Lorena Isceri era ancora viva quando Federico Vella, il suo ex compagno, l’ha gettata dal viadotto dell’A1 a Barberino del Mugello. È il principale elemento emerso dai primi accertamenti medico-legali sul corpo della donna, uccisa il 3 settembre 2026.

Il caso sarà al centro della puntata di Verità Nascoste in onda questa sera, 8 settembre, in prima serata su Rete 4. Il programma condotto da Milo Infante tornerà sugli elementi che potrebbero chiarire se il delitto sia stato premeditato.

Intanto gli investigatori continuano a ricostruire le ore del femminicidio e i giorni che lo hanno preceduto. Al vaglio ci sono gli acquisti effettuati da Vella prima dell’agguato, i suoi movimenti vicino alla casa della vittima e i messaggi inviati dopo la fine della relazione.

Lorena Isceri era viva quando è stata gettata dal viadotto

I primi risultati dell’esame medico-legale hanno chiarito che Lorena Isceri era ancora in vita quando è stata scaraventata dal viadotto dell’autostrada A1. Il dato emerge dall’esame esterno e dalla Tac eseguita sulla salma all’Istituto di medicina legale di Firenze.

Si tratta, tuttavia, di un primo riscontro. La valutazione conclusiva verrà riportata nella relazione del medico legale Beatrice Defraia, nominata dal sostituto procuratore di Firenze Antonio Natale. La relazione dovrà essere consegnata entro 90 giorni.

Gli accertamenti dovranno chiarire anche la natura delle lesioni riscontrate sul corpo di Lorena. In particolare, gli inquirenti intendono stabilire se alcune possano risalire a prima della caduta oppure siano conseguenza dell’impatto.

La ricostruzione trova inoltre riscontro nella telefonata effettuata da Lorena mentre si trovava chiusa nel bagagliaio dell’auto. La donna riuscì a contattare il 112 durante il tragitto verso Barberino del Mugello. Anche le immagini delle telecamere autostradali fanno parte del materiale acquisito dagli investigatori.

Sul corpo di Federico Vella sono stati disposti anche accertamenti tossicologici. Gli esami rientrano negli approfondimenti che dovranno ricostruire nel modo più preciso possibile le circostanze del femminicidio e del successivo suicidio dell’uomo.

Chi era Federico Vella e la ricostruzione del femminicidio di Lorena Isceri

Lorena Isceri aveva 45 anni, era originaria del Salento e viveva a Firenze. Federico Vella, 36 anni, era il suo ex compagno. La relazione tra i due si era conclusa prima del delitto.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Vella ha atteso Lorena nel garage della sua abitazione a Firenze. Qui l’avrebbe aggredita e immobilizzata, prima di rinchiuderla nel bagagliaio della propria automobile. L’uomo si è messo poi in viaggio verso l’autostrada A1.

una foto di Lorena Isceri sorridente assieme al compagno che diventerà il suo assassino

Durante il tragitto Lorena è riuscita chiedere aiuto. La chiamata al numero unico di emergenza sarebbe partita poco dopo le 14 del 3 settembre. La donna era chiusa nel bagagliaio, ferita e legata. Ha cercato di fornire agli operatori tutte le indicazioni possibili per permettere alle forze dell’ordine di localizzare l’automobile.

La segnalazione ha fatto scattare le ricerche. Quando gli agenti hanno raggiunto il viadotto Lora, nel territorio di Barberino del Mugello, la vicenda è arrivata al suo epilogo: Federico Vella ha gettato Lorena dal viadotto e successivamente si è tolto la vita lanciandosi a sua volta nel vuoto.

I primi accertamenti medico-legali hanno poi stabilito che Lorena era ancora viva in quel momento.

I sopralluoghi sotto casa di Lorena Isceri prima del delitto

L’inchiesta si concentra anche sui giorni precedenti al femminicidio. Gli investigatori stanno verificando alcuni elementi che potrebbero contribuire a stabilire se Federico Vella avesse preparato l’agguato in anticipo.

Alcuni vicini avrebbero visto Vella nei pressi dell’abitazione di Lorena già il 24 o il 25 agosto. Si tratta di circa dieci giorni prima del delitto del 3 settembre. La circostanza è al vaglio della Squadra mobile di Firenze, coordinata dal pubblico ministero Antonio Natale.

