Sceglie un post su Instagram, dove ha 4 milioni di follower, Masha, come chiamano tutti la bella Dea siberiana Maria Sharapova, per dire addio all’amato tennis. E lo fa con uno scatto che la ritrae bambina e innamorata di una disciplina che ha regalato moltissimo: per oltre 28 anni è stata in campo ma ora non riesce più a tenere i ritmi e a giocare a certi livelli a causa dei continui problemi fisici. E la grandezza di un personaggio come lei sta anche nel sapere ammettere quando è ora di smettere di credere in un sogno che non si può avverare. «Il tennis mi ha mostrato il mondo e mi ha mostrato di che pasta sono fatta. È come mi sono messo alla prova e come ho misurato la mia crescita. E così in qualunque cosa potrei scegliere per il mio prossimo capitolo, la mia prossima montagna, continuerò a spingere. Continuerò ad arrampicare. Continuerò a crescere. Tennis ti sto salutando», ha scritto l’ormai ex giocatrice che pensa già al suo futuro lontano da palline e racchette.

Anche se non è stato certo un fulmine a ciel sereno il fatto che la campionessa russa abbia deciso di appendere la racchetta al chiodo e da un po’ di tempo nell’ambiente e tra gli addetti ai lavori circolava insistente questa voce, Masha ha voluto mettere nero su bianco (letteralmente) il suo addio al tennis attraverso una lunga ed emozionante lettera inviata a Vanity Fair e Vogue nella quale ripercorre tutti i momenti più emozionanti della sua carriera. Compreso il difficile momento (anche se non ne parla apertamente) in cui nel il 7 marzo del 2016, in conferenza stampa, dichiara di essere stata trovata positiva al controllo antidoping. Il test effettuato durante gli Australian Open segnalava la presenza di Meldonium: dopo un’iniziale squalifica di due anni il Tribunale Arbitrale dello Sport ha ridotto lo stop a un anno e tre mesi ma per Maria, nonostante la grinta e il rientro in campo immediato, è stato l’inizio di un lento declino tra infortuni alla spalla, tendini sfilacciati come una corda e doloranti e numerosi interventi chirurgici seguiti da mesi in fisioterapia. Declino anche psicologico che non le ha permesso di tornare a competere con le grandi atlete che aveva battuto sul prato verde e persino sulla terra rossa.

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La statuaria Maria, dal suo metro e 88 centimetri di altezza e tanto bella da sfilare in passerella per moltissimi brand, ha ricordato le sue vittorie chiedendosi (o forse chiedendo aiuto ai suoi milioni di fan in tutto il mondo) come sia possibile lasciarsi alle spalle l’unica vita mai conosciuta. Fa tenerezza il suo atteccamento al tennis e a quella che è stata la sua storia finora: «Come ti allontani dai campi su cui ti sei allenata da quando eri una bambina, dal gioco che ami e che ti ha portato lacrime indicibili e gioie indicibili, uno sport in cui hai trovato una famiglia, insieme ai fan che si sono radunati dietro di te da più di 28 anni? Per favore perdonami», scrive la tennista-modella.
E non si possono in questo momento non ricordare il primo Wimbledon arrivato nel 2004 quando era ancora minorenne; poi il trionfo agli Us Open; il 2008 in Australia e nella terra rossa parigina del Roland Garros la doppietta 2012-2014.

«La prima volta che ricordo di aver visto un campo da tennis, mio padre ci giocava. Avevo quattro anni a Sochi, in Russia, così piccola che le mie minuscole gambe pendevano dalla panca su cui ero seduta. Così piccola che la racchetta che ho raccolto accanto a me aveva il doppio delle mie dimensioni», spiega ancora nel suo emozionante racconto quella che verrà comunque ricordata come la Dea siberiana del tennis, «La mia forza mentale è sempre stata la mia arma più forte. Anche se il mio avversario era fisicamente più forte, più sicuro, migliore».

«Nel dare la mia vita al tennis, il tennis mi ha dato una vita. Mi mancherà ogni giorno».

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