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Mamme lavoratrici vs mamme casalinghe: è odio? 

Tra i temibili haters del web, le mamme sono una categoria molto presente. E fuori, nel mondo reale, non va meglio. Lo scontro sembra nascere proprio dalle scelte di vita. Mamma casalinga o mamma lavoratrice?

di Serena Allevi
Credits: 

Shutterstock

 

In questi ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno in costante, e pericolosa, crescita: la nascita e la moltiplicazione degli haters. Chi sono costoro? Si tratta dei cosiddetti "professionisti dell'odio", che imperversano sul web gettando veleno sul bersaglio di turno. Tra questi fastidiosi disturbatori, a sorpresa, pare che le mamme siano una categoria ben presente. E il bersaglio delle madri sono...le altre mamme. Che sia per il metodo educativo scelto oppure per la modalità di svezzamento, poco cambia: le mamme oggi tendono a farsi la guerra, con l'obiettivo di essere mamme perfette e sminuire una qualsivoglia categoria materna a loro avversa.

La guerra tra mamme

E fuori, nel mondo "vero", come va? Non meglio. Le madri si fanno la guerra anche alle riunioni scolastiche, ai giardinetti, in ufficio, in chat...Insomma, ci si preoccupa del bullismo e del cyberbullismo tra gli adolescenti ma ci si dimentica che anche le mamme possono diventare vere e proprie "bulle". Argomento più comune degli scontri? La scelta se lavorare o meno dopo aver avuto un figlio.

Le mamme casalinghe si sentono sminuite nel loro ruolo dalla società e si sentono accusate di essere concentrate solo ed esclusivamente su casa e figli. Le accusatrici, ovvero le mamme lavoratrici, dal canto loro si sentono colpite nel vivo sui sensi di colpa e sulle presunte "mancanze" nei confronti delle famiglie. Poi, non dimentichiamolo, ci sono le madri che fanno tutto: casa, lavoro, figli, socialità. Le mamme "perfette" e performanti, che però vengono accusate di isterismo e mania del controllo. In breve, c'è sempre un buon motivo per puntarsi il dito contro vicendevolmente. Perché sembra che si sia estinta la solidarietà femminile?

Il tema del lavoro

La maternità è, oggi più che mai, in antitesi con il mondo del lavoro. La massiccia presenza di forme varie di precariato (alcune ben celate) non gioca certamente a favore delle madri. D'altro canto, la flessibilità non viene valorizzata socialmente e professionalmente. Non abbastanza da poter diventare una scelta lavorativa sicura per chi ha una famiglia da mantenere.

In questo clima non certo sereno, le mamme finiscono per scontrarsi tra loro, perdendo un elemento fondamentale del loro essere madri: la solidarietà femminile. Se le mamme si accusano a vicenda rispetto alle diverse scelte (a volte, forzate) di vita, la coscienza "di classe" tende a scomparire e, con essa, si allontanano anche le conquiste femminili in termini di diritti e valorizzazione delle pari opportunità.

Se si perde del tempo a farsi la guerra, i veri obiettivi sociali della maternità si allontanano. Con buona pace dei continui tagli e delle continue disattenzioni del welfare in tal senso. Che sia dettato da odio o invidia, questo scontro va piano piano attenuato in favore di una nuova solidarietà femminile. I vantaggi, infatti, sarebbero tangibili sia per le mamme lavoratrici, sia per le mamme casalinghe.

L'obiettivo dovrebbe essere uno soltanto: più diritti per tutte le donne che decidono di diventare madri, pari opportunità, aumento del welfare e abbattimento di qualsiasi forma di mobbing aziendale.

Mamme casalinghe e mamme lavoratrici

Le mamme casalinghe spesso lo sono per scelta ma, a volte, lo diventano per scelta di qualcun altro. Non di rado sono le stesse aziende a lasciare a casa le donne dopo il primo o il secondo figlio, utilizzando tutti gli strumenti a loro disposizione (mobbing compreso). Emblematico è il caso della neomamma (secondo figlio) di Grassobbio, licenziata dalla sua azienda per "soppressione della mansione" e poi aiutata dai colleghi scesi in sciopero per solidarietà.

Inoltre, non è facile trovare un nuovo lavoro o inventarsene uno se non ci si è mai messe in gioco professionalmente. La questione, dunque, si fa delicata e va ponderata caso per caso. È vero, però, che essere una mamma casalinga può sottrarre molto alla dimensione sociale della donna e, quindi, generare una condizione che va a chiudersi su se stessa, una sorta di circolo vizioso.

Le mamme lavoratrici, invece, sono una categoria che può aver scelto di lavorare sia per una contingente necessità economica della famiglia, sia per una questione di realizzazione personale. O, più frequentemente, per entrambi i motivi (che vanno a fondersi). La mamma che lavora prova spesso sensi di colpa ingiustificati ma presenti, a volte accusa le mamme casalinghe di pensare solo a casa e figli perché si sente, in un qualche modo, insufficiente.

Sappiamo che il senso di inadeguatezza è donna e che il senso di colpa è, senza ombra di dubbio, mamma. Farsi la guerra, provare odio e invidia, sminuirsi a vicenda: sono tutte azioni controproducenti che renderanno il mondo un luogo sempre più ostile per le madri, per le donne che non lo sono ancora ma che vorrebbero diventarlo. E un luogo sempre più maschile e misogino. Ragioni per cui la solidarietà femminile andrebbe urgentemente recuperata.

 

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