Il titolo Crazy Salad, insalata matta, Nora Ephron lo prende da un verso di A Prayer for My Daughter del poeta irlandese William Butler Yeats: «È certo che le belle donne mangiano / insieme alla carne un’insalata matta». Le sembra magnifico per un libro sulle donne. Metti il grande, serissimo tema della condizione femminile in una ciotola insieme a sesso, seni, deodoranti vaginali, politica, giornalismo, cucina, matrimonio, televisione, Nixon, Dorothy Parker e una gara di torte. Il risultato è un libro, pubblicato nel 1975 da Knopf negli Usa e ora per la prima volta in Italia da Sur, di 25 articoli scritti soprattutto fra il 1972 e il 1974, nel pieno della seconda ondata del femminismo americano.

Il libro di Nora Ephron “Crazy Salad. Cose che ho da dire sulle donne”, uscito negli Stati Uniti nel 1975, è stato pubblicato ora in Italia per la prima volta da Sur.

Da New York alle commedie romantiche: chi era Nora Ephron

Non è un trattato, e non vuole esserlo. Ephron lo definisce una serie di «alcune cose sulle donne». In realtà sono molte cose, soprattutto sono cose viste da una che ha capito una faccenda fondamentale: per raccontare il potere bisogna anche raccontare il rossetto, l’insicurezza, il lavoro, il sesso, il corpo e quel mistero per cui una donna può essere perfettamente intelligente e passare comunque 20 minuti davanti allo specchio a chiedersi se il suo seno abbia una personalità. Nora, nata a New York nel 1941 da Henry e Phoebe, colti sceneggiatori, impara presto da sua madre che la vita può essere trasformata in materiale narrativo, che ogni dettaglio ha importanza. Prima ancora di diventare la signora delle commedie romantiche, quella di Harry ti presento Sally, Insonnia d’amore e C’è post@ per te, era una giornalista con una penna affilata e un particolare talento per notare ciò che agli altri sembrava troppo insignificante per meritare un articolo.

Due parole sul seno: il corpo come radiografia sociale

Ed è questa la prima chiave di Crazy Salad: il piccolo non è mai soltanto piccolo. Prendiamo il corpo. Uno dei pezzi più celebri della raccolta è Due parole sul seno, che trasforma una questione apparentemente frivola – avere poco seno – in una radiografia dell’identità femminile. Il corpo, per una donna, è un giudizio sociale, una misura, una possibilità di essere desiderata o derisa. Ephron non affronta tutto questo con la gravità dell’ideologa: lo fa con una risata, che non serve a cancellare il problema ma a renderlo visibile. Sa che il modo più efficace per mostrare l’assurdità di un modello sociale è raccontarlo fino al punto in cui diventa ridicolo. Dice, in sostanza: «Guardate che assurdità questa storia del seno e guardate quanto tempo della nostra vita abbiamo passato a occuparcene».

Nora Ephron non risparmia le femministe

La seconda chiave è ancora più interessante: Nora Ephron non risparmia le femministe. In A proposito dell’autocoscienza, per esempio, osserva con ironia i rituali dei gruppi in cui esperienze considerate private – sesso, aborto, matrimonio, violenza, lavoro domestico – venivano trasformate in questioni politiche. E vede anche il lato grottesco della faccenda. Sa che ogni movimento rivoluzionario, appena comincia a organizzarsi, rischia di produrre il proprio piccolo catechismo, le proprie parole d’ordine e perfino le proprie caricature. Non pensa che per essere femminista sia necessario avere sempre ragione.
Nel 1975, mentre Crazy Salad usciva, una recensione lo definì una sorta di “comic relief”, sollievo comico, per la liberazione femminile. Ephron sosteneva il femminismo, ma non esitava a ridere delle sue esagerazioni. Un equilibrio difficile. Perché prendere in giro un movimento a cui appartieni può sembrare tradimento. Lei, invece, la considera una forma di libertà: se non puoi ridere anche delle tue compagne di barricata, forse la barricata sta diventando qualcosa di diverso.

“La donna nella stanza”: la battaglia sul lavoro

E poi c’è il lavoro. Quando cercò di entrare nel giornalismo, Ephron si scontrò con un ambiente in cui alle donne venivano assegnati ruoli subordinati. Più tardi avrebbe raccontato un mondo nel quale essere “la donna nella stanza” non era necessariamente un complimento: spesso significava essere l’unica. Ma Nora non voleva essere l’unica donna al tavolo. Voleva che al tavolo ce ne fossero molte. È una differenza enorme. E spiega perché il suo femminismo non abbia mai avuto il gusto della solitudine eroica. Non c’è la donna straordinaria che sconfigge il patriarcato. Ci sono donne diverse, contraddittorie, vanitose, brillanti, confuse, sessualmente complicate, talvolta ridicole. In altre parole: esseri umani.

Anche l’ironia è politica

Nora Ephron rifiuta di separare la politica dalla vita quotidiana. La sua generazione aveva scoperto che il personale era politico. Lei aggiunge una postilla: anche l’ironia è politica. Il modo in cui una donna si guarda allo specchio, il modo in cui viene assunta, il modo in cui parla di sesso, il modo in cui viene rappresentata dalla pubblicità: tutto dice qualcosa sui rapporti di potere. Ma non bisogna per forza trasformarlo in una conferenza universitaria. Può bastare una battuta ben piazzata. In più, Nora non aveva paura di mettere se stessa nel quadro. La sua esperienza è parte dell’indagine. È una tecnica che appartiene al New Journalism americano, ma in lei acquista una leggerezza particolare: invece di dire: «Io sono l’autorità», sembra dire: «Io ero lì, e vi racconto quanto era assurdo».

Il tradimento di Bernstein, Heartburn e la rivoluzione di Hollywood

La sua vita, del resto, avrebbe fornito parecchio materiale. Nel 1976 sposò Carl Bernstein, uno dei giornalisti del Washington Post diventati celebri per il caso Watergate. Il matrimonio finì dopo il tradimento di lui mentre lei era incinta del secondo figlio. La vicenda sarebbe diventata, nel 1983, materia del romanzo autobiografico Heartburn, in cui la vendetta viene servita con una dose abbondante di umorismo e ricette. Ephron è poi stata sceneggiatrice, regista, autrice di commedie romantiche, una delle poche donne capaci di entrare nell’industria cinematografica senza rinunciare alla propria voce. Silkwood, Harry ti presento Sally, Insonnia d’amore, C’è post@ per te, fino a Julie & Julia.
Una carriera che sembra quasi una risposta alla domanda di Crazy Salad. Come raccontare le donne? Non trasformandole in simboli, ma mentre fanno cose. Parlano. Mangiano. Lavorano. Si innamorano. Divorziano. Si preoccupano del seno. Si arrabbiano. Si prendono troppo sul serio. Poi smettono di prendersi sul serio. E, nel frattempo, fanno la rivoluzione. Spesso senza nemmeno accorgersene.