Mercoledì 7 ottobre, alle 21.15 su Rai 3, Chi l’ha visto? torna sul caso di Alex Marangon, il 25enne di Marcon trovato morto nel Piave nel luglio 2024. La puntata, condotta da Raffaella Griggi, partirà proprio dalla vicenda del giovane e mostrerà documenti inediti.
I genitori continuano a non credere alla ricostruzione di una morte accidentale e si sono opposti alla richiesta di archiviazione. «Alex quella sera non era da solo», sostengono. Ora la decisione passa dal gip di Treviso, che ha fissato per il 24 novembre le udienze sulle opposizioni all’archiviazione.
Alex Marangon, cosa accadde la notte nell’abbazia di Vidor
La morte di Alex Marangon è ancora al centro di tanti interrogativi. Per cercare di trovare un filo rosso che leghi i fatti bisogna tornare alla notte tra il 29 e il 30 giugno 2024.
Alex, 25 anni, originario di Marcon, nel Veneziano, partecipa a un incontro nell’abbazia di Santa Bona, a Vidor, in provincia di Treviso. L’appuntamento viene descritto nelle cronache come un evento di “musica medicina”, con la presenza anche di due curanderos colombiani. All’incontro prendono parte una ventina di persone.
A un certo punto Alex si allontana. Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, il giovane lascia il gruppo durante la notte in uno stato di forte agitazione. Da quel momento si perdono le sue tracce.
Partono le ricerche. Il 2 luglio il corpo viene individuato nel Piave, nei pressi di un isolotto nella zona di Ciano del Montello. Il punto del ritrovamento si trova alcuni chilometri a valle rispetto all’abbazia.
Sul corpo vengono riscontrate diverse lesioni. Ed è proprio la loro origine a diventare uno dei nodi centrali dell’inchiesta.
Nei giorni immediatamente successivi alla morte, gli investigatori concentrano l’attenzione sull’area compresa tra l’abbazia e il Piave. Vengono effettuati sopralluoghi e perlustrazioni, anche con l’impiego di droni. Si cerca di capire da dove possa essere precipitato Alex e se sul terreno siano rimaste tracce del passaggio di un corpo.
In quella prima fase, però, la ricostruzione appare molto diversa da quella alla quale arriverà la Procura due anni dopo.
La morte di Alex Marangon e le prime indagini per omicidio
Nel luglio 2024 l’inchiesta prende una direzione precisa. La Procura di Treviso procede per omicidio volontario contro ignoti.
L’11 luglio il procuratore capo di Treviso Marco Martani dichiara pubblicamente che, sulla base degli elementi allora disponibili, la morte viene considerata un omicidio e non l’effetto di una semplice caduta. Al centro ci sono soprattutto le lesioni rilevate sul corpo.
Intanto proseguono gli accertamenti sulla notte trascorsa nell’abbazia. Un altro punto da chiarire riguarda le sostanze assunte durante l’incontro.
Gli esami tossicologici confermano la presenza di ayahuasca nel corpo di Alex. Successivi accertamenti rilevano anche la presenza di cocaina.
L’ayahuasca è una preparazione di origine amazzonica con effetti psicotropi.
Le indagini cercano di stabilire anche cosa sia accaduto agli altri partecipanti e chi abbia messo a disposizione le sostanze.
La domanda non è più soltanto se qualcuno abbia aggredito Alex. Gli inquirenti devono stabilire se le ferite possano essere spiegate diversamente e quale ruolo abbia avuto lo stato di alterazione del giovane.
Per la Procura Alex Marangon sarebbe precipitato da solo
Il 26 giugno 2026 arriva la svolta. La Procura di Treviso chiede l’archiviazione sia dell’ipotesi di omicidio volontario contro ignoti sia delle accuse per morte come conseguenza di altro reato contestate a cinque persone.
Si tratta degli organizzatori dell’evento Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, della proprietaria del luogo Alexandra Da Sacco e dei due curanderos Jhonni Benavides e Sebastian Castillo.