Una vicina avrebbe riferito di averlo notato nei pressi dell’accesso al parcheggio condominiale. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire la ragione della sua presenza e i suoi movimenti in quella zona. Il fatto viene esaminato nell’ambito dell’ipotesi di premeditazione, che allo stato dell’inchiesta resta un’ipotesi investigativa.

Tra gli elementi analizzati c’è anche il cancello utilizzato per entrare nel parcheggio. Sulla fotocellula sarebbe stato applicato del nastro adesivo. Gli investigatori stanno valutando questo particolare insieme agli altri elementi raccolti prima e dopo il femminicidio.

Le verifiche riguardano inoltre le comunicazioni tra Vella e Lorena nelle settimane precedenti. Gli investigatori stanno esaminando chat e messaggi inviati dopo la fine della relazione, oltre ai contatti con la famiglia della donna.

In questa ricostruzione entra inevitabilmente anche la dimensione digitale lasciata dalla vicenda, che ha un risvolto paradossale e tragico: dopo il femminicidio, il profilo social di Lorena è rimasto aperto, con Meta che è rimasta a guardare.

Fascette, forbici e altro materiale: cosa hanno trovato gli investigatori

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda alcuni oggetti acquistati da Federico Vella nella mattinata del 3 settembre. Gli investigatori hanno acquisito uno scontrino relativo a un acquisto effettuato poco dopo le 11.30.

Tra il materiale acquistato figurerebbero fascette, un martello, forbici e un telo. Parte di questi oggetti sarebbe stata successivamente trovata dalla polizia durante la perquisizione dell’automobile utilizzata da Vella.

La presenza delle fascette assume particolare rilievo nella ricostruzione perché Lorena, durante il sequestro, era stata immobilizzata: la donna, mentre parlava con la polizia dal bagagliaio, era infatti legata.

La relazione con Federico Vella e gli elementi raccolti prima del femminicidio

Nelle carte dell’inchiesta stanno entrando anche le testimonianze della famiglia di Lorena Isceri. Il Corriere Fiorentino ha pubblicato l’8 settembre alcuni passaggi dei verbali della madre della donna, che ricostruiscono le settimane precedenti al delitto.

Secondo il racconto della madre, durante l’estate la relazione tra Lorena e Federico Vella attraversò una fase di forte crisi. La donna avrebbe manifestato paura per alcune reazioni dell’ex compagno. Sempre secondo il verbale riportato dal Corriere, i due si rivolsero anche a un professionista nel tentativo di affrontare i problemi della relazione.

La madre ha inoltre raccontato che, dopo un episodio avvenuto prima di Ferragosto, Lorena decise di non voler più incontrare Vella. Dal 15 al 28 agosto rimase con i genitori in Puglia. In quel periodo, Vella continuò a inviarle messaggi e a telefonarle.

La famiglia aveva già riferito nei giorni immediatamente successivi al delitto che Lorena aveva paura ma non aveva presentato denuncia. La madre ha spiegato che la figlia temeva di danneggiare l’ex compagno.

Il primo settembre Vella avrebbe scritto a Lorena dicendole di voler intraprendere un percorso con un professionista. Tre giorni dopo, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, avvennero il sequestro e il femminicidio.

L’ennesimo femminicidio frutto di controllo e violenza di genere

L’ennesima uccisione di una donna da parte di un compagno indigna le nostre coscienze, ma il rischio che questi episodi siano percepiti come “normali” è alto. Il femminicidio non è infatti – come qualcuno continua a sostenere – un omicidio come un altro, ma un delitto che richiama dinamiche di controllo e violenza di genere nelle relazioni.

Nel 2025, secondo i dati del Viminale, in Italia sono state uccise 97 donne. In 85 casi l’omicidio è avvenuto nell’ambito familiare-affettivo.

La successione di una relazione finita, dei contatti successivi e delle verifiche su una possibile pianificazione richiama altre vicende recenti, che hanno sconvolto l’opinione pubblica. Tra queste, il femminicidio di Giulia Cecchettin: per l’ex fidanzato Filippo Turetta è diventato definitivo l’ergastolo.