Aids: a che punto siamo?

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«L’Hiv non fa più molta paura, ma questa percezione si scontra con i numeri: in Italia si stima siano 130-150mila le persone infettate, con 4mila nuove diagnosi l’anno. E se sono 94mila i pazienti in terapia, possiamo dire che una persona su tre con Hiv non sa di essere contagiata». A ricordarlo è il prof. Carlo Federico Perno, docente di Virologia dell’Università di Roma Tor Vergata, intervenuto nella Conferenza sull’Aids in corso a Barcellona dal 21 al 24 ottobre 2015.

Nelle prossime pagine, vediamo a che punto è la ricerca scientifica.

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Un vaccino che sarà sperimentato sugli esseri umani

Via libera alla sperimentazione sull'uomo del vaccino contro l'Hiv ideato da Robert Gallo, il ricercatore che nel 1983 ha scoperto il virus insieme a Luc Montaigner. Ad annunciarlo è stato proprio Gallo, che attualmente dirige l'Institute of Human Virology di Baltimora (Usa), che egli stesso ha fondato e che fa parte della University of Maryland School of Medicine.  

Il vaccino è il frutto di 15 anni di studio. Prima d'iniziare i test clinici, il team guidato da Gallo ha sperimentato a lungo il farmaco sulle scimmie. Adesso, grazie a un finanziamento di 23 milioni di dollari da parte della fondazione Gates e dell'esercito degli Stati Uniti, il farmaco potrà essere testato anche sugli umani. La ricerca sarà condotta su 60 volontari e dovrebbe durare circa un anno.

L'obiettivo dell'esperimento è quello di stabilire se il vaccino è sicuro e se suscita una risposta immunologica.

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Esiste un inibitore naturale che impedisce la diffusione dell'AIDS

Un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto cosa rende il virus dell'Hiv così aggressivo, individuando così un inibitore naturale in grado di bloccarne la diffusione. Il team è guidato dal Professore Massimo Pizzato del Centro per la biologia integrata dell’Università di Trento: la sua intuizione riguarda la presenza, sulla superficie delle cellule dell'organismo umano, di una proteina chiamata Serinc5, “programmata” per impedire le infezioni virali. Questa sostanza è in grado di neutralizzare l'azione dell'Hiv e di altri virus simili.

Nonostante fosse noto da oltre 20 anni che l'Hiv è in grado di causare l’Aids grazie all'azione di un suo componente, chiamato Nef, non risultava ancora chiaro il meccanismo che lo rende possibile. Nel corso di uno studio pubblicato su Nature, gli scienziati italiani hanno scoperto che i virus riescono a infettare le cellule proprio grazie alla loro capacità di evitare questa proteina chiamata Serinc5. Nello specifico, hanno capito il modo in cui Nef agisce: permette al virus di sfuggire all’attività antivirale dell'inibitore. In questo modo lo rende estremamente aggressivo.

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La terapia farmacologica funziona

Rispetto a solo 10 anni fa, oggi abbiamo a disposizione più strumenti per tenere sotto controllo il virus dell'AIDS. Si tratta di farmaci che si rivelano efficaci in più del 90% dei pazienti, riuscendo ad abbassare la carica virale del virus, ma non la sua eradicazione completa dall’organismo.

L’età media alla diagnosi in Italia è di 35-36 anni, e riguarda di persone che resteranno in cura per tutta la vita. L’Hiv e i medicinali per combattere il virus distanza di tempo aumentano poi i rischi di problemi alle ossa, al fegato, al cuore, al cervello, ma anche di ammalarsi di tumore e di diabete.

Il futuro obiettivo della ricerca scientifica, dunque, è quello di individuare nuove terapie sempre meno tossiche. Va da sé la che, nonostante le cure ci siano, l'AIDS va combattuto attraverso la prevenzione.

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La terapia degli antiretrovirali

 

Gli sforzi e gli investimenti mirati a rendere disponibili i farmaci antiretrovirali in tutto il mondo hanno permesso di tagliare entro la fine del 2015 il traguardo dei 15 milioni di pazienti con Hiv trattati.

Secondo Unaids se nei prossimi 5 anni verranno attuati opportuni interventi coordinati l'epidemia di Aids potrebbe essere sconfitta entro il 2030. Ciò che è sicuro è che quando l'agenzia ha stabilito i suoi primi obiettivi nella lotta contro l'AIDS – era l'ormai lontano 2000 – il numero di persone trattate con gli antiretrovirali non raggiungeva i 700 mila. Da allora, però, l'azione globale messa in atto contro l'Hiv ha permesso di evitare ben 30 milioni di nuove infezioni e circa 8 milioni di decessi associati all'Aids. Le nuove infezioni sono infatti scese da 2,6 a 1,8 milioni all'anno e i decessi associati all'Aids da 1,6 a 1,2 milioni, il tutto a fronte di un aumento degli investimenti pari a circa 13,7 miliardi di Euro in 14 anni.

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Una pillola per prevenire l'AIDS

Oltre alla profilassi attraverso l'uso del preservativo nei rapporti a rischio, l'AIDS può essere prevenuto anche assumendo una pillola al giorno per ridurre dell'86% il rischio di contrarre l'infezione da Hiv: è quanto hanno scoperto un gruppo di ricercatori britannici del Medical Research Council Clinical Trials Unit (MRC CTU) dell'University College of London in collaborazione con il Public Health England e con il servizio sanitario nazionale britannico.

La scoperta riguarda il fatto che il farmaco Truvada, tiene sotto controllo il virus dell'Hiv, per questo motivo potrebbe essere assunto in via preventiva dai soggetti a rischio allo scopo di ridurre le infezioni e, quindi, la diffusione del virus.

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Di immunodeficienza non si muore più, ma la si tiene sotto controllo. Questo non vuol dire che la ricerca scientifica sia ferma, anzi. Leggi le novità in merito

In Italia il virus dell'Aids non è ancora sconfitto. Anche se, grazie ai farmaci, ormai lo controlliamo molto bene. Il problema è che ancora oggi la diagnosi arriva in media dopo 5-7 anni: questo vuol dire che adesso scopriamo infezioni che risalgono in molti casi al 2008. Invece è fondamentale trattare i pazienti il prima possibile. Il ritardo è dovuto al fatto che non c’è la percezione del pericolo e le persone non fanno il test. “Non si fa neanche prevenzione, perché ormai l’idea è che l’Hiv da malattia mortale sia diventata malattia cronica - sottolinea il virologo, lamentando una “drammatica perdita di attenzione nei confronti dell’Aids”.

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