Tendoni smontati, carovane ferme, spettacoli annullati o, nel migliore dei casi, rimandati di mesi. Il lockdown sembra aver spento anche la magia del circo: di certo, ha inferto un durissimo colpo all’economia del settore. In bancarotta perfino il celebre Cirque du Soleil, fondato in Québec nel 1984, salvato in extremis da un gruppo di creditori che dovrebbe rinegoziarne i debiti, arrivati a quasi 1 miliardo di dollari. A fine luglio la compagnia ha ripreso gli spettacoli dopo 3 mesi, annunciando però il taglio di circa 3.500 posti di lavoro.

In Italia una cinquantina di dinastie circensi – alcune poco conosciute, altre famose nel mondo come gli Orfei e i Togni – cercano di evitare la stessa sorte, provando a reinventarsi. In estate il Circo Errani è stato in tour sulla costa laziale a bordo di un camper: madre ex trapezista impegnata in acrobazie senza attrezzi, padre nei panni del clown Fagiolino e 2 figlie adolescenti – una contorsionista e l’altra giocoliera con le colombe – propongono il loro spettacolo issando un piccolo sipario rosso nelle piazze, con tanto di pop corn e zucchero filato.

«Prima lavoravano a contratto con i grandi circhi. Hanno deciso di mettersi in proprio ideando un’esibizione quasi teatrale, altrimenti sarebbe saltata completamente la stagione. Ma in futuro vorrebbero comprare un tendone e creare una compagnia con i caravan» racconta la giornalista Ilaria De Bonis, che li ha conosciuti dopo aver pubblicato Circus pride. Orgoglio circense e convivenza in carovana (Tau editrice). Un tuffo nei backstage dei circhi italiani fino al lockdown, voluto dalla Fondazione Migrantes, organismo della Chiesa italiana impegnato a fianco di migranti ed emigrati, marittimi e aviatori, rom e sinti, lunaparkisti e protagonisti di spettacoli viaggianti.

Cirque du Soleil Kooza
Lo spettacolo “Kooza” del Cirque du Soleil

«Il circo non è solo un mestiere, è un’identità»

«Riuscire a entrare nella loro quotidianità, fatta di prove e allenamenti invece che di ore in ufficio, ha smontato i miei pregiudizi su una forma di intrattenimento tramandata di generazione in generazione» continua De Bonis. «È come una religione identitaria, per nulla triste e fuori moda, anzi amata e scelta con orgoglio dalle nuove generazioni, nonostante la crisi aggravata dalla pandemia».

A introdurre l’autrice in questo mondo – nato a Londra nel 1768 con esibizioni a cavallo e giocolieri – è stata Daniela Vassallo, portavoce del Rony Roller Circus, attivo dagli anni ’90 ma creato 60 anni prima come Circo Fratelli Vassallo. Trapezista, dopo la nascita dei figli ha lasciato la pista per dedicarsi al “dietro le quinte” e a loro. La maggiore, Dainaly, ha 25 anni ed è autistica. «Non rimane mai sola: se non ci sono io sta con la nonna, i cugini o il fratello» dice Daniela. Aris, 22 anni, fa l’acrobata, il cavallerizzo, il domatore. Ed è fidanzato con una “ferma”, ovvero una donna con un lavoro e una vita stanziali, nel linguaggio del circo: «Ha passato a casa sua la quarantena» racconta la mamma, confidando che i giovani circensi non frequentano pub né discoteche, e nemmeno bevono. «Fin da bambini sono concentrati sulla massima efficienza del corpo, sulla disciplina degli allenamenti» aggiunge. «Lavorano e diventano indipendenti, pur mantenendo un rapporto viscerale con la famiglia. Per le loro tradizioni sarebbe meglio sposarsi con chi condivide questa vita non stanziale. A meno che l’altro non si scelga di “convertirsi”» spiega l’autrice.

Sono mondi diversi, quello dei circensi e quello dei “fermi”. I primi hanno un’esistenza nomade e tendono a sposarsi tra loro. Ma tra i secondi c’è chi abbandona casa e lavoro stanziali per amore

«La sfida è rimanere al passo con i tempi»

C’è anche chi dalla vita ferma è tornato. Come “la donna laser”, alias Bianca Bimba, star 40enne dell’Imperial Royal Circus del suocero Rudy Dell’Acqua, discendente di Alberto che lo fondò negli anni ’30 con il nome di Circo Impero. Figlia di un’acrobata, laureata in Economia e marketing, moglie di Enis (migliore amico di suo fratello e addestratore di animali esotici) e mamma di 2 bimbe, Bianca ha inventato un numero innovativo: entra in scena vestita da personaggio cattivo della Marvel ed esegue evoluzioni in aria proiettando luci laser. «Dura circa 4 minuti, io mi alleno almeno per 6 ore al giorno. Ho iniziato a 14 anni fino a specializzarmi nel trapezio. Poi ho avuto varie ernie e ho lasciato per un po’, ma per amore mi sono rituffata in questo mestiere. Il circo è come il mare: lontano ci manca il respiro. E se restiamo al passo con i tempi, lo spettacolo viaggiante non morirà mai».

Ne è convinta anche Elsa Larible, 86 anni, antipodista e acrobata con i suoi fratelli negli anni ’60: «Mia nonna materna Adele era una Togni, mio nonno paterno apparteneva alla dinastia del circo Travaglia, nato nel 1860». Gli antenati hanno fondato alla fine dell’800 il circo Zavatta, che continua a vivere diviso in varie branche e a causa del diffondersi del Covid in Grecia è rientrato in Italia. «Mia nipote Elvane fa la stuntman, come i suoi genitori. E mio figlio Tony dirige l’Aqua Circo degli Zoppis», senza delfini e squali, ma animato da una ventina di ginnasti cubani, che nel loro Paese erano campioni di atletica o comunque sportivi ad alti livelli. «Tony lavora quanto loro e alla fine si sono legati a lui». Perché il circo non ha barriere etniche e per i migranti diventa una casa. Tutti orgogliosamente sotto lo stesso tendone, lo “chapiteau”.

IL LIBRO

Sotto il tendoneLegami familiari, tradizione, capacità di reinventarsi. In Circus Pride (Tau) la gi
Sotto il tendone
Legami familiari, tradizione, capacità di reinventarsi. In Circus Pride (Tau) la giornalista Ilaria De Bonis racconta il mondo del circo “da dentro” attraverso interviste e testimonianze degli artisti.