Tieni d’occhio la tiroide 

Almeno tre donne su 10 hanno problemi a questa ghiandola, ma non lo sanno. I medici spiegano come riconoscere i sintomi. E curarli

di Cinzia Testa  - 29 Marzo 2007

Un esame del sangue all'anno per controllare la tiroide. È il consiglio che arriva dalla rivista scientifica internazionale Jama. Dati alla mano, circa tre donne su 10 nell'arco della vita hanno una malattia tiroidea. Ma probabilmente i numeri sono ancora più alti. Molte, infatti, non sanno di soffrirne. Perché la tiroide talvolta causa disturbi così lievi da passare inosservati. «Questa ghiandola è fondamentale per il benessere dell'organismo» spiega Paolo Miccoli, presidente della Società europea di chirurgia endocrina. «Ha un ruolo cruciale nello sviluppo del sistema nervoso e di quello sessuale, regola il metabolismo e la temperatura del corpo, interviene nello sviluppo dello scheletro, influisce sul ritmo sonno-veglia e persino sulla salute della pelle e dei capelli».
Può succedere, però, che inizi a funzionare male.  A volte troppo in fretta, ed ecco l'ipertiroidismo. Altre troppo lentamente e si scatena l'ipotiroidismo. I motivi? Non ancora del tutto chiari. Ma una cosa è certa: è una malattia rosa, visto che le donne ne soffrono circa otto volte più degli uomini. E i problemi aumentano con la menopausa: a 60 anni, quando non c'è più l'effetto protettivo degli ormoni, una donna su 10 ha un disturbo proprio alla tiroide. Anche i piccoli possono sviluppare una forma di ipotiroidismo. Ma è rarissima e tutti i neonati ormai vengono sottoposti a un esame del sangue. A volte, però, il problema dipende da una dieta povera di iodio, un minerale che è come la benzina per la tiroide. Se non ce n'è a sufficienza, la ghiandola si ingrossa e compare il gozzo o sviluppa dei noduli, quasi sempre benigni.

I segnali da controllare

IPOTIROIDISMO

Sonnolenza e stanchezza anche dopo aver dormito

Calo dell'umore

Perdita di memoria

Rallentamento del battito cardiaco

Aumento della sensibilità al freddo

Tendenza all'aumento di peso

Perdita di forza

Stitichezza

Flusso mestruale abbondante nelle fasi iniziali della malattia e ritardi nella comparsa del ciclo nelle forme più gravi

IPERTIROIDISMO

Difficoltà a prendere sonno

Nervosismo

Sudorazione intensa

Battito accelerato

Palpitazioni

Perdita di peso

Diarrea

Ritardi nelle mestruazioni e riduzione del flusso  

Gli esami

Quando c'è il sospetto di un problema alla tiroide, il primo esame che viene prescritto è un'analisi del sangue. Serve per misurare i valori degli ormoni tiroidei: il TSH, l'FT3 e l'FT4. Questo test viene richiesto anche come controllo di routine a partire dai 45 anni, quando cominciano le prime avvisaglie della menopausa. Se i risultati sono sballati, allora il medico consiglia un'ecografia per vedere in diretta la ghiandola, verificarne le dimensioni ed escludere l'eventuale presenza di noduli.
In caso di dubbio, si passa a indagini più approfondite. La prima è la scintigrafia. Grazie a una sostanza radioattiva, che viene somministrata prima dell'esame, la tiroide diventa luminosa, con intensità diverse dove sono presenti le formazioni. Infine, per scoprire la natura del nodulo lo specialista richiede un particolare esame chiamato agoaspirato. Come suggerisce il nome, consiste nell'aspirare con una siringa sottile una piccola quantità di cellule che verranno poi analizzate in laboratorio. È un po' fastidioso, ma indispensabile per distinguere un nodulo benigno, cioè non pericoloso, da un tumore maligno.

Le cure

Per riportare nei ranghi la tiroide la soluzione è sempre un farmaco. Che va preso per tutta la vita.

I medicinali
Se si soffre di ipertiroidismo ci vuole un medicinale che fa parte della famiglia dei cosiddetti tireostatici. Contro l'ipotiroidismo viene prescritto un farmaco a base di ormoni tiroidei. In tutti e due i casi, la dose di farmaco va personalizzata dallo specialista in base ai risultati delle analisi del sangue. E viene modificata nel corso dei mesi, man mano che ci sono i miglioramenti.
Pochi gli effetti collaterali: gli ormoni possono dare ansia o palpitazioni, i medicinali tireostatici, invece, qualche volta provocano diarrea e problemi di stomaco. Ma tutti questi disturbi spariscono da soli nell'arco di qualche giorno. Gli ormoni tiroidei sono la prima cura anche nel caso in cui si siano formati uno o più noduli, oppure se si soffre di gozzo (la tiroide ingrossata). Perché questi farmaci ne bloccano l'aumento di volume e tolgono la sensazione di “groppo” in gola legata alla crescita della ghiandola.

L'intervento
Quando i farmaci non fanno più effetto e i noduli riprendono a crescere, quando sono molti o, ancora, si è ingrossata tutta la ghiandola, è necessario farsi operare. Nella maggior parte dei casi oggi si usa una nuova tecnica che prevede solo un taglietto di un paio di centimetri, contro i 10 del metodo tradizionale. Viene utilizzato un bisturi a ultrasuoni che è stato progettato proprio per le operazioni in questa zona del collo. Rispetto al bisturi normale azzera praticamente ogni rischio di danneggiare le corde vocali. L'intervento si fa in anestesia generale e prevede circa quattro giorni di degenza.

I controlli
Dopo l'operazione è necessario seguire la terapia sostitutiva per tutta la vita. Bisogna, cioè, prendere ogni giorno una pastiglia di ormone tiroideo che mima l'attività della tiroide. Non ha controindicazioni, tanto che può essere assunto anche in gravidanza. Un'unica precauzione è indispensabile: ogni anno bisogna ripetere gli esami del sangue e la visita di controllo dallo specialista.

Il mese della prevenzione

Donna Moderna dedica aprile alla prevenzione delle malattie tiroidee con gli specialisti italiani della Società europea di chirurgia endocrina. Telefonare ogni martedì, mercoledì e giovedì dalle 12 alle 15, allo 050992400 oppure inviare un'e-mail a gmaterazzi@yahoo.com.

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