Secondo la ricostruzione della Procura, non sarebbero emerse responsabilità di altre persone nella morte del giovane.
Per gli inquirenti, Alex sarebbe entrato in uno stato di alterazione psichica legato all’assunzione di sostanze. In quelle condizioni avrebbe superato un parapetto e sarebbe precipitato per circa dieci metri verso il Piave.
La Procura ritiene inoltre che l’assunzione delle sostanze sia stata consapevole. Secondo quanto riferito da ANSA sulla richiesta di archiviazione, elementi trovati nei dispositivi informatici del giovane indicherebbero che conosceva i possibili effetti delle sostanze che intendeva sperimentare.
Resta distinto il capitolo relativo agli stupefacenti. Secondo RaiNews, il pubblico ministero ha contestato la cessione di sostanze per la somministrazione dell’ayahuasca ai partecipanti.
Perché i genitori di Alex Marangon non credono all’incidente
A questo punto entra in gioco la battaglia della famiglia. Un passaggio che ricorda il caso di Gessica Disertore, tornato a Chi l’ha visto? dopo l’opposizione dei familiari all’archiviazione.
I genitori di Alex non condividono la ricostruzione degli inquirenti. Per loro restano domande senza risposta e circostanze che meritano ulteriori approfondimenti. La famiglia ha quindi presentato opposizione alla richiesta di archiviazione.
Uno dei punti principali riguarda le ferite sul corpo. I consulenti dei familiari contestano che tutte le lesioni possano essere spiegate con una precipitazione dall’alto. Secondo la loro valutazione, alcune sarebbero invece compatibili con un’aggressione.
I legali della famiglia richiamano inoltre la mancanza di segni che documentino il passaggio del corpo attraverso la vegetazione sotto la terrazza dell’abbazia. Anche questo aspetto viene indicato tra le presunte incongruenze della ricostruzione.
Il tema era emerso già durante le indagini del 2024. Una perlustrazione effettuata con droni lungo la parete sotto l’abbazia non aveva individuato tracce riferibili con certezza alla caduta di un corpo. Quel sopralluogo, da solo, non aveva comunque permesso di ricostruire la dinamica della morte.
«Alex quella sera non era da solo, va accertato se ci sono delle responsabilità di altri partecipanti», affermano i genitori nell’anticipazione diffusa dalla trasmissione.
Alex Marangon, il 24 novembre le udienze sull’archiviazione
Il caso, dunque, non ha trovato una conclusione giudiziaria come è avvenuto per altre vicende di cronaca nera trattata da Chi l’ha visto, come quella di Aurora Tila, di cui la trasmissione ha seguito passo dopo passo gli sviluppi fino alla sentenza di appello.
L’ultimo passaggio giudiziario legato al caso di Alex risale a settembre 2026. Il gip di Treviso ha fissato per il 24 novembre entrambe le udienze relative alle opposizioni presentate contro le richieste della Procura.

Una riguarda l’indagine per omicidio contro ignoti. L’altra riguarda l’ipotesi di morte come conseguenza di altro delitto, che aveva coinvolto cinque persone.
Il giudice dovrà quindi esaminare le richieste della Procura e le contestazioni presentate dai legali della famiglia.
A oltre due anni dalla notte di Vidor, restano così due letture profondamente differenti della morte di Alex Marangon. Da una parte c’è la ricostruzione alla quale è arrivata la Procura dopo le indagini. Dall’altra ci sono i dubbi dei genitori e le valutazioni dei loro consulenti.
Chi l’ha visto? torna su questa distanza nella puntata del 7 ottobre, annunciando anche la diffusione di documenti inediti. La trasmissione ha seguito negli anni anche delitti arrivati a una verità giudiziaria, come quello di Melania Rea. Per Alex, invece, la domanda su che cosa sia realmente accaduto quella notte resta ancora al centro del procedimento.