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Aids: la vera vittoria è la diagnosi precoce

di Cinzia Testa
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Il 1 dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids. I malati in Italia oggi sono più di 100mila, ma troppa è ancora l’ignoranza. L’ultima novità è l’auto test, che si può fare in Francia. In Italia, basta andare in ospedale per farlo senza ricetta e in forma anonima

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Il 1 dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids. I malati in Italia oggi sono più di 100mila, ma troppa è ancora l’ignoranza. L’ultima novità è l’auto test, che si può fare in Francia. In Italia, basta andare in ospedale per farlo senza ricetta e in forma anonima

Il 1 dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids

Cinque anni. È questo il tempo che intercorre tra il contagio e la diagnosi. Un numero importante, che poche persone però conoscono. Lo dimostra per esempio un sondaggio condotto tra gli adolescenti nelle scuole attraverso un questionario. Le risposte? Spesso non conoscono la via di trasmissione e a stento sanno che cos’è l’Aids.

 

Gli ultimi dati sull’Aids

Le conseguenze parlano da sé. I dati ufficiali dicono infatti che al momento in Italia ci sono circa 100 mila persone in terapia con diagnosi di Aids. E tra i 50 e i 100 mila casi sommersi, cioè che hanno il virus nell’organismo ma non lo sanno. Con tutto ciò che comporta questa situazione.

 

Ecco come riconoscere i sintomi

Eppure basterebbe poco per abbattere questi numeri che sono ancora troppo elevati. Ci vorrebbe l’educazione sessuale come materia obbligatoria nelle scuole e in generale una maggiore informazione sulla malattia e sulla sua prevenzione. Questo vale anche per la categoria medica. «A distanza di sei, otto settimane dal contagio si scatena una prima cascata di sintomi, simile a quella provocata dalla mononucleosi» spiega Carlo Federico Perno, direttore della Virologia molecolare, Policlinico Tor Vergata, Roma. «Vale a dire febbre, mal di gola, stanchezza.  Ma in forma piuttosto aggressiva, cioè con disturbi decisamente più intensi rispetto alla malattia del bacio, come viene chiamata la mononucleosi. Il problema però è che molte volte il medico si ferma a una diagnosi basata sulla visita clinica, senza ulteriori approfondimenti. Fidandosi anche del paziente che spesso cela informazioni importanti sulla sua vita sessuale».  

Dal momento del contagio passano cinque anni

Eccoli così i cinque anni di ritardo. Perché questa prima esplosione di sintomi si acquieta, ma il virus continua il suo lavoro silenzioso e dà segno di sé quando ormai la malattia è avanzata, con attacchi esagerati di candidosi specialmente alla mucosa della bocca, ghiandole gonfie, forte dimagramento.

 

La vera vittoria è la diagnosi

«L’Italia è all’avanguardia per quanto riguarda le cure e questo a livello mondiale» aggiunge il professor Perno. «E’ un bene, certo, perché oggi grazie a queste straordinarie terapie la mortalità per questa malattia è molto limitata, soprattutto se paragonata al recente passato. Ma la vera vittoria sarebbe una diagnosi precoce. Siamo all’avanguardia anche sul versante dei test. In caso di dubbio, quindi, bisognerebbe effettuare subito l’analisi  senza nascondere la testa sotto la sabbia».

 

Chiunque può fare il test anonimo in ospedale

Ultimamente su tutti i giornali viene sbandierata la notizia relativa all’autotest che in Francia si può acquistare in farmacia e fare a casa. Ma in pochi sanno che da noi si può entrare in qualsiasi ospedale e richiedere il test Hiv senza necessità di ricetta e con la massima tutela della propria privacy. Il test, per chi vuole, è anonimo: significa che non viene richiesto alcun documento personale, ma viene usato un codice criptato per l’identificazione. È un diritto, sancito dalla legge 135/90.

 

Profilattico e sincerità: così si può vincere

«Bisognerebbe partire da qui con l’informazione» dice il professor Perno. «Oltre a ribadire che le principali armi di difesa sono l'attenzione ai rapporti occasionali, e la sincerità. Il profilattico aiuta, ma non puo' essere il centro dell'intervento. Confessare l’avventura di una notte al proprio partner e decidere insieme di sottoporsi al test sono forme di tutela e rispetto per la salute propria, di chi sta accanto e dei propri figli, che non hanno paragoni».

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