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Diastasi addominale: cos’è, cause, sintomi e rimedi

di Barbara Rachetti
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Ci scrivete chiedendoci di parlare di questo problema, poco conosciuto ma molto diffuso. Ecco cos'è la diastasi addominale, disturbo di cui si parla poco e difficile da diagnosticare. Ne soffrite anche voi? Scriveteci, pubblicheremo le vostre storie

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Ci scrivete chiedendoci di parlare di questo problema, poco conosciuto ma molto diffuso. Ecco cos'è la diastasi addominale, disturbo di cui si parla poco e difficile da diagnosticare. Ne soffrite anche voi? Scriveteci, pubblicheremo le vostre storie

Pochi sanno cos’è la diastasi addominale, eppure è molto diffusa. È un fenomeno normale in gravidanza: capita infatti a circa due terzi delle donne in attesa, ma di solito si risolve spontaneamente nei primi 4-5 mesi dal parto. Diventa invece un problema per un terzo delle neo mamme, che continuano ad avere questo disturbo anche 12 mesi dopo la nascita del bambino.

Perché di diastasi addominale si parla poco?

Neanche noi di Donna Moderna ci siamo mai occupati di diastasi finora. Fino a quando ci ha scritto in redazione Elena, una signora con questo problema, che ha condizionato così pesantemente la sua vita di neo mamma al punto di spingerla a divulgarlo il più possibile. In cinque, tutte mamme, hanno così creato un sito a disposizione di coloro che cercano informazioni, con tanto di riferimenti medici e clinici. In più, hanno dato vita a una pagina Facebook, in cui si raccolgono le donne alla ricerca di ascolto e soluzioni. Di questa patologia, infatti, si parla poco. In realtà, ne soffre il 30 per cento delle donne diventate mamme. In tante abbiamo la diastasi, insomma, ma raramentee ci facciamo caso, pensando che sia normale, dopo un parto, restare con la pancia gonfia e il muscolo dell’addome che sporge in fuori. Questo disturbo in alcuni casi resta solo estetico. In molti altri, però, crea problemi anche seri e per questo dev’essere considerato una malattia.

Cos’è la diastasi addominale?

«La diastasi addominale si verifica in gravidanza e consiste nella “divisione” longitudinale del retto dell’addome, il muscolo principale della parete addominale anteriore. In pratica, le due parti di cui è costituito questo muscolo si allontanano eccessivamente l’una dall’altra» spiega il professor Alessio Caggiati, specialista in Chirurgia Plastica e direttore dell’Unità di Chirurgia Plastica dell’Istituto Dermatologico dell’Immacolata di Roma (www.idi.it). «Per la pressione esercitata dall’utero in crescita, ma anche per i cambiamenti ormonali tipici di questa fase, le due parti che costituiscono questo muscolo si separano, allontanandosi dalla linea mediana. Ed è lì che si crea un vero e proprio “buco” che può essere più o meno largo».


Avete presente la “linea alba” che compare sul pancione alla fine della gravidanza? «È formata da tessuto connettivo, poco elastico ma molto resistente che, se da una parte si rompe con difficoltà, dall’altra, quando si dilata e si sfilaccia, non torna più nelle condizioni iniziali» prosegue l'esperto. L'assottigliamento, di per sé, è un processo fisiologico, normale: «A patto che si risolva entro cinque mesi al massimo dal parto» prosegue il professore. «Dopo i primi mesi, l’elasticità e la densità dei tessuti devono riprendere i valori iniziali e anche la profondità del “buco” e le sue dimensioni devono diminuire. Si parla di diastasi addominale quando la distanza tra la fascia destra del retto addominale e quella sinistra resta di almeno un paio di centimetri».

Perché la diastasi addominale può essere una malattia?

