Kombucha, kefir, kimchi: la fermentazione è da tempo protagonista in cucina, ma sempre più spesso la ritroviamo anche nell’INCI di sieri e creme. E non si tratta di una moda passeggera. Secondo i dati di Future Market Insights, il mercato degli attivi cosmetici ottenuti da biofermentazione passerà da 1.351,2 milioni di dollari nel 2025 a 4.921,3 milioni entro il 2035: più che triplicato in dieci anni, con un tasso di crescita annuo del 13,8%.

Perché gli ingredienti fermentati in cosmetica piacciono tanto

Il motivo è semplice: la biofermentazione migliora l’efficacia degli ingredienti, garantisce un’elevata purezza e riduce la dipendenza da sostanze chimiche sintetiche. Secondo gli esperti di Future Market Insights «la crescente consapevolezza in merito alla salute della barriera cutanea e ai benefici anti-età sta alimentando una maggiore adozione di principi attivi fermentati come peptidi e acido ialuronico, considerati in grado di offrire un’idratazione superiore, riparare le rughe e ridurre la sensibilità cutanea».

Invece di utilizzare PDRN di origine ittica, The Ordinary ricorre a Lacto-PDRN, un’alternativa vegana ottenuta tramite biotecnologia e prodotta attraverso la fermentazione controllata di Lactobacillus rhamnosus, un batterio probiotico. Nella formula di Lacto-PDRN* 4% + B9 Eye Cream (€ 10,20).

Come funziona la fermentazione in cosmetica

Anche se la fermentazione di solito è associata alla kombucha, allo yogurt o al kefir, da tempo è un elemento chiave anche in cosmetica. In paesi come Giappone e Corea, ad esempio, gli ingredienti fermentati sono utilizzati nella skincare da oltre dieci anni.

Il processo è più o meno lo stesso del settore alimentare. Alcuni microrganismi, come lieviti o batteri, grazie ai loro enzimi modificano la struttura di un principio attivo. Il processo scompone l’attivo di partenza in parti più piccole e provoca modifiche chimiche nella formulazione, generando benefici aggiuntivi per la pelle: una migliore biodisponibilità, un migliore assorbimento, una maggiore purezza e una migliore performance cosmetica. Inoltre, poiché il processo può contribuire a ridurre le impurità, gli ingredienti fermentati sono spesso considerati più delicati e meno irritanti.

Dalla fermentazione dell’esclusivo Miele Mirsalehi nasce l’Acqua al Miele Mirsalehi: ricca di postbiotici, aiuta a mantenere l’idratazione della pelle e rinforza la barriera cutanea. È l’ingrediente al centro della formula di Honey Infused Hair Perfume – Honey Dewy di Gisou (€ 29) una mist profumata per corpo e capelli.

Gli ingredienti fermentati più usati in cosmetica

Su tutti, l’ingrediente che verrà prodotto sempre più spesso tramite biofermentazione è l’acido ialuronico. Ma non mancheranno peptidi, ceramidi ed estratti vegetali – come riso, tè, ginseng o soia, che già troviamo nei nostri sieri e creme viso.

Il Siero Argan Bio-Active di Melvita (€ 49,90) contiene Olio di Argan Bio Fermentato. Ottenuto attraverso un processo di bio-fermentazione che ne aumenta la biodisponibilità, favorisce una migliore assimilazione degli attivi da parte della pelle.

Ci sono poi alcuni nomi che dovremmo imparare a riconoscere, perché li troveremo sempre più spesso nelle etichette. Il lisato di fermentazione di Bifida, in INCI Bifida Ferment Lysate, è un ingrediente cosmetico ottenuto dalla fermentazione e dalla successiva lisi, cioè la rottura, dei batteri Bifidobacterium longum, naturalmente presenti nell’apparato digerente. In cosmetica viene utilizzato per aiutare a mantenere la barriera cutanea in equilibrio e a trattenere l’acqua, contribuendo a una pelle più idratata, morbida ed elastica.

Allo stesso modo, i fermenti di lactobacillo, in INCI Lactobacillus Ferment o Lactobacillus Ferment Lysate sono i batteri dell’acido lattico fatti fermentare e inseriti nelle formule cosmetiche per supportare la barriera cutanea.

Essence To Skin Probiotic Capsule Cream di World of Beauty (€ 78) associa gluconolattone (PHA), niacinamide (vitamina B3) e complesso probiotico di Bifida ferment lysate, in sinergia con vitamina C, vitamina E, coenzima Q10 e PDRN (sodium DNA), per un’azione antiossidante, riequilibrante, illuminante e rigenerante.

Fermentazione e sostenibilità: un vantaggio anche per l’ambiente

C’è poi il tema della sostenibilità, che rende la biofermentazione ancora più interessante. Quando si parte da materie prime vegetali e rinnovabili, infatti, si crea un’alternativa alle produzioni che utilizzano fonti fossili, con un impatto ambientale potenzialmente più contenuto.

Le acque profumate Pleines Natures di Yves Rocher (€ 14,95) sono formulate con il 97% di ingredienti di origine naturale e il 100% di alcol di origine vegetale, ottenuto dalla fermentazione di materie prime naturali come barbabietola o grano.