’espansione dell’opera e la cittadinanza americana

La missione di Francesca Cabrini non si fermò a New York. La sua opera crebbe rapidamente, estendendosi a Chicago, al Colorado e alla California, fino a raggiungere l’America Latina e l’Europa.

Instancabile viaggiatrice, attraversò l’Atlantico più di venti volte, sempre con lo stesso obiettivo: fondare scuole, ospedali e opere assistenziali in grado di offrire istruzione, cure e protezione a chi ne aveva più bisogno.

In totale, diede vita a sessantasette istituzioni, ognuna costruita con cura e attenzione per durare nel tempo. Nel 1909 ottenne la cittadinanza americana, suggellando un legame profondo con il Paese che aveva imparato ad amare servendo gli ultimi.

La canonizzazione e l’eredità

Francesca Cabrini morì a Chicago il 22 dicembre 1917, lasciando un’eredità che si sarebbe estesa ben oltre la sua vita. Nel 1946 Papa Pio XII la proclamò santa, rendendola la prima cittadina americana a essere canonizzata. Oggi è considerata la patrona degli immigrati.

Questo riconoscimento non è solo simbolico: testimonia il valore concreto del suo impegno educativo, sanitario e sociale, che ha sostenuto intere comunità italiane negli Stati Uniti e continua ancora oggi attraverso le istituzioni che fondò.