Con la diastasi del retto si può convivere tranquillamente. Se non si hanno disturbi come lombalgie o dolori addominali resta un problema estetico. «Consiglierei comunque a queste pazienti di eseguire ecografie periodiche per controllare l'evoluzione della diastasi. In certi casi, con il tempo, il problema peggiora e può essere necessatio l'intervento chirurgico» prosegue l'esperto. A molte donne, però, la diastasi provoca parecchi problemi, che vengono spesso scambiati per altri. E per questo si fatica ad avere una diagnosi e si inizia un nomadismo medico che crea sofferenza e grande dispendio di energia e soldi: «Per esempio può causare dolori alla schiena che si affatica più del normale a causa dell’instabilità della colonna, oppure la sensazione che la schiena sia debole e sia impossibile anche sollevare un peso. Poi dolori alle anche e al bacino, incontinenza, nausea, senso di pesantezza al pavimento pelvico e perfino difficoltà a digerire e a respirare. In diversi casi la diastasi può provocare anche un’ernia epigastrica o un’ernia addominale» prosegue il professor Caggiati. «Nei casi più gravi, quando la separazione delle due fasce muscolari supera i 5-6 centimetri, anche un trauma alla pancia può essere pericoloso, perché può innescare danni a stomaco e intestino».

Come ci si accorge di avere la diastasi addominale?

«Il primo campanello d’allarme è la pancia gonfia anche dopo 5-6 mesi dal parto, con l’ombelico che tende a sporgere» spiega l’esperto. «Un altro segnale tipico è una sorta di cresta (detta anche “pinna”) che, sempre a diversi mesi dal parto, si forma in corrispondenza della linea alba, quindi dalla base dello sterno all’ombelico: si vede in modo molto chiaro quando, sdraiate sulla schiena e con le ginocchia flesse, si prova a eseguire il classico crunch». Anche da sole si può testare la distanza tra le due fasce del muscolo retto: basta inserire la punta delle dita di una mano nella fessura che si viene a creare, trasversalmente rispetto al retto dell’addome (come si vede nel video qui sotto). Se almeno due dita sprofondano, può trattarsi di diastasi. La vera diagnosi, comunque, va fatta dal medico, con un’ecografia della parete addominale o una risonanza magnetica. 

Chi è più a rischio di diastasi addominale?

«Il motivo per cui le due fasce del retto addominale si separano così tanto durante la gravidanza non è ancora chiaro. A parte la predisposizione, sono stati finora individuati dei fattori di rischio: l’età della gestante superiore ai 35 anni; il feto con un peso elevato; la gravidanza gemellare» dice il dottore. «Secondo alcuni studi, anche l’eccessiva attività fisica durante l’ultimo trimestre può diventare pericolosa: in un periodo in cui legamenti e tendini si rilassano e allungano al massimo, sforzare la parete addominale è controindicato. Si crea infatti un aumento della pressione addominale che le strutture muscolofasciali della parete addominale non riescono a contenere».

Come si cura la diastasi addominale?

In alcuni casi possono aiutare esercizi specifici, guidati da un fisioterapista esperto oppure un osteopata. In altri, cioè quando la separazione delle due fasce è molto marcata, occorre l’intervento chirurgico, l’unica soluzione che possa richiudere definitivamente la distanza che si è venuta a creare. «L’operazione chirurgica consiste nell’addominoplastica. Naturalmente il chirurgo plastico è il medico di riferimento per un eventuale intervento» conclude il professor Caggiati. «L’addominoplastica prevede un’incisione nella zona sopra il pube attraverso la quale viene effettuata la ricostruzione della parete addominale che chiude la diastasi. Alla fine dell’intervento rimane solo una cicatrice simile a quella di un parto cesareo e il risultato è permanente». Alcune regioni passano l’intervento con il Sistema Sanitario Nazionale (qui trovate l’elenco). Se la vostra regione non eroga il servizio, potete spostarvi in qualsiasi altra regione. I tempi di attesa in lista variano da pochi mesi a diversi anni a seconda della struttura. Altrimenti potete rivolgervi a chirurghi privati che operano a pagamento.

Soffrite anche voi di questo disturbo? O pensate di averlo e siete alla ricerca di una diagnosi? Mandateci le vostre storie con una fotografia all’indirizzo mail: dilatua@mondadori.it. Le pubblicheremo per far conoscere il più possibile la diastasi.

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