Chi pensava di aver trovato nel kefir una sorta di “elisir di lunga vita” deve ricredersi. «Il kefir favorisce la longevità? No, può essere utile come stimolante o lassativo. Ma non c’entra niente con la longevità». È chiaro il messaggio del professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Dall’altro della sua esperienza decennale (e dei suoi 98 anni da compiere a novembre) Garattini ha quindi smontato un falso mito. D’accordo anche l’infettivologo Matteo Bassetti, che comunque ne sottolinea alcuni benefici.

Kefir, falso mito?

Ormai da qualche tempo lo si trova nel reparto frigo di ogni supermercato, grande o piccolo, perché il kefir è sinonimo di “salute”: si tratta di una bevanda a base di latte fermentato, che molto ricorda lo yogurt da bere, ma che soprattutto di recente è stato suggerito da molti medici (e da tanto marketing) come il ritrovato per la longevità, oltre che per il benessere intestinale. I suoi benefici sono stati paragonati a quelli di altri dal presunto potere anti-age. Ma cosa c’è di vero?

Garattini smonta il falso mito

Per Garattini, dunque, il kefir può essere considerato un «lassativo o stimolante, ma guai a ritenerlo un toccasana contro l’invecchiamento». «Sono decine i fattori che vanno presi in considerazione, la longevità non si ottiene con un alimento. L’effetto di un cibo, poi, dipende da molti fattori: quanto se ne mangia, come se ne mangia, gli abbinamenti», ha chiarito l’oncologo e farmacologo di fama mondiale. D’accordo anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

Cosa dice Matteo Bassetti

In un post sul proprio account social, anche l’infettivologo invita a diffidare dai ritrovati miracolosi: «Il kefir è semplicemente un latte fermentato, ricco di batteri e lieviti. È sicuramente un alimento interessante», ma per Bassetti «alla fine probabilmente conta molto di più il quadro generale: alimentazione varia, fibre, frutta e verdura, legumi, attività fisica e stile di vita». Di effetti positivi ne ha, naturalmente, ma occorre circoscriverli: «C’è un segnale interessante» per quanto riguarda la glicemia, spiega Bassetti, che cita «una metanalisi del 2025 su 24 studi interventistici» che «ha trovato una riduzione della glicemia a digiuno, ma con bassa evidenza».

A cosa fa bene davvero il kefir

In molti, comprese le pubblicità, ne sottolineano gli effetti positivi sul microbiota intestinale, ma secondo Bassetti le aspettative vanno «ridimensionate», mentre sui «disturbi gastrointestinali non abbiamo prove sufficienti per dire che il kefir ‘riequilibra l’intestino’ in modo generale». Può essere utile, invece, per chi è intollerante al lattosio, perché «Essendo fermentato, può essere meglio tollerato del latte da alcune persone». Come ricorda ancora l’infettivologo, una metanalisi «ha incluso 16 studi e ha concluso che le prove erano ancora insufficienti per raccomandarlo come trattamento o prevenzione di specifiche condizioni».

Longevità, non esistono superfood “miracolosi”

Come chiarisce ancora Bassetti, è ancora troppo presto per ritenere che il kefir abbia benefici in termini di longevità: le evidenze degli studi condotti finora «non sono ancora abbastanza solide per chiamarlo “superfood” o attribuirgli tutti i benefici che si leggono online». Il consiglio dell’infettivologo è pragmatico: «Se ti piace, lo tolleri e scegli un kefir naturale senza tonnellate di zuccheri aggiunti, può essere un ottimo alimento da inserire nella dieta. Se invece non lo bevi, non stai perdendo un elisir di lunga vita».

Cosa c’è nel kefir

Ma quali sono, allora, i veri vantaggi del kefir? «Essendo un latte fermentato, mantiene proteine di buona qualità, calcio e altri micronutrienti presenti nel latte, mentre attraverso la fermentazione una parte del lattosio viene utilizzata dai microrganismi, quindi è più digeribile. Quanto al microbiota intestinale, la ricerca sta studiando con grande attenzione il rapporto tra alimenti fermentati, microbiota e salute metabolica. Ma è importante mantenere il giusto peso delle evidenze: composizione del prodotto, microrganismi presenti, quantità consumata e caratteristiche individuali possono essere molto differenti», sottolinea Monica Germani, nutrizionista, dietista e docente presso l’Università degli Studi di Siena.

Come e quanto consumarne

«In questo caso si può dare un’indicazione molto pratica partendo direttamente dalle Linee guida italiane per una sana alimentazione. Per la popolazione adulta di riferimento, si prevedono 3 porzioni al giorno di latte e yogurt o altri latti fermentati e per ciascuna si intendono 125 ml di latte, quindi un piccolo bicchiere; 125 g di yogurt o di altro latte fermentato, quindi possiamo collocare qui anche il kefir – spiega Germani – Nella pratica, il kefir è qualcosa da aggiungere necessariamente a quello che già mangiamo: possiamo berlo a colazione al posto del latte, utilizzarlo al posto dello yogurt oppure inserirlo in uno spuntino, accompagnandolo per esempio a frutta fresca e una piccola quantità di frutta a guscio».

La verità sugli altri cibi anti-age

Quanto alla longevità, quindi, se anche per Garattini non esistono ritrovati dal potere magico, quanto piuttosto una serie di alimenti che possono giovare alla salute generale, con ricadute positive anche sulla salute di lungo periodo, uno di questi è rappresentato dalle mandorle, che «ma se le assumo con il prosecco introduco del cancro: il vino è cancerogeno», osserva ancora l’oncologo. «Se parliamo di “superfood” dobbiamo ricordare la curcuma, i frutti di bosco (per polifenoli e antociani), il tè verde (catechine), il cacao, (flavanoli), ecc. Ciascuno può rappresentare una fonte particolarmente significativa di determinate sostanze», sottolinea Germani.

Non basta dire “superfood”

«Il punto è capire quale peso attribuiamo a quella caratteristica. Un superfood può essere un concentrato interessante di alcune sostanze, ma da solo rimane una goccia nel mare. Il nostro organismo è un sistema biologico enormemente complesso. Ha bisogno di energia, proteine, carboidrati, grassi, vitamine, minerali, fibre e numerose sostanze bioattive. E conta la loro presenza, ma contano altrettanto le quantità, le proporzioni e la combinazione con tutto il resto dell’alimentazione. Possiamo mettere la curcuma in un piatto, mangiare mirtilli tutti i giorni o bere tè verde, ma il significato biologico di quell’alimento cambia completamente a seconda di ciò che facciamo nelle altre 23 ore della giornata e, soprattutto, nel corso degli anni», conclude Germani.

Il vero rimedio anti-invecchiamento sono le relazioni

Cibi a parte, come sottolinea Garattini, «è fondamentale fare esercizio fisico e mantenere i rapporti sociali. Recentemente ho cenato a Trieste con cinquanta centenari, erano tutte persone in buone condizioni. Erano tutte attive: chi scriveva un libro, chi cantava, chi componeva poesie. Mantenere il cervello attivo è importante per andare avanti e avere probabilità», di vivere più a lungo. «Abbiamo fatto studi relativi a persone di 80 anni che sono state seguite fino all’età di 95 anni: il fattore più importante per contrastare la demenza senile sono i rapporti sociali. Il cervello deve rimanere attivo il più possibile», conclude Garattini.