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Pet Therapy: perchè funziona

04/10/2011

Ci fanno compagnia, ci divertono e ci riempiono di coccole affettive. Quando non addirittura ci curano. Stiamo parlando dei nostri amici a  quattro zampe. Perchè la Pet Therapy funziona?

Pet Therapy: perchè funziona Ci fanno compagnia, ci divertono e ci riempiono di coccole affettive. Quando non addirittura ci curano. Stiamo parlando dei nostri amici a  quattro zampe. Perchè la Pet Therapy funziona? 3716157
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      iStockPhoto

    Dal 1961 (anno in cui la Pet therapy fu nominata per la prima volta dallo psichiatra infantile americano, Boris Levinson), la funzione terapeutica degli animali è stata universalmente riconosciuta dalla medicina ufficiale. Tanto che sono state fondate associazioni di assistenza e terapia con animali.

    Ma perché gli animali hanno un effetto così benefico e curatitvo su di noi?

    La risposta risiede nel fatto che gli animali richiamano il “gioco”, funzione che - nella psicologia dello sviluppo e dell’età evolutiva - è estremamente importante, poiché non significa tanto semplice “leggerezza ludica” quanto sviluppo psicologico della persona.

    Come sostiene il noto pediatra e psicoanalista inglese Winnicott (1896-1971), l’area “transizionale” del gioco consente un sano sviluppo per favorire un’individuazione del Sé, intendendo con il Sé la rappresentazione di noi stessi, come se fosse una struttura sulla quale fare riferimento e contare, per rompere simbolicamente la fusione con la madre.

    Si comprende pertanto che giocare aiuta a crescere, a coinvolgersi, a sviluppare il proprio mondo emotivo ed intellettivo. Ecco che il gioco con il animali, la pet-therapy, è molto efficace grazie al fatto che (alcuni) animali, essendo affettuosi, e attivano il mondo affettivo degli esseri umani.
    E ciò è valido sia per le persone sane che per quelle che presentano disturbi di natura fisiologica o psichica.

    Pet therapy con animale di grande taglia

    Gli animali, che per struttura anatomica, sono particolarmente grandi (cavalli, delfini ecc), sono capaci di appassionarci anche per la loro potente autenticità delle pulsioni istintuali che sprigionano. Da tutto ciò si evince come bambini e adulti, con problemi fisici e/o psichici, si sentano stimolati e coinvolti in affetti e intelletto. E siano così sollecitati a superare alcuni problemi, proprio in virtù di questo coinvolgimento affettivo e una sorta di “gara” che si potrebbe stabilire tra l’animale e il soggetto malato.

    Si pensi al film “L’uomo che sussurrava ai cavalli” (di e con Robert Redford), in cui un’adolescente Scarlett Johansson interpretava il ruolo di una ragazzina che doveva superare un grande trauma, dovuto ad un incidente che aveva comportato in lei gravi implicazioni psicologiche e fisiche. L’interazione tra lei e il suo cavallo non solo guarisce la ragazzina, ma anche il cavallo stesso, rimasto ferito nell’incidente.

    La cura dipende dal fatto che l’amore dell’animale per la persona (non vorremmo dire "paziente") è autentico. Nel caso di animali di grande taglia richiama anche fantasie legate alla forza della natura.

    Pet therapy con animali di piccola taglia

    Animali piccoli come cani e gatti sono di grande aiuto per i soggetti ansiosi e depressi: sia perché permettono di non avvertire il senso di solitudine sia perché fanno sì che il soggetto si senta genitore verso l’animale, come se fosse in grado di proteggere. C’è quindi una sorta di “reverse playing” (inversione di ruolo), in cui il soggetto ansioso e/o depresso cresce e si sente meno bisognoso di cure. Anzi, è lui che è in grado di curare gli animali.

    Ma la Pet therapy funziona anche per chi ha paura degli animali?
    Paradossalmente la risposta è affermativa, proprio per via dell’ingenuità e spontaneità degli animali, che permettono di avvicinarsi a loro con gioco. Il bambino - o l’adulto - pauroso supera gradualmente la paura perché “osa” entrare in contatto spontaneo con il “fantasma” che l’animale potrebbe rappresentare.

    Come dire: se ti avvicini a un cane di piccola taglia, ti accorgi ben presto che male non può farti, e che magari ha più paura di te. Gradualmente si può applicare questo metodo ad animali via via più grandi e rendersi conto che animali grandi o piccoli non fa differenza, quanto ad affetto e cura spontanea propria degli animali.

    (Con la consulenza del Prof. Roberto Pani, psicoanalista e docente di Psicologia Clinica presso l’Università di Bologna)

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