Per molti spettatori il volto di Salvo Montalbano coincide con quello di Luca Zingaretti. La storica fiction Rai tratta dai romanzi di Andrea Camilleri ha infatti segnato la televisione italiana per oltre vent’anni. Eppure il celebre commissario di Vigata non è stato interpretato da un solo attore.

Tra il 2012 e il 2015, infatti, Rai ha portato sul piccolo schermo anche Il giovane Montalbano, serie prequel dedicata agli inizi della carriera del commissario. A interpretarlo è stato Michele Riondino, che ha raccolto una sfida non semplice: raccontare il passato di un personaggio già amatissimo dal pubblico, senza imitare chi lo aveva reso celebre.

Luca Zingaretti, il volto diventato simbolo di Montalbano

Quando nel 1999 andò in onda il primo episodio de Il commissario Montalbano, pochi immaginavano che la serie sarebbe diventata uno dei più grandi successi della televisione italiana. Luca Zingaretti, romano classe 1961, entrò così nella storia della fiction italiana grazie al personaggio creato da Andrea Camilleri.

L’attore aveva studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, dove tra i suoi insegnanti c’era anche lo stesso Camilleri. Prima di diventare Montalbano aveva già lavorato tra cinema, teatro e televisione, ma fu proprio il ruolo del commissario siciliano a renderlo popolarissimo presso il grande pubblico.

Nel corso degli anni, Zingaretti ha raccontato più volte il legame speciale nato con Camilleri. Lo scrittore, infatti, non lo scelse per una somiglianza fisica con il personaggio dei romanzi, ma perché convinto che avesse il carisma giusto per tener viva l’attenzione del pubblico sullo schermo.

La serie è proseguita fino al 2021. Dopo la morte di Andrea Camilleri, avvenuta nel 2019, Zingaretti ha però deciso di chiudere la sua esperienza nei panni del commissario. Una scelta legata anche al forte rapporto umano costruito negli anni con lo scrittore siciliano.

Perché Andrea Camilleri scelse Luca Zingaretti

Il successo di Montalbano è legato anche alla capacità di Zingaretti di rendere il personaggio credibile e vicino agli spettatori. Il commissario creato da Camilleri non era un eroe perfetto, ma un uomo pieno di dubbi, ironia e fragilità. Proprio queste caratteristiche hanno permesso alla serie di entrare nel cuore del pubblico.

Negli anni, l’attore ha continuato a lavorare anche in altri progetti cinematografici e televisivi, oltre che nel doppiaggio. La sua vita privata è spesso rimasta lontana dal gossip. Dopo il matrimonio con la giornalista Margherita D’Amico, concluso nel 2008, si è legato all’attrice Luisa Ranieri, sposata nel 2012. La coppia ha due figlie.

Zingaretti è inoltre il fratello maggiore del politico Nicola Zingaretti. Da giovane, anche lui aveva avuto un impegno politico nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo.

Michele Riondino ne Il giovane Montalbano

Non tutti sanno però che il commissario di Vigata ha avuto anche un secondo volto televisivo. Tra il 2012 e il 2015 Rai ha prodotto Il giovane Montalbano, serie che racconta gli anni precedenti alle vicende viste nella fiction con Zingaretti.

michele riondino seduto alla scrivania in una scena de il giovane montalbano

A interpretare il giovane commissario è stato Michele Riondino, attore nato a Taranto nel 1979. Anche lui ha studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, seguendo un percorso simile a quello del collega romano.

Nella serie prequel il pubblico scopre un Montalbano diverso: più impulsivo, ancora alle prese con l’inizio della carriera a Vigata e con la costruzione del rapporto con i suoi storici collaboratori. È proprio in questi episodi che prendono forma personaggi come Mimì Augello, Fazio e Catarella, oltre alla relazione con Livia.

Riondino ha spiegato in diverse interviste di non aver voluto imitare Luca Zingaretti. L’obiettivo era dare al personaggio una personalità autonoma, più giovane e inquieta, ma comunque coerente con il commissario conosciuto dal pubblico.

Due attori diversi per raccontare lo stesso commissario

Il confronto tra Luca Zingaretti e Michele Riondino è inevitabile, ma le due interpretazioni hanno avuto obiettivi diversi. Zingaretti ha dato vita al Montalbano maturo, riflessivo e già esperto. Riondino, invece, ha raccontato gli anni della formazione, le prime indagini e le incertezze di un uomo ancora in costruzione.

Anche Andrea Camilleri apprezzò il lavoro dell’attore tarantino. Secondo quanto raccontato da Riondino, fu proprio lo scrittore a convincerlo ad accettare il ruolo nella serie prequel.

Oltre a Il giovane Montalbano, Michele Riondino ha interpretato Pietro Mennea nella miniserie dedicata al campione olimpico ed è stato protagonista de La mossa del cavallo, altro progetto tratto da un romanzo di Camilleri.

Nella vita privata, l’attore è legato alla make up artist Eva Nestori, conosciuta proprio sul set della fiction Rai. La coppia ha due figlie.

Perché la serie di Montalbano è finita

La conclusione de Il commissario Montalbano ha lasciato un vuoto tra gli spettatori più affezionati. La fiction Rai è stata una delle produzioni italiane più amate anche all’estero, grazie alle storie tratte dai romanzi di Camilleri e alle atmosfere della Sicilia.

Dopo la scomparsa dello scrittore, Luca Zingaretti ha però scelto di non proseguire oltre. Una decisione che ha segnato la fine della serie, almeno nella sua forma originale.

Resta però l’eredità di un personaggio diventato simbolo della tv italiana. E anche il ricordo di due attori che, in momenti diversi, sono riusciti a dare voce e volto al commissario più famoso nato dalla penna di Andrea Camilleri.