Si chiamano “dipendenze”, ma non ci sono solo quelle da sostanze stupefacenti. Se si parla di fumo e alcol, per esempio, si pensa sempre di poter smettere quando si vuole. Eppure, secondo Silvio Garattini, medico, oncologo e farmacologo di fama mondiale, non è sempre così: ci sono responsabilità collettive, come il fumo di seconda, terza e persino quarta mano. Quanto all’alcol, poi, è durissimo: «Se si viene invitati a cena, si porterebbe mai una stecca di sigarette? Si porta una bottiglia di vino, cioè si offre cancro: sarebbe meglio offrire fiori, cioccolatini o un libro». Poi chiama in causa le istituzioni.
Le dipendenze che non risparmiano giovani e adulti
Viviamo in una società di consumi e spesso i consumi portano a comportamenti abitudinari o vere e proprie dipendenze. Di recente preoccupano quelle digitali, con i loro effetti anche sulla salute mentale. Ma proprio tra ragazzi e ragazze, oltreché tra gli adulti, non diminuiscono altre forme di dipendenza, come quelle dal fumo o dall’alcol, che cambia nelle modalità di consumo. Oggi alle sigarette tradizionali si è affiancato il vape, non meno dannoso, mentre il bere assume sempre più le caratteristiche del bing drinking, le bevute compulsive. Eppure, si conoscono i danni per la salute sia del fumo che dell’alcol.
Una società di consumi e dipendenze: quali?
«Per quanto riguarda il fumo siamo un po’ meno dipendenti rispetto agli anni ’60 anche se è intervenuto il fumo delle donne», conferma Silvio Garattini. Proprio il Professore ha appena pubblicato un libro eloquente, scritto insieme a Valentino Gardi, magistrato e professore universitario esperto di materie giuridiche, dal titolo eloquente: Smetto quando voglio? (ed. San Paolo). Come ricorda Garattini, le statistiche, ma soprattutto l’esperienza quotidiana, parlano chiaro: la società è attraversata da dipendenze di cui spesso è difficile liberarsi e che possono compromettere la salute e la qualità della vita a tutte le età, con particolare diffusione tra i più giovani.
Dal fumo all’alcol, cosa sappiamo
Accanto al fumo Garattini, però, affronta anche il fenomeno dell’alcol. Per anni ritenuto parte della cultura italiana, il suo consumo è cambiato e, soprattutto, oggi si dibatte degli effetti collaterali di un consumo anche moderato, in particolare riferito a un rischio cancerogeno: «Per quanto riguarda l’alcol abbiamo grande difficoltà a far capire che le bevande alcoliche determinano il cancro. Abbiamo una tradizione favorevole che riteneva il vino un fattore positivo della dieta mediterranea e abbiamo grande difficoltà a cambiare parere, ma la OMS è stata estremamente chiara», ci conferma Garattini.
Perché si continua a fumare (specie tra le donne)
Nonostante le evidenze scientifiche, però, non si beve di meno e non si fuma meno, soprattutto le donne: «Purtroppo è così. Il fatto che si continui a fumare e a bere dipende da molti fattori. Manca una informazione indipendente e manca un’azione educativa da parte dei medici. Purtroppo proprio i medici rappresentano un cattivo esempio, perché sono in molti a fumare e bere bevande alcoliche. Eppure oggi sappiamo, per esempio, che il fumo è un fattore di rischio per ben 27 malattie, che includono naturalmente i tumori, ma non solo. Molte malattie visive, infatti, dipendono dal fumo che arriva agli occhi: le sigarette, inoltre, causano molte malattie cardiovascolari e artriti, tra cui l’artrite reumatoide», spiega il medico.
L’alcol è cancerogeno?
Quanto all’alcol, l’attenzione ai possibili danni è relativamente recente e arriva proprio mentre aumentano i consumi tra i giovani e giovanissimi. «Le conoscenze sui danni da alcol sono relativamente recenti. In passato l’alcol era ritenuto “probabilmente cancerogeno”, oggi l’OMS lo ha definito “cancerogeno”», sottolinea Garattini, che sulle quantità “tollerabili” è categorico: «Se un prodotto è cancerogeno la soglia è zero. Tuttavia nel caso dell’alcol l’informazione non arriva al pubblico perché giornali, riviste e televisione hanno paura di perdere la pubblicità». Difficile pensare di smettere e il titolo del libro di Garattini e lo conferma, anche se pone un interrogativo fondamentale: la responsabilità anche sociale delle proprie scelte.
