Arriva su Rai 1 Uno sbirro in Appennino, la nuova fiction con Claudio Bisio che unisce indagine e racconto umano. Al centro c’è il commissario Vasco Benassi, costretto a lasciare Bologna e tornare nel suo paese d’origine. Un ritorno che non è solo geografico, ma anche emotivo. Tra vecchi legami, ferite aperte e nuove relazioni, la serie si muove su un doppio binario. A rendere il progetto ancora più interessante è la regia di Renato De Maria, autore capace di attraversare cinema e televisione con uno stile riconoscibile.

“Uno sbirro in Appennino”: trama, cast e quando inizia

La fiction, creata da Fabio Bonifacci e Valentina Gaddi, debutta su Rai 1 oggi, 9 aprile 2026, in prima serata. I primi due episodi sono disponibili in anteprima su RaiPlay dal 7 aprile. La serie è composta da quattro puntate, ciascuna divisa in due episodi.

Claudio Bisio interpreta Vasco Benassi, un commissario stimato che viene trasferito nell’Appennino bolognese dopo aver risolto un caso in modo poco ortodosso. Quello che sembra un provvedimento disciplinare si trasforma presto in un’occasione di confronto con il passato.

Nel piccolo paese, dove tutti si conoscono, ogni indagine diventa anche un viaggio nelle relazioni. La dimensione investigativa si intreccia così con quella personale. Accanto a Bisio, il cast include Chiara Celotto, Michele Savoia, Valentina Lodovini ed Elisa Di Eusanio. Il rapporto tra il commissario e una giovane agente rappresenta uno dei fulcri emotivi della storia.

Perché la regia di Renato De Maria fa la differenza

Dietro la macchina da presa c’è Renato De Maria, regista e sceneggiatore con un percorso lungo e articolato. Nato a Varese nel 1958, ha iniziato lavorando tra video, arte e documentari, prima di arrivare al cinema.

Venezia, 81st Venice International Film Festival, Photocall Giuria Venezia Classici - Renato De Maria, Presidente

Il suo stile si distingue per la capacità di muoversi tra generi diversi. Nei suoi lavori convivono tensione narrativa e attenzione ai personaggi. Non si limita a raccontare un’indagine. Spesso scava nelle fragilità e nei conflitti interiori.

Questo approccio si adatta bene a una serie come Uno sbirro in Appennino, dove il mistero è solo una parte del racconto. L’altra è fatta di memoria, identità e legami. Elementi che De Maria ha già esplorato in più occasioni.

I film più importanti di Renato De Maria da recuperare

Il debutto al cinema arriva nel 1996 con Hotel Paura. Ma è con Paz! (2002) che ottiene un riconoscimento più ampio. Il film conquista diversi premi, tra cui Nastri d’argento e Ciak d’oro.

Negli anni successivi, De Maria firma opere molto diverse tra loro. La prima linea (2009) affronta una pagina complessa della storia italiana. La vita oscena (2014) si muove su un piano più intimo e sperimentale.

Con Lo spietato (2019) torna a un racconto più cupo e criminale, mentre Rapiniamo il duce (2022) propone un tono più dinamico e spettacolare. Tra i lavori più recenti c’è anche Svaniti nella notte (2024).

Nel 2026 firma il documentario Franco Battiato – Il lungo viaggio, dedicato al celebre artista. Un progetto che conferma la sua capacità di raccontare anche figure complesse con uno sguardo personale.

Le serie TV che hanno definito il suo stile

Parallelamente al cinema, Renato De Maria ha costruito una carriera importante in televisione. Nel 2000 dirige la prima stagione di Distretto di Polizia, contribuendo al successo della serie.

Successivamente lavora su progetti come Maigret, Medicina generale e Il segreto dell’acqua. Partecipa anche a produzioni molto popolari come Squadra antimafia.

Più di recente ha diretto la terza stagione de Le indagini di Lolita Lobosco. In tutte queste esperienze emerge una costante. L’attenzione al racconto seriale, senza perdere profondità nei personaggi.

Dai documentari al cinema: il percorso di un regista fuori dagli schemi

Prima del cinema, De Maria si è dedicato a video sperimentali e documentari. Ha lavorato anche su progetti legati all’arte e alla musica. Tra questi, iniziative di impegno sociale come video a sostegno della lotta all’AIDS.

Questa formazione trasversale si riflette ancora oggi nel suo modo di raccontare. I suoi lavori non seguono una formula unica. Cambiano tono, ritmo e linguaggio, ma mantengono una coerenza di sguardo.

Anche nella vita privata il cinema ha avuto un ruolo centrale. È sposato con l’attrice Isabella Ferrari, con cui ha collaborato in diversi progetti.