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Infiammazione da cibo: conoscerla per evitarla 

La ricerca scientifica ha rilevato l'esistenza di una sorta di sensibilità ad alcune sostanze alimentari che possono procurare disturbi inspiegabili. Si tratta dell'infiammazione da cibo: conosciamola meglio per assumere un comportamento alimentare più sano

 - 28 Marzo 2012
Credits: 

Photoshot

 

L'infiammazione da cibo rientra in un tema più ampio, sul quale è in corso un confronto scientifico serrato. Si tratta dell'infiammazione a bassa intensità, un fenomeno spesso prolungato nel tempo, che spiega artrite, dolori muscolari, emicranie e mali di pancia spesso inspiegati. Questi effetti sono stati poco compresi per molti anni, anche grazie a una certa ritrosia da parte di molti medici nell'affrontare la questione con la mente sgombra da pregiudizi.
In particolare le ultime ricerche scientifiche campo delle intolleranze alimentari, e il vero confronto con la realtà clinica, ci dicono già da tempo che qualsiasi alimento è in grado di stimolare, in persone sensibili, la produzione di citochine e sostanze infiammatorie. E' questa costante infiammazione a bassa intensità che diventa responsabile della sequenza di sintomi e disturbi messi in relazione da ciascuno con l'assunzione di alcuni cibi.

Da molti anni si parla di intolleranza al glutine “non celiaca”, ma  fino a tre anni fa chi ne parlava veniva considerato quasi un eretico. La Gluten Sensitivity, una forma di reazione al glutine spesso indistinguibile, sul piano clinico, da quella normalmente riferita alla celiachia è davvero un caso emblematico. Dalla fine del 2010 numerosi lavori scientifici l'hanno definita e spiedata, ed è diventata di dominio comune confermando che l'infiammazione da cibo esiste.

I recettori che rilevano il glutine segnalano un pericolo all'organismo: nello specifico, stanno dicendo che si è superato un livello di soglia dell'assunzione ripetuta di glutine attraverso gli alimenti. Si aziona, in altre parole, una luce di allarme che deve indurre a modificare il comportamento alimentare. Che non significa, però, eliminare per sempre tutti i cibi con glutine come avviene per la celiachia. Significa, invece, seguire una sorta di “svezzamento” che miri al migliore dei risultati possibili: recuperare la tolleranza alimentare e una alimentazione sana e varia.

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