Ho parlato a lungo con Ermal Meta prima di arrivare in riviera. Gli ho detto quanto fosse bello il suo brano (“Un milione di cose da dirti“) ma, per me, non il suo più forte. Immaginando che solo un pianoforte sul palco potesse farlo puntare ai primi posti del podio. E invece lui ne era convinto. Non un testo impegnato, non una canzone ritmata. Questa, per la sua semplicità. Lui si diceva convinto. Così come per Caruso, la cover. Sconsigliato da tutti, per lui era l’unica canzone da portare (e qui ammetto, mi ero trovata d’accordo).

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– Ermal Meta al Festival di Sanremo music edizione 2016

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Una semplice canzone, come suo biglietto da visita, e Caruso, di fronte all’orchestra, lo rendono oggi il favorito di quest’edizione che puntava su altri nomi. Chi ha scommesso su di lui in questo momento sorride. O forse fa riti scaramantici. Indovino quasi sempre il podio, quest’anno ammetto la sconfitta.

E ripenso alla stanza di Clubhouse in cui la speaker radiofonica Anna Pettinelli, che le aveva ascoltate in anteprima, settimana scorsa mi diceva «Ogni anno la canzone che vince il festival rispecchia il tempo in cui si vive. Per questo quest’anno dovrebbe vincere Ermal Meta».

La finale è alle porte e tra i banchi della sala stampa partono i confronti. Ogni giornalista ha il suo gusto, siamo consapevoli di avere un voto che può spostare il risultato, nonostante la presenza del televoto. Diodato nel 2000 ha vinto per il voto della stampa. Mahmood, nel 2019, anche. Si passa tra i banchi, mantenendo la distanza e parlando ad altissima voce per farsi sentire attraverso le mascherine, a volte doppie, chiedendosi quale sarà il terzo nome sul podio che rischierà di prendere i consensi dei giornalisti.

E io ascolto i miei colleghi domandandomi come mai ci siano nomi che non li attirano mai (o su cui ci si accanisce, senza molta professionalità, come nel caso di Bugo, che viene platealmente fischiato ogni volta, neanche fossimo tifosi). Ma se tifo dev’essere allora a questo punto “forza Ermal”, che all’improvviso, dalla sua postazione video all’hotel Globo, è diventato il più richiesto per le interviste, come sempre accade quando c’è aria di vincitore.