È disponibile su Netflix Terrazza Sentimento, la serie documentario che ripercorre la vicenda di Alberto Genovese, imprenditore digitale responsabile di un agghiacciante caso di violenza sessuale ai danni di una ragazza appena maggiorenne. In tre episodi viene ricostruito il percorso dell’ex “ragazzo d’oro” delle startup italiane, dalle feste esclusive all’accusa e alla condanna per violenza sessuale, lesioni personali aggravate, detenzione di materiale pedopornografico, cessione e detenzione di stupefacenti. La serie parte dai fatti giudiziari, ma si allarga a descrivere il contesto fatto di soldi, eccessi e apparenza di una Milano degenerata e senza limiti morali. Cuore narrativo della serie è l’attico dell’imprenditore, chiamato “Terrazza Sentimento”, teatro di abusi difficilmente immaginabili. La produzione è firmata Fremantle Italia, con la regia di Nicola Prosatore.

La serie documentario già su Netflix

Partendo dal tremendo caso di cronaca, Terrazza Sentimento racconta – attraverso testimonianze e ricostruzioni – gli abusi perpetrati dall’imprenditore Alberto Genovese ai danni di alcune ragazze che frequentavano le sue feste. La serie documentario è composta da tre episodi, già disponibili su Netflix. La produzione è di Fremantle Italia. La serie è stata sviluppata e scritta da Alessandro Garramone, anche executive producer, scritta insieme a Davide Bandiera e Annalisa Reggi. La regia è di Nicola Prosatore e la produzione di Gabriele Immirzi.

Terrazza sentimento

Ascesa e caduta di Alberto Genovese

La serie ripercorre la parabola di Alberto Genovese, fondatore di alcune note piattaforme digitali che diventa il protagonista di un caso di cronaca che scuote l’opinione pubblica per la sua efferatezza. Nel 2020, una ragazza di 18 anni denuncia di aver subito violenze inaudite dopo aver partecipato a un party organizzato a casa di Genovese ed essersi ritrovata incosciente. L’imprenditore viene condannato in via definitiva a 6 anni, 11 mesi e 10 giorni per due casi di violenza sessuale: uno avvenuto nell’attico milanese, l’altro nella villa Lolita di Ibiza nell’estate 2020 ai danni di una 23enne. I reati sono gravissimi: violenza sessuale, lesioni personali aggravate, detenzione di materiale pedopornografico, cessione e detenzione di sostanze stupefacenti.

Terrazza sentimento

Violenza e abusi dietro il mondo dell’apparenza

Il racconto si concentra sugli abusi commessi dall’imprenditore ai danni di giovani ragazze che frequentavano le feste organizzate nel suo attico con vista sul Duomo di Milano. La serie prende spunto da un caso di cronaca che ha catturato a lungo l’attenzione dell’opinione pubblica, mostrando il lato oscuro di un mondo in apparenza meraviglioso, fatto di soldi, bellezza e gioventù.

La doppia faccia di Milano

Milano è tratteggiata come protagonista indiretta della storia. È la città delle grandi opportunità: delle startup tecnologiche, del successo e dell’immagine, contesto in cui Genovese viene considerato un punto di riferimento. Ma è anche una città “a due facce”, dove sotto la superficie scintillante si nasconde un lato inquietante dove ogni senso morale, del rispetto e del limite sembrano smarriti. L’attico a cinque stelle di Genovese, “Terrazza Sentimento”, diventa il simbolo di una realtà in cui l’abuso appare normalizzato: abuso delle proprie possibilità finanziarie, abuso di sostanze e, soprattutto, abuso della libertà e della dignità delle ragazze coinvolte.

Alberto Genovese fra carcere e volontariato presso un centro anti-violenza

Genovese oggi partecipa a un programma di giustizia riparativa come volontario presso un centro per donne vittime di violenza. «L’uomo che un tempo riempiva di droga e di giovani il superattico con vista sul Duomo – scrive il Corriere della Sera a commento della nuova serie Netflix – appare irriconoscibile rispetto a come l’avevamo lasciato, consumato dal vortice che lui stesso aveva innescato. Ovvero quasi trasfigurato, prosciugato del veleno». L’ex imprenditore, secondo quanto riportato da La Stampa nel settembre dello scorso anno, aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Milano il permesso di lavorare fuori dal carcere di Bollate dove sta scontando la pena di 6 anni e 11 mesi per aver drogato e violentato due ragazze. Nell’ambito di un programma di giustizia riparativa, una volta a settimana svolge volontariato presso l’associazione “Wall of Dolls”, che supporta donne vittime di violenza, e per altri tre giorni presta servizio alla Casa della Carità di don Virginio Colmegna, dove si occupa dell’accoglienza dei senzatetto.