La morte di Andrea Prospero continua a interrogare la famiglia e gli investigatori a oltre un anno dalla scomparsa del giovane studente di Lanciano.

Andrea, 19 anni, si era trasferito a Perugia per frequentare il primo anno di Informatica e viveva in un ostello insieme ad altri studenti.

Il 24 gennaio 2025 aveva perso i contatti con la famiglia dopo essere uscito dalla struttura nell’ostello in cui viveva. Sei giorni più tardi il suo corpo era stato trovato in un appartamento preso in affitto nel centro storico della città.

Il caso torna a Chi l’ha visto? nella puntata che va in onda su Rai 3 il 30 settembre 2026, mentre è in corso il processo a carico del giovane accusato di istigazione o aiuto al suicidio e omissione di soccorso.

La scomparsa di Andrea Prospero e le ricerche a Perugia

Quello di Andrea Prospero è un caso che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso, in maniera analoga a quanto successo con Yara Gambirasio più di 15 anni fa. La mattina del 24 gennaio 2025 il 19enne era uscito dall’ostello di via Bontempi per incontrare la sorella. Avrebbero dovuto pranzare insieme, ma non si era presentato all’appuntamento.

Le telecamere della struttura lo avevano ripreso per l’ultima volta mentre usciva e da quel momento si sono perse le sue tracce.

Per sei giorni gli investigatori avevano seguito ogni possibile traccia, anche attraverso le immagini delle telecamere e i dati utili a ricostruire gli spostamenti del giovane.

Il 29 gennaio Andrea era stato trovato senza vita in un appartamento del centro storico di Perugia che aveva preso in affitto.

Gli accertamenti avevano stabilito che la morte era avvenuta dopo l’assunzione di farmaci, mentre nell’abitazione erano stati trovati diversi telefoni cellulari, numerose schede Sim e altri oggetti che avevano portato gli investigatori a concentrarsi sulla vita digitale del ragazzo.

È proprio da quella parte dell’indagine che erano emersi elementi che la famiglia non conosceva. Andrea utilizzava diverse identità online e aveva contatti con persone conosciute attraverso le piattaforme digitali.

Tra questi c’era un ragazzo romano, con il quale dal 2023 comunicava attraverso Telegram, applicazione di messaggistica spesso usata per condividere contenuti illegali. Nel corso dei mesi le conversazioni tra i due avevano assunto un carattere sempre più legato al suicidio, fino ad arrivare agli scambi delle ore precedenti alla morte di Andrea.

Le chat con l’amico virtuale e il processo

Il ragazzo romano, Emiliano Volpe, è imputato davanti alla Corte d’Assise di Perugia con l’accusa di istigazione o aiuto al suicidio e omissione di soccorso.

Secondo quanto ricostruito in aula dagli investigatori della Polizia postale, Andrea aveva confidato all’interlocutore online le proprie difficoltà e l’intenzione di togliersi la vita.

Nel giugno 2026, durante un’udienza del processo, gli investigatori avevano ricostruito proprio gli ultimi scambi tra Andrea e Volpe.

La Procura sostiene che i messaggi dell’imputato abbiano avuto un ruolo nell’istigazione al suicidio, mentre la difesa contesta il nesso causale tra le conversazioni e la decisione di Andrea. È questo uno dei punti centrali del procedimento, sul quale la Corte dovrà confrontare le diverse ricostruzioni.

Un altro aspetto esaminato durante il dibattimento riguarda il tempo trascorso tra l’assunzione delle sostanze e la morte. Gli accertamenti medico legali hanno indicato un intervallo di alcune ore, mentre il processo sta valutando anche ciò che accadde nella chat in quel periodo e la mancata richiesta di soccorso.

Nel frattempo, durante il processo, i familiari hanno raccontato quanto fosse difficile per loro conoscere quella parte della vita di Andrea.

La sorella Anna e i genitori hanno riferito di non avere avuto consapevolezza delle sue attività online e dei rapporti che aveva costruito attraverso le diverse identità digitali. Una realtà emersa soltanto dopo la morte e che ha aggiunto nuovi elementi alla ricostruzione degli ultimi mesi dello studente.

Le parole della Regione: “Possiamo solo agire”

Nel suo intervento la presidente Proietti ha espresso, a nome personale e dell’amministrazione regionale, un dolore che ha definito incommensurabile: «Questo tragico epilogo ci lascia sgomenti e infinitamente addolorati».

Ha poi annunciato la vicinanza alla famiglia e alla comunità studentesca: «Di fronte a un gesto così estremo non ci resta che stringerci accanto alla famiglia, alla sorella e al fratello, ai genitori, e a tutta la comunità studentesca perugina».

Proietti ha ricordato di aver sentito nei giorni precedenti la sorella Anna, e ha spiegato che per tutti Andrea era parte della comunità: «Andrea era un nostro figlio, un nostro fratello, e non possiamo immaginare quanto abbia sofferto».

Da qui l’invito ad agire: «Possiamo solo agire, da subito con più vigore e forza, per stare vicini ai nostri ragazzi di cui troppo spesso non riusciamo a percepire la profonda sofferenza e solitudine».

Sulla stessa linea l’assessore Barcaioli, che ha affermato: «Questa tragedia richiama con urgenza la necessità di rafforzare le politiche di ascolto e sostegno per i giovani, affinché nessuno si senta mai solo di fronte alle proprie fragilità». Tra i giovani italiani infatti gli episodi di suicidio sono in crescita, ma sempre di più hanno il coraggio di chiedere aiuto.

L’assessore ha concluso con un auspicio: «Che il ricordo di Andrea possa essere custodito con amore da tutti».