Smetto quando voglio?
«Smetto quando voglio» è una affermazione che implica una decisione, ma Garattini lascia un punto interrogativo: nel libro spiega che le proprie scelte ricadono spesso anche sulla collettività, prima di tutto in termini di fumo passivo di seconda mano, per esempio, ma anche di terza o quarta. «Il fumo, come l’alcol, hanno un effetto negativo non solo su chi li consuma, ma anche su tutta la popolazione: ad esempio, per coltivare tabacco e per coltivare l’uva necessaria per il vino si utilizzano enormi appezzamenti di terreno che vengono sottratti alla forestazione e che quindi sono responsabili per l’aggravamento del clima che tutti abbiamo subito», sottolinea l’oncologo.
Gli effetti sull’ambiente
«Si fumano 50 miliardi di sigarette all’anno in Italia, si pensi alla quantità di sostanze cancerogene, infiammatorie e irritanti che vanno nell’atmosfera e si pensi ai 50 miliardi di mozziconi che cadono sul terreno, le cui sostanze tossiche vanno a finire nell’acqua e nei cibi. Nonostante la Legge Sirchia, poi, si continua a fumare nelle case: esiste perciò ancora il fumo passivo. Ricordiamo che il 30% delle donne fuma in gravidanza. Nelle case i prodotti del fumo si depositano sui mobili, sugli utensili e sulle pareti che vengono poi in contatto con i bambini. In questo senso si parla di terza e quarta condizione di fumo passivo», chiarisce Garattini.
L’alcol “fa male” anche agli altri
«Anche per quanto riguarda l’alcol, oltre alla cancerogenicità, esistono molte forme di tossicità non solo per chi beve. Ad esempio, oltre il 20% delle donne in gravidanza continua a bere generando danni al feto – ricorda Garattini – Ma chi beve può nuocere agli altri anche attraverso incidenti automobilistici e incidenti nei luoghi di lavoro. Esiste, poi, una responsabilità di chi fuma e di chi beve nei confronti del Servizio sanitario nazionale, che è obbligato a intervenire su malattie o effetti collaterali che sono evitabili». Garattini su questo aspetto è chiarissimo: «Protestiamo per le liste d’attesa ma siamo noi i responsabili perché carichiamo il SSN con attività evitabili».
Perché non si fa abbastanza
Proprio sul fronte degli interventi per contrastare il consumo di alcol, Garattini insiste e non usa mezzi termini: «La situazione dell’alcol nel nostro Paese è scandalosa. Pur essendo cancerogeno come la sigaretta viene trattato in modo completamente differente. Intanto, non esistono controlli sull’impiego dell’alcol da parte dei giovani, come purtroppo anche sull’impiego delle sigarette o delle sigarette elettroniche – sottolinea il medico – Nei pacchetti di sigarette c’è scritto che il prodotto può essere dannoso alla salute, sulle bottiglie che contengono alcol non c’è scritto nulla, bisogna andare in Nuova Zelanda dove sulle bottiglie di vino c’è scritto appunto che il prodotto può essere dannoso alla salute».
Stop ai festival del vino e dell’alcol
Garattini insiste: «Si farebbe mai un festival del tabacco? Da noi, invece, si organizzano quasi ogni mese Festival del vino o dei liquori, ai quali intervengono Ministri e presidente del Consiglio a promuovere cancro. Si farebbe la pubblicità del tabacco? Eppure tutti i giorni esistono pubblicità su mass-media che riguardano le bevande alcoliche decantandone i pregi. Essendo invitati ad una cena chi porterebbe una stecca di sigarette? E, invece, si porta una bottiglia di vino, cioè si offre cancro: sarebbe meglio offrire fiori, cioccolatini o un libro. C’è molto da cambiare perché il vino fa parte della nostra cultura, ma soprattutto ha un grande fatturato che aiuta il PIL. I Governi in Italia sono sempre stati più interessati al PIL che non alla salute», conclude Garattini.