Non più una sola sostanza, ma combinazioni pericolose che amplificano gli effetti e moltiplicano i rischi. È il nuovo volto delle dipendenze: il policonsumo di sostanze, ovvero l’assunzione contemporanea o ravvicinata di più droghe legali e illegali.
Secondo l’Agenzia dell’Unione Europea per le Droghe (EUDA) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), questa pratica è tra le principali cause di morte evitabile, contribuendo a circa 600mila decessi ogni anno nel mondo tra overdose, incidenti, malattie correlate e suicidi e riguarda sempre più donne. Il tema è stato al centro del X Congresso Nazionale S.I.Pa.D. (Società Italiana Patologie da Dipendenza), dove esperti e ricercatori hanno evidenziato la crescita costante del fenomeno e la necessità di una risposta sanitaria integrata.
Cos’è il policonsumo di sostanze e perché è così pericoloso
Con «policonsumo» si indica l’uso simultaneo o ravvicinato di più droghe, spesso combinate con alcol o farmaci. Non si tratta solo di cocaina o eroina: tra le sostanze più diffuse rientrano anche cannabis, benzodiazepine, stimolanti, antidepressivi e oppiacei. Il rischio è elevato perché gli effetti di questi mix sono imprevedibili, aumentano la probabilità di overdose e rendono difficile la diagnosi in pronto soccorso.
I numeri dell’allarme: 600mila morti nel mondo ogni anno
Il policonsumo rappresenta una vera emergenza di salute pubblica. Nel 2024, secondo la Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia, il 6,5% degli studenti ha consumato più di una sostanza psicoattiva illegale nello stesso periodo. Tra gli adulti tra i 18 e i 64 anni, si contano oltre 300mila consumatori di nuove sostanze psicoattive, con un aumento del 370% negli ultimi tre anni.
«I dati ci parlano di un profondo disagio sociale e individuale – ha commentato la Dottoressa Sarah Vecchio, del Consiglio Direttivo S.I.Pa.D., sottolineando come il fenomeno stia cambiando volto e pubblico -. Oggi non è più legato solo a contesti di marginalità, ma coinvolge anche giovani professionisti e donne di ogni età».
Donne e dipendenze: un aumento che non si può ignorare
È proprio nel consumo femminile che gli esperti osservano i cambiamenti più rilevanti. A livello globale, le percentuali di donne che fanno uso di farmaci oppiacei, sedativi o stimolanti senza prescrizione medica si avvicinano ormai a quelle maschili (45-49% contro 51-55%). In Italia, il 57,5% delle donne ha consumato almeno una bevanda alcolica nel 2022 e oltre 4,4 milioni fumano regolarmente.
Le cause? Una combinazione di fattori: stress, solitudine, ansia da prestazione, difficoltà economiche o affettive. «Le donne che usano sostanze lo fanno spesso per reggere il peso di vite complesse – ha spiegato la Dottoressa Vecchio -. Hanno bisogni specifici, e per questo servono programmi di cura e prevenzione costruiti su misura».
Nuove strategie di cura per il policonsumo di sostanze
Secondo S.I.Pa.D., affrontare il policonsumo richiede approcci terapeutici integrati: psicoterapia, sostegno familiare, attenzione ai fattori sociali e potenziamento della diagnostica di laboratorio. Non basta curare la dipendenza principale, ma una presa in carico multidisciplinare che consideri l’interazione tra sostanze e le conseguenze fisiche e psicologiche. Nel 2024, per la prima volta in Italia, i decessi da overdose da stimolanti (come cocaina e crack) sono stati pari a quelli da oppiacei, ciascuno responsabile del 35% dei casi totali.
Smettere di fumare: un passo chiave nel trattamento delle dipendenze
Un dato incoraggiante arriva da uno studio del National Institute of Drug Abuse: chi riesce a smettere di fumare ha il 42% di probabilità in più di successo nel trattamento di altre dipendenze. «Il fumo è spesso la prima abitudine da cui iniziare per cambiare», ha spiegato il Dottor Fabio Beatrice, direttore del Board Scientifico del MOHRE. «Trattare il tabagismo insieme alle altre dipendenze può migliorare gli esiti terapeutici e ridurre le ricadute». Un messaggio importante anche per le donne, che più degli uomini associano il fumo a momenti di ansia o stanchezza emotiva.