Le faide all’interno della Royal family britannica esercitano su di noi, da sempre, un fascino irresistibile. Vedi i chiacchieratissimi dissapori tra Kate Middleton e Meghan Markle, che avrebbero spinto quest’ultima e il marito Harry ad abbandonare Kensington Palace. E anche le rivalità che affondano le radici nei secoli passati continuano a far discutere. L’esempio più lampante? L’antagonismo tra Maria Stuarda ed Elisabetta I, cugine e regine rispettivamente di Scozia e di Inghilterra nel ’500. La loro contesa ha ispirato più di un artista, da Friedrich Schiller a Gaetano Donizetti ad Alexandre Dumas.

E oggi viene riproposta dal film “Maria Regina di Scozia”, al cinema dal 17 gennaio. Nella scena iniziale Maria (Saoirse Ronan), avvolta da un abito rosso, si dirige verso il patibolo per essere decapitata. È il 1587 e lei, 44 anni, è da 19 prigioniera di Elisabetta (Margot Robbie), che l’ha sempre considerata una minaccia perché Maria reclamava per nascita il trono inglese. Elisabetta ha firmato l’ordine di esecuzione con l’accusa non solo di voler riportare il cattolicesimo nella protestante Inghilterra, ma di aver pianificato un attentato alla sua vita. Poco importa che Maria si dica innocente: la scure cala, inesorabile, sulla sua testa.

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Vittime del maschilismo

«Spesso, quando si pensa alla rivalità femminile, diamo per scontato che sia legata a questioni romantiche» racconta la protagonista Saoirse Ronan. «La loro, invece, aveva a che fare con doveri “professionali”. Talvolta, benché non fossero amiche, si sono comportate da alleate, riconoscendo l’una le capacità dell’altra». Il film immagina che le 2 si siano incontrate una volta, mentre nella realtà comunicarono solo attraverso lunghe lettere. Inoltre, rispetto ai libri di storia che hanno dipinto Maria Stuarda come una femme fatale irrazionale ed emotiva, la pellicola le rende giustizia: sia lei sia la cugina erano sovrane capaci e fiere in una società maschilista, dominata da uomini che, impegnati a sminuirle, volevano vederle fallire.

«Credo che avrebbero potuto risolvere i loro conflitti insieme, ma i funzionari delle loro corti continuarono a intromettersi» spiega Margot Robbie, che grazie all’interpretazione di Elisabetta potrebbe aggiudicarsi la seconda nomination all’Oscar. «Molte donne di potere sentono la pressione di mostrarsi forti a ogni costo: la sovrana inglese si focalizzò sul ruolo pubblico e perse il contatto con la propria umanità».

Modelli di femminilità

Il loro è stato lo scontro tra 2 mondi, ma anche tra 2 visioni della vita e della femminilità. Maria, cresciuta in Francia alla corte dei Medici e considerata tra le donne più belle d’Europa, era colta e aperta: si sposò 3 volte ed ebbe un figlio, Giacomo I, che dopo la sua morte unì Inghilterra e Scozia. Elisabetta era sospettosa e un po’ insicura, forse per via del proprio aspetto: sfigurata dal vaiolo, nascondeva le cicatrici sotto un’inquietante maschera di biacca bianca. Ribattezzata “la regina vergine”, restò nubile e non ebbe eredi, in un’epoca in cui il matrimonio era una necessità politica, nonché un modo per stringere alleanze. Ma lei stessa dichiarò: «Ho già un marito ed è il regno d’Inghilterra». Pare che, dopo l’esecuzione di sua cugina, abbia pianto per giorni. Forse perché non aveva più una rivale contro cui combattere. O magari perché aveva perso l’unica donna in grado di capire quanto fosse difficile indossare quella corona tanto prestigiosa quanto pesante.